Il trip collettivo dei Massive Attack con i 7 mila della Rotonda del Lungomare di Taranto, mai così piena, ha chiuso nel migliore dei modi l’edizione 2025 del Medimex.

Un concerto che rimarrà a lungo nella memoria degli appassionati di musica non solo per la caratura della band in questione ma anche per quello che rappresenta in questo preciso momento storico. I Massive Attack, infatti, sono sempre stati impegnati in prima linea su temi sociali importanti come la pace e il rispetto per l’ambiente, cui hanno aggiunto temi, purtroppo, attuali come la guerra in Ucraina e la situazione in Palestina.

Credit Ufficio Stampa Medimex

A loro è andato il premio Ernesto Assante 2025. Un premio green che consiste in una Cigar Bookf Guitar acustica costruita artigianalmente con materiali di recupero: la cassa armonica è stata ricavata da una scatola di sigari, il manico da materiale edile e le decorazioni sono in fibra di fico d’india (lo strumento è suonabile ma pensato come oggetto artistico e simbolico di riuso).

Con gli efficaci visual alle loro spalle, a volte un vero pugno nello stomaco, i Massive Attack ci ricordano quanto sia urgente agire nel presente per cambiare il futuro e quanto l’informazione taccia su questioni gravi distraendo la massa con notizie vacue.

Le cascate di codici binari sugli schermi, invece, ci richiamano in qualche modo i pionieri dell’elettronica, i Kraftwerk (passati dal Medimex nel 2018).

Sul palco oltre al capitano Robert Del Naja e al sodale Grant «Daddy G» Marshall, si sono alternate le voci storiche di questa band dalle porte girevoli come Horace Andy, Deborah Miller, Liz Fraser.

I Massive Attack, inventori del trip hop, con il loro flusso sonoro hanno fatto immergere letteralmente gli spettatori in un mondo onirico, squarciato di tanto in tanto da un basso così potente che ti rimbomba nello sterno.

Pur non producendo musica nuova da 15 anni, la band di Bristol è rimasta comunque oggetto di culto da parte dei loro fan, probabilmente perché il messaggio che vogliono mandare al mondo, lo inviano comunque dal palco, senza per questo proporre materiale inedito.

Del Naja e compagni tessono riconoscibili sonorità, ora oscure (la splendida ed inquietante “Rising Son” o lo tribale “Inertia Creep”, entrambe dal capolavoro Mezzanine del 1998 ma anche la claustrofobica “Future Proof” da 100th Window), ora eteree con la presenza della voce angelica di Elizabeth Fraser (“Black Milk” e la notissima, anche agli ascoltatori meno sintonizzati sulle frequenze Massive, “Teardrop”). Senza dimenticare “Angel” e il suo incedere sinistro.

Verso la fine della scaletta entra in scena la voce di Deborah Miller con l’esecuzione dei singoli tratti dal primo album ‘Safe from Harm’ e ‘Unfinished Simpathy’.

Il finale è affidato a ‘Group Four’ (la voce della Fraser torna protagonista). Un finale che si vorrebbe interminabile per continuare questo viaggio nella propria coscienza…

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