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Sarà prorogata di altri dodici mesi la cassa integrazione straordinaria per area di crisi industriale complessa, la cui ultima proroga scadrà il prossimo 25 settembre, per i 37 lavoratori ex Cementir. L’intesa è stata raggiunta durante una riunione presso la task force regionale per l’occupazione, le organizzazioni sindacali e l’azienda Heidenberger Materials (ex Italcementi) che ha acquisito il sito dalla Cementir del gruppo Caltagirone, che invierà la richiesta al ministero del Lavoro.
Quella del rinnovo della cassa integrazione resta però, ancora una volta, l’unica novità sul tavolo di questa lunga vertenza visto che l’azienda ha sempre escluso la possibilità che il sito tornasse a produrre, ponendolo anche sul mercato per una vendita che non si è mai concretizzata. Il forno dell’ex Cementir di Taranto è stato spento dal 1 gennaio 2014 e da quel momento non è mai stato più riacceso.
Una vertenza iniziata nel lontano 2013 e legata a filo doppio a quella dell’ex Ilva azienda dalla quale otteneva la loppa d’altoforno per produrre il cemento (per chi volesse rileggere ancora una volta l’intera storia consigliamo di cliccare il link in fondo alla pagina), che come tante altre scoppiate sul nostro territorio non ha visto compiersi né una reindustrializzazione né una riconversione del sito (e che venne trascinata in un’inchiesta dalla quale uscì assolta). Lasciando nell’incertezza decine di lavoratori: degli oltre 100 quanto la crisi divenne irreversibile, ne sono rimasti appena 37: pochi quelli che sono riusciti a traguardare in questi 12 anni l’agognata pensione, molto di più quelli che hanno cercato fortuna in altre attività lavorative, visto che l’età media degli operai coinvolti ancora oggi è di 50 anni. E che al di là di qualche corso di formazione da anni non vedono prospettive concrete di tornare a lavorare, nonostante l’indubbia professionalità acquisita negli anni da queste maestranze.
Eppure la Fillea Cgil, attraverso il segretario Francesco Bardinella coadiuvato dalla Cgil di Taranto e dalla Fiom, in questi anni aveva lanciato ben due ipotesi di riconversione dell’ex cementificio. La prima nel 2023 quando fu chiesto alla Regione Puglia di candidare l’area ex Cementir quale sito per la produzione di idrogeno verde proprio nell’ottica di una bonifica e riqualificazione industriale (all’interno del progetto dell’Hydrogen Valley), senza però ottenere riscontri positivi se non qualche dichiarazione di circostanza da parte di alcuni consiglieri regionali che restarono lettera morta.

La seconda all’inizio di quest’anno, quando in considerazione del rilancio delle attività della struttura commissariale per gli interventi di bonifica e riqualificazione dell’area di Taranto, è stato prospettato al commissario straordinario per le bonifiche, Vito Felice Uricchio, nel corso di un incontro convocato dallo stesso commissario su espressa richiesta del sindacato, durante il quale è stata prospettata la possibilità di avviare un percorso per la realizzazione nell’area dove insiste l’ex cementificio di un impianto di inertizzazione dell’amianto. Magari attraverso l’utilizzo delle risorse destinate al Just Transition Fund per la provincia di Taranto.
Ma è chiaro che il sindacato oltre a proporre idee e prospettare soluzioni non può fare. Perché il compito di trasformare proposte in azioni concrete spetta sempre alla politica.
Tra l’altro, è bene sempre tenerlo a mente, la vicenda ex Cementir ha anche un risvolto di natura ambientale. Cessando defintivamente l’attività per legge decadrà anche l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) ottenuta dall’azienda dalla Provincia di Taranto. Che rilascerà all’azienda una serie di prescrizioni per la messa in sicurezza del sito, stante il piano di bonifica attualmente ancora in corso d’opera. Per essere precisi attualmente è in corso la Messa in Sicurezza Operativa (MISO), ovvero un insieme di interventi volti a garantire un livello di sicurezza adeguato per persone e ambiente in siti operativi, in attesa di interventi di bonifica o messa in sicurezza permanente. Questi interventi comprendono azioni per contenere la contaminazione e prevenire la sua diffusione, accompagnati da sistemi di monitoraggio.
La storia di una delle più importanti vertenze apertesi sul nostro territorio negli ultimi 10-15 anni, è stata ed è ancora oggi contraddistinta da un disinteresse totale (della politica ad ogni latitudine, del tessuto imprenditoriale locale, delle tante associazioni datoriali e della società civile) che avrebbe dovuto essere da monito a tanti. Specie a coloro i quali ancora oggi blaterano ai quattro venti soluzioni economiche alquanto fantasiose per vertenze molto più complesse. Ma così non è stato. Anzi. Un piccolo grande esempio, un piccolo laboratorio, che parla di assenza di desertificazione industriale, di crisi sociale, di mancanza di alternative economiche realistiche. Di una politica non all’altezza delle sue responsabilità. Di lavoratori abbandonati al proprio destino.
(leggi tutti gli articoli sulla vertenza ex Cementir https://www.corriereditaranto.it/?s=cementir&submit=Go)