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Perché il procedimento di riesame con valenza di rinnovo dell’Autorizzazione integrata ambientale per l’ex Ilva, non si è ancora concluso?

Cercheremo di rispondere a questa domanda, riportando e riepilogando i fatti, pur avendo dedicato all’argomento diversi articoli, negli ultimi due anni, che potessero far comprendere al meglio ai lettori il complesso iter iniziato oramai due anni fa.

Lo scorso 2 aprile la Commissione AIA-IPPC approva all’unanimità, dettaglio da tenere a mente, il parere istruttorio conclusivo (PIC), un documento di oltre 400 pagine contenente 477 prescrizioni (che diventano 757 con una serie di sotto prescrizioni) propedeutico all’apertura della Conferenza dei Servizi, conclusa la quale viene emanato il decreto finale del ministero dell’Ambiente.

Prima domanda: come si è arrivati alla stesura di quel PIC se, come emerse nei mesi scorsi e fu riportato da questo giornale ed altri organi di stampa, l’Istituto Superiore di Sanità il 30/07/2024 sullo studio sulla Valutazione d’Impatto Sanitario trasmesso dai Commissari straordinari di Acciaierie d’Italia il 13/06/2024 (riferito ad un assetto produttivo di 6 milioni di ton annue), affermò che lo studio presentava “diversi limiti e lacune di informazione che appare necessario colmare per poter correttamente valutare l’impatto sulla salute dello scenario emissivo”?

Seconda domanda: cos’è successo dopo che lo studio VIS aggiornato dall’azienda con le integrazioni richieste dall’ISS e trasmesso il 29/10/2024, il 17 febbraio scorso l’ISS, in un secondo parere reso al ministero dell’Ambiente, evidenziava che “specifiche lacune di informazioni e modelli presentati dal gestore nell’elaborazione della VIS rispetto alle indicazioni delle Linee Guida ISS, possono contribuire, con diverse entità, ad una sottostima del rischio sanitario(notizia anche questa ampiamente riportata qui e altrove)?”. In quel parere, l’ISS prendeva atto che “il gestore ha intrapreso alcune azioni, indirizzate a colmare i gap evidenziati nella valutazione ISS, trasmettendo al MASE alcune informazioni e programmando di generare e fornire i dati e i modelli richiesti per conformarsi alle Linee Guida. Tuttavia, allo stato, anche in considerazione dei tempi tecnici necessari per produrre le evidenze scientifiche efficaci per superare le incongruenze segnalate, la risoluzione sebbene avviata risulta ancora parziale”.

Dopo quel parere, il 3 marzo i lavori del Gruppo Istruttore si bloccano. Questo perché, con il DL 5/2025 il parere dell’ISS di valutazione della VIS nell’ambito del riesame di AIA è diventato funzionale alle attività di valutazione, controllo e monitoraggio, da parte del Ministero dell’Ambiente (approccio introdotto per la prima volta). Non solo. Il parere favorevole rilasciato dall’Istituto in relazione alla VIS è “utile a concludere il procedimento”, “contribuire al quadro di valutazione di impatto sulla salute per indirizzare le decisioni del riesame, le possibili prescrizioni ed azioni da intraprendere ed ogni altra disposizione in merito alle circostanze oggetto di valutazione” e chiarire “se le prescrizioni relative al monitoraggio e alle azioni da intraprendere siano tali da determinare l’accettabilità del rischio sanitario alla luce di quanto previsto dal DL 5/2025”.

L’obiettivo del decreto legge è infatti “dare compiuta attuazione alle disposizioni della direttiva 2010/75/UE del 24 novembre 2010, relativa alle emissioni industriali, afferenti al rapporto tra valutazioni sanitarie e riesame del procedimento AIA secondo l’interpretazione datane dalla Corte di Giustizia Europea del 25 giugno 2024”. Come chiarito dalla sentenza in merito alla causa (C-626/22 | Ilva e a.) “se presenta pericoli gravi e rilevanti per l’ambiente e per la salute umana, l’esercizio dell’acciaieria Ilva dovrà essere sospeso”. E a deciderlo dovrà essere il tribunale di Milano che sulla vicenda non si è ancora espresso.

Per superare il blocco dei lavori del Gruppo Istruttore, il ministero dell’Ambiente chiede all’Istituto Superiore di Sanità di chiarire in che modo il procedimento possa proseguire e concludersi positivamente. Nel mentre l’azienda risponde al parere di febbraio con una serie di integrazioni, che l’ISS ha ritenuto “adeguate rispetto alle indicazioni delle Linee Guida”, a seguito delle quali l’ISS fornisce un nuovo parere aggiornato il 18 marzo (il terzo, notizia sempre riportata su queste colonne).

Nel quale sottolinea come “rimangono ancora non completate le stime di impatto e rischio per la salute, come riportate nella nota di febbraio, determinate dagli inquinanti non inclusi nelle valutazioni (quali NO2 ed SO2) nonché la valutazione degli impatti sanitari determinati dalla Centrale Termoelettrica. Non sono state attualmente fornite documentazioni atte a superare le altre incongruenze nelle valutazioni di rischio ed impatto sanitario espresse nella nota di febbraio”.

Nel parere di marzo però, l’ISS nelle conclusioni scriveva anche che “le raccomandazioni conclusive della nota ISS e quelle fornite nei rapporti di VDS più recenti convergono su tre fondamentali ambiti di azione di ordine ambientale e sanitario: adozione di modalità gestionali degli impianti finalizzate a supportare un percorso di miglioramento continuo della funzionalità impiantistica e delle performance di abbattimento delle emissioni, con l’identificazione delle ulteriori attività di manutenzione e gestionali in grado di ridurre le emissioni e gli impatti ambientali e sanitari. Un accurato sistema di controllo delle emissioni degli impianti e monitoraggio ambientale interno allo stabilimento, da integrare con quello esterno al fine di prevenire eventi espositivi rilevanti per le popolazioni residenti prossime allo stabilimento (Tamburi). Un accurato sistema di monitoraggio ambientale esterno condotto sia per la matrice aria che per le altre matrici (suolo ed acque), incluse le deposizioni delle polveri con relativa caratterizzazione chimica”.

In più “la necessità di implementare un piano permanente di monitoraggio integrato ambientale e sanitario, nell’ambito del piano previsto dall’AIA” suddiviso in sette punti, oltre a “stabilire delle “norme di sorveglianza” e “la continua idoneità funzionale e l’affidabilità degli impianti e della loro gestione, la corretta manutenzione ordinaria e straordinaria” e “definire un Protocollo Operativo per prevenire con carattere di “early warning”, l’esposizione della popolazione generale a livelli di inquinamento pericolosi dovuti ad anomalie di funzionamento dell’impiantistica o a carenze gestionali e manutentive”.

A questo punto, entra a far parte del Gruppo Istruttore il ministero della Salute con un rappresentante con diritto di voto, affiancando quelli dell’Ambiente e delle Imprese. L’ingresso è legato alla conversione in legge il 20 marzo (due giorni dopo dall’ultimo parere dell’ISS) del decreto 5/2025 con cui la VIS diventa parte integrante del procedimento di riesame dell’AIA.

Ed arriviamo al nocciolo di tutta questa vicenda (che pubblicammo in un articolo del 19 aprile). Nell’ultima decade di marzo, si riunisce il gruppo istruttore ed in quella riunione sarà messo a verbale quanto segue: “il rappresentante dell’ISS dichiara che il parere dell’Istituto non è ostativo al rilascio dell’AIA, ferme restando le raccomandazioni e condizioni riportate nell’ultimo parere del 18 marzo”. Alla luce di quanto dichiarato dal rappresentante dell’ISS, il rappresentante de, ministero della Salute dichiarava che “il parere dell’Istituto sullo studio della VIS si possa considerare favorevole con prescrizioni. In considerazione di ciò il Gruppo Istruttore può quindi riprendere e continuare i lavori, traducendo in prescrizioni le indicazioni dell’ISS nella prescrizione n. 2 al paragrafo 5.1.5 del parere” (nel quale si introduce il percorso di decarbonizzazione).

Ecco perché il 2 aprile viene approvato all’unanimità il parere istruttorio conclusivo. E perché l’iter sia andato avanti. E tutto questo, si badi bene, è a conoscenza di tutti i componenti del gruppo istruttore.

Tutto risolto? Neanche per sogno. Perché quando a maggio si riunisce la prima Conferenza dei Servizi che avrebbe dovuto approvare il PIC del 2 aprile l’azienda, invitata a partecipare ai lavori, dichiara la sua contrarietà al testo chiedendo 10 giorni per inviare contro deduzioni. Trascorsi i quali si svolge una nuova riunione, nella quale però non si arriva ad una sintesi. A quel punto si mette ai voti il lavoro svolto sin lì, con l’approvazione a maggioranza del PIC del 4 giugno, che altro non è che il parere del 2 aprile, rivisto e coretto in una seconda stesura (quindi non ci sono due pareri ma un unico riscritto). Anche quest’ultimo però, non piace al gestore ed lavori si bloccano nuovamente.

Motivo del contendere, a giudizio dell’azienda, un’AIA impossibile da attuare per le centinaia di prescrizioni e il relativo costo economico: “i più rilevanti interventi inseriti nel parere istruttorio conclusivo comporterebbero investimenti che superano il miliardo di euro, valore che si pone al di là di ogni compatibilità economica, rendendo impossibile l’attività industriale”. Tra gli scogli che l’azienda avrebbe voluto superare ed escludere dal PIC, le prescrizioni relative alle giornate di Wind day, le attività di movimentazione dei materiali in area portuale e la gestione della scorie di acciaieria come rifiuto. E non è affatto un caso se proprio queste tre sono citate al comma 2 dell’art. 11 dell’Accordo di Programma. Che contenendo l’impegno alla decarbonizzazione diventa parte integrante del procedimento di AIA, che a quel punto potrà essere rilasciata.

L’AIA è un oggetto dinamico, soggetto a riesami, anche solo parziali. Le modifiche sostanziali al decreto che sarà rilasciato dal ministero dell’Ambiente imporranno certamente un riesame. Tutto ciò, è bene sottolinearlo, potrebbe non bastare per evitare una sentenza di sospensione delle attività dell’area a caldo, sia pure temporanea, emessa dal tribunale di Milano. Ammesso e non concesso che la firma sull’Accordo di Programma arrivi con l’ok dei sindacati e che l’azienda trovi un acquirente che sosterrà economicamente la transizione, visto che il costo dei lavori per la realizzazione dei forni elettrici sarà a carico del privato.

Questo è quanto avvenuto sino ad oggi. Non vi è dunque nessun segreto o illecito commesso, sino a prova contraria ovviamente.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2025/04/19/aia-allilva-ok-dallistituto-superiore-di-sanita/)

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