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C’è una città nascosta, silenziosa e affascinante, che scorre sotto i piedi di chi cammina per i vicoli della Città Vecchia di Taranto. È la città degli ipogei, antichi ambienti sotterranei scavati nella roccia, testimoni di secoli di storia, riti, lavoro e spiritualità. Ora, grazie a un intervento da due milioni di euro finanziato con il Fondo per lo Sviluppo e la Coesione 2014/2020 nell’ambito del Piano Operativo “Cultura e Turismo”, gli ipogei luoghi torneranno a vivere.
Il Comune ha formalizzato l’aggiudicazione dell’appalto per il “Restauro, recupero, riqualificazione, adeguamento funzionale e tecnologico della rete dei cosiddetti ambienti ipogei di proprietà comunale, ubicati nel centro storico” alla ditta La Pietrafesa S.r.l. di Triggiano, che ha vinto la gara con un’offerta pari a 1.207.000 euro, compresi gli oneri per la sicurezza. L’azienda pugliese ha proposto un ribasso del 25,65 per cento sui lavori a base d’asta, che ammontavano a 1 milione 461mila euro.
I lavori interesseranno una decina di siti ipogei di proprietà comunale, tra cui il “Frantoio”, il “Funerario”, “La Fornace”, “Passo di Ronda”, “Palazzo Amati”, “Palazzo Ciura”, “Vico Ospizio” e “Vicoletto Galeone”. Ambienti che affondano le radici nell’epoca tardo-antica e bizantina, e che oggi rappresentano una miniera di bellezza e memoria storica da rendere finalmente fruibile.
Dai tempi della sottoscrizione del Cis, nel 2015, è stato avviato un percorso articolato: il Piano degli Interventi per la Città Vecchia (2018), il Piano Isola Madre (2019), fino all’ammissione al finanziamento da parte del Ministero dello Sviluppo Economico. Nel 2020 il Comune ha affidato a Invitalia il ruolo di centrale di committenza e, nel febbraio 2022, è stato firmato il contratto con il raggruppamento tecnico incaricato della progettazione. Il progetto esecutivo è stato validato nel novembre 2024 e la gara d’appalto, formalizzata nel febbraio 2025, ha visto la partecipazione di 51 imprese.
Gli ipogei rappresentano un patrimonio archeologico e culturale straordinario: antiche cave di calcarenite diventate frantoi, cantine, magazzini, ricoveri per carri e animali, e luoghi di culto. In molti casi, proprio i materiali estratti da queste cavità hanno fornito la pietra per costruire i palazzi soprastanti. Una simbiosi tra ciò che sta sopra e ciò che sta sotto, tra luce e ombra, che racconta secoli di vita urbana.
Il progetto prevede non solo il restauro strutturale, ma anche la valorizzazione turistica attraverso l’allestimento di percorsi multimediali e narrativi. Gli ambienti verranno dotati di impianti tecnologici, arredi e supporti digitali per trasformarsi in veri e propri spazi espositivi, in grado di raccontare le fasi storiche della città. Un’occasione per offrire ai visitatori un’esperienza immersiva e suggestiva all’interno di un paesaggio sotterraneo unico nel suo genere.
L’obiettivo è rendere la rete di ipogei parte di un sistema integrato di fruizione culturale, che colleghi i sotterranei alla superficie, alle aree archeologiche e ai palazzi storici, permettendo percorsi tematici, itinerari guidati e nuove modalità di racconto della città.
Le economie di gara saranno riallocate a copertura di ulteriori spese tecniche, collaudi, imprevisti e allestimenti. Il cronoprogramma prevede l’impegno delle risorse tra il 2025 e il 2026, con l’apertura dei cantieri già prevista per l’autunno.
Il recupero degli ipogei non è un intervento isolato, ma fa parte di una visione più ampia: fare della Città Vecchia un polo attrattivo e pulsante, che sappia coniugare tutela, innovazione e accoglienza. Le cavità sotterranee della città, finora in gran parte chiuse al pubblico o visitabili solo su prenotazione, diventeranno così parte di un’offerta culturale strutturata e permanente. Recuperare e promuovere queste preziose testimonianze dell’antica civiltà tarantina non significa solo valorizzare il passato, ma offrire nuove opportunità in chiave turistica, culturale e sociale.
Taranto, in fondo, è sempre stata una città stratificata. Ogni epoca ha lasciato il suo segno anche sotto terra, dove la pietra ha registrato passaggi, riti e mestieri. Gli ipogei offrono un racconto diverso: quello della resistenza della pietra, della profondità della memoria, della possibilità di costruire un futuro solido partendo dalle radici. E mai come oggi, quel racconto ha bisogno di essere ascoltato.
Tra i tanti sotterranei, ce ne sono alcuni che si distinguono per bellezza e per un certo fascino dovuto all’alone di mistero che li circonda. Sono ambienti dove il tempo pare essersi fermato, luoghi della memoria collettiva e personale, capaci di svelare sotto terra una città intera. Una città che oggi chiede di tornare in superficie.
