Le Cave di Fantiano hanno, nonostante qualche deficit strutturale, accolto, sabato scorso, nuovamente una leggenda della musica mondiale : i Public Image Limited del prossimo settantenne Johnny Lydon. I PIL hanno, fino dagli albori, tracciato una timeline musicale in modo decisivo. Il loro post-punk ha influenzato tanti gruppi  che si sono fregiati di questo “marchio” che tanto appeal ha esercitato sulle band più giovani.

I PIL hanno saputo negli anni, contaminarsi con suoni differenti,  dalla psichedelia al dub, dai suoni tribali alla world music, esperimenti scontati adesso, ma desueti negli anni 80/90 che hanno inciso sugli anni a venire.

La formazione dei PIL, per il Cinzella è stata quella consolidata con John Lydon (voce), Lu Edmunds (chitarra), Bruce Smith (batteria) e Scott Firth (basso) mostrando un affiatamento e una grande complicità sul palco. Dopo un avvio in leggero affanno Lydon, un po’ appesantito in un completo rosa fucsia, parte con Order of Death, Home,  Know Now e Corporate. È con World Destruction (brano storico del 1984 inciso con gli Afrika Bambaataa e Bill Laswell) e This Is Not A Love Song che i   quasi 1500 presenti si ritrovano a ballare incalzati da  brani che risultano fra i più iconici del PIL.

Nell’ordine di scaletta di questa tappa del loro  “This is Not The Last Tour 2025” : Pop Tones, Death Disco, la meravigliosa versione di Flowers of Romance, The Body, Warrior (a mio parere il pezzo più bello del set), Shoom e Public Image chiudono il concerto in un crescendo di consensi.

I bis dei PIL sono stati Open Up e un altra canzone epocale, Rise che si trasforma in coro collettivo e rito finale con il boxer di Lydon con il proprio volto impresso, mostrato al pubblico.

L’edizione 2025 del Cinzella, oltre ai live di PopX, P38 e Motta, ha nuovamente rinnovato la vocazione di questo coraggioso Festival, nel proporre bands nuove, alternative o comunque fuori dai grandi circuiti (almeno da noi in Italia).

Voglio ricordare a tutti che artisti come Idles, Sleaford Mods, Peter Murphy e altri ancora ospitati nelle passate edizioni del Cinzella, sono regolarmente presenti nei più importanti Festival mondiali. Da apprezzare certamente il coraggio, la caparbietà e quel pizzico di sana incoscienza (che non guasta), degli organizzatori.

See u next year.

*testo e foto di Franzi Baroni

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