Si è svolto oggi il secondo incontro del Comitato tecnico – istituito su proposta del Ministro delle Imprese e del Made in Italy, sen. Adolfo Urso – volto a definire fabbisogno energetico e possibili modalità di approvvigionamento in relazione ai due percorsi alternativi di riconversione, prospettati nell’Accordo interistituzionale, per la piena decarbonizzazione dell’ex Ilva di Taranto.

Durante la riunione, sono state approfondite le caratteristiche delle diverse ipotesi di approvvigionamento del gas naturale per l’impianto siderurgico pugliese, nonché la fattibilità della realizzazione, all’interno dello stesso sito, degli impianti DRI (Direct Reduced Iron) necessari a garantire il fabbisogno di preridotto per la produzione siderurgica green nazionale.

Le valutazioni del Comitato saranno poi formalizzate in un documento finale che sarà approvato da tutti i partecipanti entro venerdì, per consentire alla Regione e agli enti locali coinvolti di esprimersi in piena consapevolezza, in vista dell’incontro conclusivo per la definizione dell’Accordo di Programma Interistituzionale per la piena decarbonizzazione dello stabilimento di Taranto, in programma al Mimit giovedì 31 luglio.

Scendendo maggiormente nel dettaglio, l’eventuale attracco nell’area della diga foranea nella rada di Taranto della nave di rigassificazione proposta dal Mimit per i forni elettrici e gli impianti del Dri nell’ex Ilva, avrebbe bisogno del dragaggio dei fondali marini. A chiarirlo al tavolo è stata l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio. Attualmente i fondali nell’area della diga hanno una profondità inferiore a quella di cui avrebbe bisogno l’unità. In particolare, è stato chiarito che fondali sono più profondi dal lato esterno della diga e meno profondi da quello interno dove la nave dovrebbe essere eventualmente posizionata. In particolare, ora il pescaggio nell’area è compreso fra i 9 e gli 11 metri mentre ne servirebbero almeno 12,5.

L’ipotesi della diga foranea era stata avanzata nei giorni scorsi proprio dall’Autorità portuale del Mar Ionio, ma da un approfondimento si è rivelata percorribile solo a determinate condizioni costituite dai dragaggi, che comunque potrebbero essere fatti. Perché la nave possa attraccare in prossimità della diga, le condizioni ritenute necessarie sono un fondale di arrivo/partenza, ormeggio e manovra con una profondità di almeno 14,5 metri, la compatibilità con il traffico navale portuale, l’essere al riparo dalle condizioni meteomarine avverse per dare continuità di servizio di erogazione e infine la compatibilità con gli aspetti di sicurezza industriale, tecnici, urbanistici e ambientali.

L’eventuale ubicazione della nave a 12 miglia dalla costa già nelle scorse settimane era stata ritenuta infattibile, oltreché molto onerosa, dal Mimit, e quindi resterebbe l’ipotesi della nave in porto.

Per esempio, al quinto sporgente gestito già dall’ex Ilva, oppure al Molo Polisettoriale, attualmente sede del terminal container di Yilport e destinato in futuro a essere uno dei due hub nazionali per l’assemblaggio delle piattaforme galleggianti dell’eolico offshore. Entrambe le banchine, è emerso dalla valutazione del comitato tecnico insediato al Mimit, appaiono idonee per dimensioni del canale di accesso, pescaggio (12,5 metri) e dimensioni delle banchine. Inoltre, da una verifica esclusivamente visiva, la banchina del quinto sporgente potrebbe essere una migliore collocazione rispetto al molo polisettoriale per accogliere la nave di rigassificazione in quanto ci sarebbero meno interferenze con le attrezzature di banchina.

Al di là però di tutte queste valutazioni e considerazioni, resta il fatto che al momento il Comune di Taranto è contrario all’approdo della nave perché ne teme l’impatto ambientale e i possibili riflessi sul piano della sicurezza. L’ultima parola infatti spetta al primo cittadino, in quanto per la presenza di una nave gasiera andrebbe rivisto il Piano Regolatore del porto. E difficilmente entro venerdì arriverà

“Attendiamo ora il contributo operativo degli enti locali per aggiornare l’Aia in coerenza col piano di decarbonizzazione. condizione necessaria per attrarre gli investitori privati che poi realizzeranno gli investimenti per i forni elettrici con il contributo, ovviamente, dei contratti di sviluppo che lo Stato può fornire”. Proprio oggi il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, è così tornato sul piano di decarbonizzazione dell’ex Ilva di Taranto, rispondendo nell’Aula della Camera a un’interrogazione di +Europa.

“Quando all’approvvigionamento del gas per i forni elettrici e gli impianti Dri – ha aggiunto – il ministero lavora per una soluzione strutturale che garantisca sicurezza energetica e competitività. In questo quadro, l’uso di gas tramite nave rigassificatrice e una soluzione immediatamente disponibile sicura sotto ogni profilo”. “La tutela dell’occupazione dipenderà dalla localizzazione dei Dri. Senza la nave rigassificatrice, gli impianti dovranno essere realizzati altrove con perdita per Taranto di investimenti importanti e significativi e di occupazione. La scelta è nelle mani, giustamente, del territorio e noi la rispetteremo” ha detto ancora il ministro.

Il rilascio dell’Aia, ha ribadito Urso rispondendo a diverse interrogazioni riguardando il futuro dell’ex Ilva, “è passaggio decisivo, la più avanzata in Europa a livello di tutela della salute, ma se le autorità di Taranto autorizzeranno la nave rigassificatrice il Dri sarà a Taranto, altrimenti in altra realtà portuale del Sud verosimilmente Gioia Tauro”. Il ministro ha infine assicurato che “il piano siderurgico nazionale prevede anche una valorizzazione degli impianti del nord, di modo che la complessiva produzione dello stabilimento ex Ilva possa raggiungere gli 8 milioni di tonnellate di acciaio green, diventando così il più grande stabilimento green d’Europa”. Un obiettivo, ha aggiunto, che “si può raggiungere attraverso la realizzazione di un quarto forno elettrico a Genova che si aggiungerebbe ai tre previsti a Taranto”.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2025/07/21/ex-ilva-la-partita-del-gas-e-in-salita/)

One Response

  1. Sempre la solita storia del ricatto occupazionale ,ma Taranto vi sembra una città normale ,inquinata ,sporca, indecente mal gestita ,povera ,una discarica a cielo aperto ,l’abbandono totale ,possiamo dire basta per una volta che ci siano rotti gli zebedei

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