Messa una pietra tombale su un passato che si spera di dimenticare in fretta, le attenzioni dei tifosi del Taranto sono tutte riservate alle manifestazioni di interesse che perverranno al Comune di Taranto entro le 23.59 di mercoledì 6 agosto prossimo.
Un bando quello dell’Ente che a scorrerlo tutto o è stato fatto frettolosamente oppure è stato pensato così, con delle maglie più larghe di ciò che ci si attendeva, per dare la possibilità di proporsi a quanti più soggetti possibile.
Chi vorrà fare calcio a nome Taranto dovrà partire da una base minima di 200mila euro, ossia dovrà avere una credibilità finanziaria iniziale, a titolo di contributo a fondo perduto da versare alla Figc, ammontante a tale cifra.
Inoltre, i potenziali offerenti dovranno rispettare altri parametri, tra i quali: referenze economiche, nessuna condanna penale o coinvolgimento in pratiche illecite in passato, piano industriale (almeno) triennale con prospettive a medio-lungo termine, non avere al proprio interno soci o dirigenti che negli ultimi 5 anni abbiano fatto parte di società a cui sia stata revocata l’affiliazione. Su quest’ultimo aspetto la piazza si attende tanto.
Basta con i soliti volti noti: che si tratti di dirigenti, sponsor, opinionisti o corte dei miracoli al seguito. Il taglio con il passato deve essere netto per risultare credibile.
Al momento nessuno si è esposto pubblicamente e questa non è proprio una bella notizia. C’è bisogno di chiarezza e trasparenza nella comunicazione, aspetto che nel precedente club latitava.
Se si vuole dare un segnale – e non ripetere gli errori del passato – occorre uscire allo scoperto e di illustrare il proprio business plan per il calcio a Taranto.
Questa città merita una società sportiva solida, composta da gente seria e non da avventurieri ed in grado di garantire una continuità di attività lunga, proprio in vista di un ritorno, il più veloce possibile tra i professionisti.
Al momento in lizza ci sarebbero tre soggetti: l’imprenditore tarantino Aldo D’Ippolito che sta cercando alleanze tramite la mediazione di un noto commercialista tarantino (è stato sondato anche l’ex presidente del Taranto di origini campane Domenico Campitiello). Tra queste alleanze ci sarebbe quella con un editore di un’emittente televisiva regionale, il quale si troverebbe ad essere coinvolto anche dal gruppo Ladisa (secondo soggetto potenzialmente interessato), che opera nel settore della ristorazione pubblica. Non è da escludere che i tre soggetti possano anche mettersi assieme.
Il terzo soggetto imprenditoriale ruota attorno alla figura del manager tarantino Antonio Ferrara e ad alcuni imprenditori del nord operanti nel settore immobiliare.
Nelle ultime ore, confermata anche da alcuni esponenti dell’Amministrazione comunale, si è affacciato, per vie indirette, a chiedere informazioni (specie sullo stadio) un imprenditore americano appassionato di football in cerca di un club di serie B o serie C da acquistare. Alcuni suoi referenti in Italia lo hanno indirizzato verso il capoluogo jonico. Non si tratterebbe nè di un fondo, nè di una società.
Avrebbero rinunciato nelle scorse ore l’imprenditore italo-svizzero Nicola Cortese, già con esperienza nel mondo del calcio in Inghilterra al Southampton e l’ex presidente del Taranto, Luigi Blasi.
Per quanto riguarda, invece, il presidente della Lazio, Claudio Lotito, ci si è fermati ad una interlocuzione indiretta nello scorso fine settimana, nulla di più.
Si attende di sapere nei prossimi giorni quali e quante Pec siano giunte al Comune di Taranto.