Una petizione per chiedere la chiusura dell’Ufficio Tributi del Comune di Taranto: è la provocazione lanciata da un nostro lettore, esasperato dalle vicissitudini vissute in prima persona negli ultimi tre mesi.
Un modo per attirare l’attenzione del sindaco, Piero Bitetti, sulle problematiche sempre più numerose che emergono dai frequenti racconti dei cittadini; nulla di concreto, insomma, lo specifichiamo ancora una volta per non dare adito a facili quanto inutili (e dannose) strumentalizzazioni.
Lunghe file nonostante il nuovo sistema di prenotazione, frequenti errori del sistema, PEC (cioè mail inviate tramite sistema di Posta Elettronica Certificata) a cui non viene data risposta, costringendo coloro che potrebbero risolvere i problemi per via telematica a recarsi personalmente presso l’Ufficio, ingrossando le code e aumentando l’esasperazione generale.
È chiaro che più di qualcosa non stia funzionando correttamente in quel di via Anfiteatro e che si senta sempre più la necessità di una risoluzione urgente e definitiva alle criticità.
Signor Maurizio (nome di fantasia, ndr), ci racconti quanto accaduto al suo nucleo familiare negli ultimi tempi.
“Inizio con il primo “disguido”: qualche mese fa l’Ufficio Tributi di Taranto invia a mio figlio un avviso di pagamento IMU (Imposta Municipale Unica) per l’immobile di proprietà, unica abitazione in cui risiede, sostenendo che fosse la seconda casa. Mio figlio ha chiesto il riesame e, fortunatamente, il problema è stato risolto”.
Fin qui si potrebbe dire tutto bene quel che finisce bene, certo evitabile ma risolvibile.
“Invece, è stato solo il primo di una serie di errori. Qualche tempo dopo mia moglie, proprietaria di una quota parte di un fabbricato ricevuto in eredità, ha dovuto inoltrare quattro PEC all’ufficio per un quesito, alla luce di una recente sentenza della Corte costituzionale. Mai ricevuta risposta.
O meglio, il 30 maggio scorso le viene notificato un avviso di accertamento esecutivo, con cui pretendono il pagamento di una differenza del versamento IMU che avevamo precedentemente e correttamente eseguito, oltre sanzione ed interessi, in quanto hanno calcolato erroneamente la sua quota nella misura del 33,33 % anziché del 25%, come era invece giusto che fosse, dal momento che all’epoca della richiesta i comproprietari erano quattro”.
Come mai questo ricalcolo?
“Da qualche anno a questa parte uno degli eredi ha rinunciato alla sua parte del fabbricato, per cui la quota IMU da pagare per i restanti proprietari, è passata dal 25 al 33,33%. Peccato, però, che l’avviso di accertamento esecutivo si riferisse ad un anno in cui i proprietari erano ancora quattro!”.
Cosa avete fatto per porre rimedio all’errore?
“Mia moglie ha fatto richiesta, nei termini previsti, del riesame, al quale avrebbero dovuto rispondere nei 30 giorni successivi. Negativo, silenzio assoluto.
Siamo stati costretti, quindi, a proporre ricorso alla Commissione tributaria. E anche qui non sono mancati errori: attraverso stampati poi risultati non più validi (ma ancora utilizzati e distribuiti dagli uffici comunali in questione) ci è stato detto di proporre il ricorso tramite PEC indirizzata alla Commissione per il tramite del Comune, avvertendo che entro i successivi 30 giorni avrebbe dovuto essere anche prodotta la documentazione probatoria cartacea agli uffici della Commissione.
Dopo aver seguito questo iter, però, abbiamo appreso con grande sorpresa che non si trattava della strada giusta”.

Come mai?
“Il ricorso andava proposto telematicamente, accreditandosi al sito della Commissione e apponendo la firma digitale.
Non la porto alle lunghe: per un errore del Comune e per l’inerzia dell’Ufficio tributi, ad oggi abbiamo sborsato 30 euro per una marca da bollo tributaria e 56 euro per la firma digitale. A momenti conveniva di più pagare la differenza erroneamente contestata. Per non parlare del tanto tempo perso per reperire e fotocopiare la documentazione e per recarsi, inutilmente, presso la Commissione, oltre al tempo che mia moglie dovrà ora dedicare per inoltrare correttamente il ricorso”.
Chiudere l’Ufficio Tributi è una provocazione, insomma, che nasce da tanta esasperazione.
“Innanzitutto non trovo corretto lasciare senza risposta le PEC inviate dai cittadini, essendo documenti ufficiali. Si parla tanto di evitare la fila, di automatizzare e semplificare e poi? Nessuna risposta. Vogliamo parlare del sistema di prenotazione dell’appuntamento? Ho trascorso due ore in attesa di essere ricevuto.
Eppure, avendo lavorato nella pubblica amministrazione, non ricordo sia mai accaduto: quando un cittadino prenotava l’appuntamento con un ufficio pubblico, generalmente si sbrigava il tutto entro pochi minuti.
In definitiva, ho voluto lanciare questa provocazione per portare all’attenzione del sindaco Bitetti ciò che accade in quell’ufficio: mi auguro ne prenda nota e possa porre rimedio quanto prima. Così non si può andare avanti”.