La sfida di garantire alle nuove generazioni energia pulita e sicura, la necessità di utilizzare il nucleare di nuova generazione per contribuire alla decarbonizzazione e per consentire all’Italia di continuare a essere un Paese prospero. Questi i temi al centro dell’intervento del Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto, al Meeting di Rimini, nel corso del panel “Dentro la transizione energetica: quale ruolo per il nucleare?”.

“Il futuro è un mix energetico che comprenda anche il nucleare”, ha dichiarato il Ministro, sottolineando che “accanto ai grandi sforzi per accrescere la produzione da fonti rinnovabili è indispensabile il contributo del nucleare di nuova generazione”. Pichetto ha evidenziato come “tutte le proiezioni sui prossimi decenni mostrino una forte crescita della domanda di energia, anche per effetto dell’elettrificazione dei consumi e dello sviluppo dei data center”. Da qui l’importanza di “strumenti sicuri, oggi in fase sperimentale e di ricerca, per produrre energia in modo affidabile”.

Il Ministro ha poi ripercorso l’impegno del Governo sul nucleare: dall’istituzione della Piattaforma Nazionale per un Nucleare Sostenibile fino alla legge delega che sta per approdare in Parlamento. “Dopo l’approvazione, nei 12 mesi successivi occorre costruire tutto il quadro giuridico delle nuove procedure”, ha spiegato. “Abbiamo un dovere verso le nuove generazioni: non possiamo perdere questa sfida. Dobbiamo andare avanti con coraggio, per consentire all’Italia di essere in testa al mondo. Questo è il nostro obiettivo. Questo è il nostro dovere”, ha concluso Pichetto.

Anche la presidente ENEA Francesca Mariotti ha preso parte al Meeting di Rimini intervenendo all’evento.

”Per una transizione che sia credibile e fattibile, la scelta non è se credere o meno al nucleare, ma come integrarlo in un mix che includa fonti rinnovabili, reti, accumuli, efficienza, cattura e stoccaggio della CO2. Per passare dalla teoria ai fatti, occorre approvare e implementare la legge delega sul nucleare, svolgere adeguate campagne informative, definire nuovi modelli di finanziamento pubblico-privato, sviluppare competenze e dotarsi di una Autorità indipendente per la sicurezza. In questa roadmap, ENEA potrà svolgere un ruolo sistemico a partire dalle prove sperimentali e di verifica e validazione degli strumenti di progettazione, fino ad arrivare a sistemi di certificazione”, ha dichiarato la presidente Mariotti nel suo intervento.

Appena due mesi fa il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha illustrato alla Camera la nuova roadmap per la gestione dei rifiuti radioattivi in Italia, puntando su una legge delega sul nucleare da approvare entro l’anno e sulla realizzazione del Deposito Nazionale entro il 2039, che però potrebbe essere un’idea già scartata nella mente del ministro. Il nuovo obiettivo è infatti quello di chiudere il ciclo del nucleare in sicurezza, con trasparenza e il coinvolgimento attivo dei territori.

La strategia presentata dal ministro comprende l’aggiornamento del Programma nazionale per la gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi, già previsto dal DPCM del 30 ottobre 2019, e la creazione di un Parco Tecnologico dedicato alla ricerca nel settore energetico e ambientale. Oggi in Italia ci sono oltre 32.000 mі di rifiuti radioattivi, stoccati in decine di siti temporanei, spesso vicini a centri abitati e in condizioni precarie.

Secondo l’Inventario ISIN aggiornato al 31 dicembre 2023, il 99% dei rifiuti è a bassa o molto bassa attività. Il Lazio detiene il volume maggiore (oltre 10.500), seguito da Lombardia, Piemonte, Basilicata e Campania. In termini di radioattività complessiva, è il Piemonte a detenere il primato nazionale, con il 79,3% del totale, complice anche la presenza del sito di Saluggia e del combustibile irraggiato ancora in deposito.

La sede del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica a Roma

Dopo la pubblicazione nel dicembre 2023 della Carta Nazionale delle Aree Idonee (CNAI), che individuava 51 località potenzialmente adatte alla costruzione del Deposito, è partita nel 2024 la procedura di Valutazione Ambientale Strategica (VAS), con la fase di scoping chiusa a gennaio 2025. Solo un’ autocandidatura è pervenuta da parte degli enti locali sulle 51 aree individuate, dal comune di Trino Vercellese che però dopo appena due mesi è tornata su i suoi passi. Tra le varie aree ve n’è una tra Laterza e Matera, che riguarda anche la provincia di Taranto. La maggior parte dei siti si trova fra Lazio e Basilicata. Ben 21 sulle 51 totali, cioè il 41%, sono individuate nella provincia di Viterbo. Un ostacolo reale quello dell’opposizione dei territori individuati ma superabile con il dialogo, almeno a detta del ministro.

Non ha sortito effetti neanche la ricerca di aree disponibili nel patrimonio del ministero della Difesa. L’ultima idea del ministro, settembre 2024, è quella di distribuire i depositi sul territorio, in almeno tre strutture. Dopodiché sul tema è calato il silenzio.

La roadmap prevede una serie di step tecnici e istituzionali: manifestazioni di interesse da parte dei territori, trattative bilaterali con identificazione di misure compensative, indagini tecniche da parte di Sogin sotto il controllo di ISIN per circa 15 mesi, e una proposta di localizzazione seguita da un decreto ministeriale. Successivamente, è previsto un ciclo di informazione pubblica, l’avvio della procedura di VIA e l’ottenimento dell’Autorizzazione Unica, stimata per il 2029. In caso di mancato accordo con gli enti locali, il governo potrà ricorrere a un comitato interistituzionale Stato-Regioni o, in ultima istanza, a un decreto del Presidente della Repubblica.

Il Deposito Nazionale o strutture che lo sostiuiranno, ospiteranno definitivamente i rifiuti a bassa e molto bassa attivitа e comprenderà anche un Parco Tecnologico per la ricerca. È l’impianto nel quale saranno stoccati 78mila metri cubi di rifiuti radioattivi a bassa e media intensità e parcheggiati temporaneamente 17mila ad alta intensità provenienti dalle quattro ex centrali e da altri snodi della filiera dell’atomo. Da anni l’Italia attende di costruirlo, per chiudere con la stagione nucleare finita con il referendum del 1987, e da anni si accumulano ritardi.

I rifiuti ad alta e media attività, invece, saranno temporaneamente collocati in un Centro Stoccaggio Alta attivitа (CSA), in attesa di una soluzione geologica definitiva prevista non prima del 2050, in Italia o in ambito internazionale. La gestione del combustibile nucleare esaurito resta quindi una sfida ancora aperta, anche per via dei residui derivanti dal riprocessamento all’estero, che produrranno circa 83 mіlioni netti di rifiuti ad alta/media attivitа (circa 780 mі lordi con contenitori).

L’urgenza è quindi duplice: da un lato garantire la sicurezza ambientale e sanitaria, dall’altro superare le resistenze locali con un processo di trasparenza e partecipazione, che consenta ai cittadini di comprendere rischi, benefici e tutele. La posta in gioco è alta: non solo per la politica energetica nazionale, ma per la credibilità delle istituzioni e il loro rapporto con i territori.

(leggi tutti i nostri articoli sul deposito nucleare https://www.corriereditaranto.it/?s=deposito+nucleare&submit=Go)

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