| --° Taranto

Sulla richiesta dei sindacati di ulteriori fondi in Manovra per l’ex Ilva “le risorse ci sono, poi attendiamo i piani industriali ma ci sono 750 milioni di euro dei Contratti di Sviluppo che con Invitalia avevamo destinato al precedente investitore che non li ha mai utilizzati perché non intendeva investire, voleva soltanto chiudere gli impianti. Se poi l’investimento dovesse essere ancora piu’ significativo, ovviamente metteremo in campo altre risorse”. Lo ha detto il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso a Rai News 24.

“Il problema – ha aggiunto Urso – non sono le risorse, il problema sono le regole e soprattutto sono le decisioni che spettano ad altre autorita’. E’ possibile far approdare la nave rigassificatrice a Taranto? Se si’, le risorse degli investitori privati, accompagnate dagli incentivi pubblici e le risorse pubbliche del Dri, consentiranno a Taranto di diventare il primo polo siderurgico green d’Europa, con il suo preridotto e con i suoi forni elettrici. C’e’ bisogno pero’ dell’assunzione di responsabilita’ degli enti locali. Attendo che il Consiglio Comunale di Taranto ci dia un’indicazione precisa su questa strada”.

(leggi tutti gli articoli sulla vertenza ex Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=ilva&submit=Go)

3 risposte

  1. Ancora con sta nave ,no e ancora no ,sarebbe la soluzione più semplice per dei rammolliti come i tarantini ,e invece no…e gioia tauro non c’è più questa ipotesi ? Gioia del colle ,brindisi , Locorotondo,Alberobello ,no ,noooooooooo e sempre nooooooo,lo sa che è terreno fertile questo cesso di città e sguazza che è una meraviglia ,no sceglie il popolo e non il comune composto da sinistri

  2. Buongiorno
    Il Ministro Urso cercava il colpevole a cui addossare tutte le incapacità sue e dei suoi tecnici.
    E il buon Bitetti c’è cascato in pieno.
    Effettivamente il prosieguo dell’ambientalizzazione della Ex ILva di Taranto dipende dalla disponibilità di gas, che la rete esistente non può garantire. Quindi necessita della nave rigassificatrice che dovrà essere installata nei pressi del porto di Taranto per alimentare gli impianti DRI di pre-ridotto, i forni elettrici e le centrali elettriche esistenti in stabilimento.
    Tutto dipende da come andranno le trattative di vendita degli assets produttivi.
    Se non ci sarà nessuno a comprare, il Ministro farà ricadere la colpa su Bitetti e sul Consiglio Comunale di Taranto.
    Se comparirà un acquirente valido il Ministro Urso farà emettere dal Governo un provvedimento legislativo che autorizza la nave rigassificatrice nel porto di Taranto, senza se e senza ma. E naturalmente verrà osannato come “salvatore della Patria”.
    Perchè non farlo prima?????
    Perchè la vendita potrebbe non andare a buon fine e serve un capro espiatorio da esibire (alias Bitetti).
    Nel frattempo 15000 persone fra diretti e indotto stanno affrontando l’ennesimo anno (2025) di crisi dell’acciaio con la prospettiva del prossimo anno (2026) ancora più funesto.
    Saluti
    Vecchione Giulio

  3. Condivido la disamina del Sig. Vecchione, il grave problema resta la mancanza di un piano B ossia di riconversione industriale per rioccupare le 15000 unità lavorative, intanto si avvicina si un piano B ma come B di Bagnoli. Nelle migliori delle ipotesi Jindal affermò che non vi era bisogno di una nave rigassificatore perché il preridotto lo avrebbe importato da altri impianti facendo di Taranto solo il resto delle lavorazioni senza area caldo e con 5000 occupati diretti in meno. Il punto resta che il siderurgico tarantino non rappresenta la produzione in sé ma un crocevia di affari, immagini geopolitiche, economiche che vanno dalle relazioni con il blocco ex sovietico per materia energetica alla produzione delle acciaierie del Nord Italia ormai green con i finanziamenti fregati a Taranto, sino a coprire ” l’ immagine di Paese industrializzato” . Tutto questo alla faccia della salute dei tarantini. Abbiamo aziende d’avanguardia di livello internazionale per l’acciaio green,pronte a dare il loro contributo purtroppo alla politica nazionale interessa solo come sacrificare fino all’ ultimo il siderurgico della Colonia Taranto per garantirsi i 6 milioni di tonnellate di acciaio annui

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