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Si è concluso positivamente giovedì 4 settembre, l’iter per il rilascio del provvedimento autorizzatorio unico regionale per il progetto “Realizzazione dell’impianto di dissalazione delle acque salmastre delle sorgenti del Tara e delle condotte di adduzione dell’acqua potabilizzata e di scarico della salamoia”, proposto da Acquedotto Pugliese SpA, come da determinazione motivata della conferenza di Servizi decisoria assunta in data 10.01.2025.

Quel giorno la Conferenza optò, a prevalenza dei pareri e quindi non all’unanimità, per la concessione della Valutazione d’Impatto Ambientale propedeutica al rilascio di tutte le autorizzazioni necessarie alla realizzazione ed all’esercizio dell’impianto (di fatto la questione sulla realizzazione o meno dell’impianto si chiuse quel giorno), mentre un mese dopo (il 20 febbraio) la Giunta regionale rilasciò l’Autorizzazione Paesaggistica.

Adesso quindi potrà partire definitivamente il cantiere, dopo che nelle scorse settimane erano partite le indagini ambientali preliminari, per le terre e rocce da scavo. All’atto della lettura dei documenti in essere, il costo totale del progetto ad oggi ammonta a 129.195.151,40 di euro. 

Un’immagine del progetto del futuro impianto di dissalazione

Come si ricorderà, diverse erano le situazioni rimaste ancora in sospeso. Una delle quali è stata superata dalla Provincia di Taranto che con una determina dirigenziale (n.666 del 22/05/2025) ha escluso l’intervento proposto dalla società Acque del Sud S.p.A. dalla procedura di Valutazione di Impatto Ambientale, in quanto non suscettibile di produrre impatti significativi sull’ambiente, subordinando l’efficacia del giudizio di compatibilità ambientale al rispetto delle prescrizioni e condizioni ambientali indicate nella medesima Determinazione che ricalcano quelle fornite dall’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale e quelle più restrittive rivenienti dalla procedura di PAUR regionale.

Parliamo della concessione al prelievo delle acque del Tara: concessione ex-Eipli (l’Ente per lo Sviluppo dell’Irrigazione la trasformazione fondiaria in Puglia, Lucania e Irpinia) scaduta, perché era venuto a mancare il soggetto Eipli sostituito dalla nuova società Acque del Sud SpA dal 1 gennaio 2024. Sul procedimento per il rinnovo della concessione ad Acque del Sud (che nell’incartamento del PAUR non è presente) è in corso una VIA (Valutazione Impatto Ambientale) che non si è ancora conclusa, e che anch’essa doveva essere acquisita dal PAUR. Da qui la decisione, determinante, da parte della Provincia.

La Regione Puglia ha inoltre concesso all’Autorità Idrica Pugliese (che a sua volta controlla tutte le attività dell’Acquedotto Pugliese) per i prossimi 30 anni di derivare dal fiume Tara, la portata massima di 1000 l/s ed un volume massimo di 31.536.000 metri cubi/anno, per consumo umano potabile, previo trattamento. L’uso per consumo umano potabile concesso è prioritario rispetto ad altri usi della risorsa idrica eventualmente concessi, o già in essere.

Tantissime le prescrizioni presenti all’interno del PAUR. Per quanto riguarda la problematica relativa all’interferenza dell’opera con la matrice acque sotterranee, era emerso il superamento di metalli e inquinanti inorganici in corrispondenza di tre campioni di acqua di falda. Più in generale, per ISPRA non si può escludere l’intercettazione della falda in altri tratti, quali ad esempio in corrispondenza delle vasche di ingresso e di uscita previste negli interventi necessari per realizzare gli attraversamenti con la tecnica no-dig. Si è quindi deciso di raccomandare che nei tratti in cui verrà intercettata la falda sia sempre previsto l’emungimento delle acque con l’uso di appositi impianti di Well point disposti da entrambi i lati delle trincee, e comunque che debbano essere messe in atto tutte le misure necessarie a mantenere asciutto il fondo dello scavo dalle infiltrazioni di acqua di falda, mediante aggottamento delle stesse e loro opportune gestioni.Le acque emunte saranno quindi stoccate in appositi serbatoi e quindi trattate come rifiuti liquidi.

Rispetto alle acque sotterranee, dal quadro ambientale ricostruito, non è quindi escluso che l’intervento di scavo possa intercettare le acque sotterranee. Ciò malgrado, ISPRA sottolinea che “in considerazione dello stato qualitativo delle acque, per entità e tipologia della potenziale contaminazione riscontrata (contaminanti inorganici), nonché delle caratteristiche generali dell’intervento (scavi lineari di profondità limitata e attraversamenti con tecnica no-dig), si ritiene comunque che tale interferenza non sia pregiudizievole rispetto alla realizzabilità dell’opera prevista. Dovranno in ogni caso essere messe in atto tutte le misure necessarie già previste dal Proponente affinché venga mantenuto asciutto il fondo dello scavo dalle infiltrazioni di acqua di falda”.

Anche la sezione Ambiente della Regione Puglia tra le prescrizioni indicate ha previsto che “sia garantita la protezione della falda acquifera, predisponendo ogni idoneo accorgimento atto a scongiurare la diffusione sul suolo di sostanze inquinanti a seguito di sversamenti accidentali sia in fase di cantiere che in fase di esercizio; nell’area di insediamento impiantistico sia attuato il riutilizzo delle acque meteoriche di dilavamento tramite appositi sistemi di raccolta, trattamento ed erogazione secondo le prescrizioni”.

E’ chiaro dunque che la partita principale si gioca tutta sul prelievo dell’acqua e che la derivazione sul corpo idrico e il rischio che, per effetto della derivazione, il corpo idrico interessato possa riportare un deterioramento del loro stato di qualità, ovvero possa non raggiungere gli obiettivi ambientali perseguiti dal Piano di Gestione delle Acque. Che è da sempre il punto su cui ARPA Puglia ha posto l’accento e sul quale ha motivato il suo parere negativo alla realizzazione dell’opera.

Sul fiume insistono già i prelievi di Acque del Sud a fini irrigui e soprattutto industriali dell’ex Ilva. La coesistenza di tutti i prelievi idrici cumulati (dissalatore Acquedotto pugliese più derivazione Acque del sud ad uso irriguo e industriale), secondo Arpa Puglia “impedirebbe il raggiungimento dell’obiettivo di qualità dell’habitat di tipo elevato. Sul Tara insisterebbero due prese d’acqua e, tenendo conto che dalle simulazioni effettuate la richiesta complessiva di prelievo si attesterebbe a 2,1 metri cubi al secondo, e che la prescrizione formulata dalla Commissione Via regionale ha richiesto che il prelievo di portata sia al massimo pari a 1 metro cubo al secondo, si rischierebbe il collasso del corpo idrico”.

L’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale ha rilevato, al riguardo, che in base al quadro conoscitivo posto a corredo del Piano di Gestione delle Acque redatto dalla scrivente Autorità di Bacino Distrettuale,

il Fiume Tara è classificato come corpo idrico superficiale, caratterizzato da stato ecologico scarso e da mancato conseguimento dello stato chimico buono. Il Piano di Gestione delle Acque – Ciclo 2021-2027 – prevede che per il fiume Tara si raggiunga l’obiettivo di stato ambientale sufficiente.

Da uno studio specialistico redatto dal CNR si prende atto che la concessione per la derivazione ad uso irriguo e industriale in capo ad Acque del Sud SpA è in fase di rinnovo e che, sulla base delle attuali e future esigenze, la società in parola ha rimodulato il prelievo in favore delle utenze irrigua e industriale, prevedendo la derivazione di una portata massima complessiva pari a 1100 l/s, data dalla somma di una portata di 800 l/s da derivare durante l’anno per l’uso industriale e di una portata di 300 l/s da derivare per uso irriguo nel semestre aprile-ottobre.

Pertanto l’Autorità di Bacino Distrettuale ha imposto che “ai fini del rispetto del Deflusso Ecologico e del Deflusso Minimo Vitale, sia garantito il rilascio di portate non inferiori ai valori di magra naturale del fiume. La portata rilasciata potrà assumere valore minore di 2 m3/s (con limite minimo di 0,5 m3 /s), sia in caso di sola derivazione potabile sia in caso di derivazione plurima, per un periodo di durata massima di 2 mesi all’anno; le portate rilasciate per il rispetto del DE/DMV dovranno essere soggette a costante monitoraggio, i cui risultati dovranno essere trasmessi con cadenza annuale all’Ente concedente e alla scrivente Autorità di Bacino; nella eventuale impossibilità di derivare sempre il massimo della portata richiesta con la portata indicata in concessione, il deficit di prelievo dovrà essere compensato tra i soggetti utilizzatori secondo regole condivise”.

Anche in questo caso però, ARPA Puglia fa notare che il “deflusso minimo vitale” non è sinonimo di “privo di impatti sull’ambiente” per cui lo esclude dalla VIA. Infatti, il deflusso minimo vitale non permetterà il raggiungimento dello stato ecologico buono, come dichiarato dagli stessi consulenti di AqP. Se avessero garantito una limitazione della derivazione richiesta a 1,3 mc/s complessivi, anche il parere di ARPA probabilmente sarebbe diventato favorevole con prescrizioni.

La Provincia di Taranto, con la determina dirigenziale (n.666 del 22/05/2025) ha inoltre autorizzato Acquedotto Pugliese SpA, allo scarico in corpo idrico superficiale (Mar Grande) delle acque reflue industriali di salamoia. La salamoia prodotta dall’osmosi, scaricata nell’area portuale dovrà rispettare tutti i valori limite in acque superficiali con prelievo e successiva verifica del rispetto dei parametri chimico/fisici da effettuare con cadenza mensile. È stata prescritta anche l’istallazione di un sistema di misurazione del flusso e dei volumi in ingresso e in uscita e la predisposizione e compilazione di uno specifico registro per la contabilizzazione dei volumi. Più tutta un’altra serie di prescrizioni.

Dunque, a meno di cambiamenti che ad oggi non s’intravedono, l’impianto sarà realizzato. Nonostante, è bene ricordarlo, il parere del Ministero della Cultura che attraverso la Soprintendenza PNRR ministeriale in un documento di oltre 50 pagine abbia espresso la sua netta contrarietà, sottolineando come nessuna mitigazione o variante al progetto, cambierebbe la valutazione del Ministero, che ha candidamente affermato come l’opera sarebbe dovuta essere realizzata altrove visto che la stessa, nel luogo in cui è stato deciso di realizzarla, è in contrasto con il paesaggio e l’ambiente circostante sotto ogni punto di vista.

Come abbiamo sempre sottolineato quindi, pur non negando affatto l’utilità di un impianto del genere, si sarebbero potute quanto meno recepire le indicazioni di ARPA Puglia sul prelievo delle acque. E, forse, si sarebbe potuto individuare anche un altro luogo visto che la realizzazione del dissalatore entrò anni addietro nella vicenda legata all’utilizzo di acqua da parte del siderurgico, una volta naufragato il progetto legato alla condotta del depuratore Gennarini. Stante però l’avvio dell’ex Ilva verso la dimissione dell’area a caldo nel prossimo futuro, l’intero progetto avrebbe potuto essere ripensato sotto diversi punti di vista. Così non è stato.

(leggi tutti gli articoli sul dissalatore sul Tara https://www.corriereditaranto.it/?s=dissalatore+&submit=Go)

3 risposte

  1. Buongiorno
    La giunta comunale e il suo Sindaco sono molto impegnati, per queste frivolezze.
    Loro erano tutti ieri a vedere Piero Pelù e orchestra Magna Grecia presso il sito Oasi dei Battendieri.
    Hanno potuto vedere il concerto sin dall’ inizio la manifestazione Medita, in quanto gli altri arrivano con 1 ora di ritardo circa in quanti la circurmarpiccolo era ostruita causa ingrestto Oasi stradina rurale una corsia.
    Nessuna via di fuga …ma loro erano li a presenziare.
    Una vergogna bisognerebbe parlarne anche di questa manifestazione, senza criterio logistico

  2. Che giunta di mer. vergogna ,e noi tarantini non facciamo nulla contro questo ennesimo delitto nei confronti di Taranto .Stanno andando avanti da dio senza ostacoli ,non ci posso credere ,Taranto diventerà sempre più schifosa oltre che isolata e brutta ,ormai vi state prendendo gioco di noi ,e quel minchione di sindaco non muove un’unghia per fermare l’ennesima catastrofe ,dove sono quei farabutti che bloccano le strade,perché a Taranto che davvero serve il loro intervento non ci sono ,santo dio ,mercenari di me.Tra altri ,massimo ,dieci anni Taranto sarà il riflesso di un cesso a cielo aperto ,oltre che terra di conquista ,questo è un crimine basta non ne possiamo più ,siamo veramente stanchi, ormai da cittadini non serviamo più a una beata minchia..e poi per il comparto 32 hanno fatto tutto quel casino inutile ,lega ambiente siete dei corrotti inutili ,vergogna ,ambientalisti dj me. Che schifo

  3. Questo è uno dei degli ultimi regali che quel maledetto di Emilio e la sua giunta ci stanno lasciando ,oltre l’isolamento territoriale ,Emilio e co che voi siate dannati per l’eternità .

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