Da tempo sono fuori dal Pd e alle recenti amministrative si sono schierati nella coalizione di civiche e centrodestra a supporto di Checco Tacente, ma quella scelta era evidentemente transitoria. Un’anomalia, una parentesi.
Ora tornano a fare il filo alla casa-madre e in particolare ad Antonio Decaro, che ha ufficializzato la sua candidatura a presidente della Regione Puglia: sono alcuni ex melucciani, così definiti perché fedeli all’ex sindaco nel momento della burrasca che ha preceduto le firme dal notaio per l’ammutinamento del febbraio scorso.
Qualche nome? Giampiero Mancarelli, Gianni Azzaro, Valerio Papa. Nei giorni scorsi hanno postato sui social foto dell’ex sindaco di Bari o selfie con lui. “Daje, noi ci siamo”, scrive l’ex presidente di Kyma Ambiente. “Felice e onorato di esserti stato vicino in questi anni, e pronto a farlo ancora”, sottolinea Azzaro. “La sua candidatura alla presidenza della Regione rappresenta una grande occasione per i pugliesi”, annota Papa.
Anche l’ex consigliere comunale Cataldo Fuggetti ha condiviso su Facebook un reel che riguarda Antonio Decaro, in questo caso senza frasi ma con tre emoji bicipite. “Forza Antonio, Vota Antonio”, è il leitmotiv che attraversa dichiarazioni e post.
Una corsa ad accreditarsi nuovamente, quasi una gara a chi si riposiziona più velocemente accanto al candidato più forte del momento. In politica, del resto, vale tutto, a sinistra come a destra, e il centro ospita occasionalmente esponenti di entrambi gli estremi, spesso senza grandi imbarazzi.
Nulla di eclatante, sia chiaro. Ma sono dinamiche che inevitabilmente creano un certo disorientamento negli elettori, sempre più spaesati davanti a un’offerta politica che cambia pelle a seconda delle convenienze.
A Taranto poi i ripetuti cambi di casacca – e qui ci sono campioni assoluti della disciplina – hanno assunto nel tempo i contorni di una (non piacevole) consuetudine. Passaggi da maggioranza a opposizione e viceversa nell’arco della stessa consiliatura non scandalizzano quasi più nessuno, anche se restano motivo di diffidenza per chi guarda da fuori.
Intanto, Decaro inizia a incassare il sostegno anche di chi, alle ultime comunali, correva con Salvini e al ballottaggio con l’intero centrodestra.
Un paradosso apparente, ma in realtà una fotografia fedele di come si muove la politica locale: il voto è alla persona, ripetono i sostenitori. Un mantra che assolve ogni spostamento e che rende secondarie, almeno sul piano pratico, le appartenenze ideologiche. Tutto si riduce a una questione di rapporti di forza, di capacità di attrazione e di consenso personale. E su questo terreno l’ex sindaco di Bari sembra avere, oggi, una marcia in più.




Prima c’era solo “Lui” unto dal Signore. Poi fu l’apocalisse. Tutti i candidati, a prescindere dai loro schieramenti, devono essere belli, simpatici, giovani e non ha importanza come intendo affrontare i problemi. Si vota per la persona è l’alibi dei transfughi senza pudore e i vari partiti e candidati sono pronti a giustificare e ad accogliere di tutto un poco. Che De Caro sia un buon candidato per i centro sinistra è fuori discussione, ma questo non è a merito del suo partito o schieramento ma tutto merito suo. Ma se De Caro fosse un cattivo candidato o avesse mal governato il comune di Bari il demerito sarebbe del suo gruppo politico. Ma come funziona la nostra mente? Possibile che trasformisti e voltagabbana siano solo tra i pretendenti al trono o anche a uno sgabello e non siano diffusamente presenti tra noi comuni cittadini?