Ad oltre un anno di distanza dal suo insediamento alla guida del Museo Nazionale Archeologico di Taranto, abbiamo chiesto alla direttrice Stella Falzone di tracciare un bilancio di questa esperienza e di parlarci della progettualità futura.
“Misuro la performance del MArTA in base a ciò che siamo riusciti a seminare e mettere in cantiere come squadra. Infatti, il mio arrivo a Taranto ha coinciso con una fase molto importante per la storia del nostro Istituto, grazie all’arrivo di nuovi funzionari archeologi, architetti, di una restauratrice, che si sono innestati all’interno di un team già ben strutturato – ha dichiarato nella sua introduzione alla risposta – Il Museo archeologico nazionale di Taranto non solo svolge un ruolo fondamentale per la custodia, la tutela e la valorizzazione della collezione, ma costituisce una vera e propria fucina di ricerca e di studio, come centro di promozione di iniziative culturali che si originano dalla ricchezza e dalla varietà del nostro patrimonio museale, che vengono proposte ad un pubblico sempre più ampio.
La squadra che, con il mio coordinamento ha lavorato per i progetti didattici, per un ampliamento dell’accessibilità fisica e cognitiva, per le mostre, gli eventi, per il nuovo progetto espositivo e per tutte le attività di ricerca scientifica del MArTA, ha portato ad un incremento sensibile di visitatori paganti e pertanto ad un bilancio economico che negli ultimi 8 mesi del 2025 (gennaio-agosto) si è tradotto in oltre 225mila euro di incassi”.
Quali sono stati gli elementi di innovazione?
“Un museo archeologico innova quando si preoccupa di attrarre ogni fascia di età e di essere totalmente accessibile per un pubblico sempre più ampio, dai 0 ai 100 anni. In questa direzione abbiamo realizzato le nostre postazioni tattili e olfattive grazie all’impiego di fondi del PNNR, e abbiamo messo a disposizione dei visitatori il servizio di audio guide in 5 lingue, ma soprattutto ci impegniamo nel quotidiano con scuole, enti e associazioni del territorio per trasferire il valore e garantire il futuro a tutto il nostro patrimonio culturale”.
Quali, invece, i punti di forza del MArTA e che risposta c’è stata quest’anno dal punto di vista turistico?
“Taranto continua ad essere fanalino di coda rispetto ai flussi turistici di carattere regionale. I turisti da Taranto non passano. Non ci arrivano in aereo, e di recente anche in treno è difficile viaggiare. I turisti vengono di proposito (spesso fortunatamente sono veri e propri estimatori del MArTA), o grazie alla movimentazione generata dalle crociere, che però costituisce un turismo “tutto compreso” dove spesso i pacchetti sono già decisi a bordo. Ogni turista approdato al MArTA, in questi mesi, ha pertanto optato per una visita al museo di Taranto facendo una scelta precisa che deriva dall’idea, per fortuna ancora molto forte, delle origini ‘nobili’ di questa città e dell’importanza della sua storia. Io vedo ancora ampi margini di crescita del settore, e questo attiene anche alla mia indole di persona ottimista, ma occorre che ognuno faccia la sua parte. Non basta un bel museo, un bel castello o un mare da fare invidia ai Caraibi. Ciò che manca ora non significa che non possa essere implementato nel prossimo futuro. Al museo stiamo lavorando notte e giorno per migliorare e rendere sempre più bella l’esperienza di fruizione e i risultati sono in quell’aumento di visitatori certificati dai nostri incassi”.
Pensa che sia importante creare una rete con gli altri attrattori culturali e turistici della città?
“Indispensabile. Non solo per le ragioni che spiegavo prima, ma anche perché il MArTA è il segno dell’impegno nella tutela e nella salvaguardia di tante donne e uomini del passato, che va restituito a tutto il territorio, dal Salento alla Daunia, passando anche per le interconnessioni con i più importanti musei e istituzioni culturali italiane ed estere”.
Ci sono nuovi progetti in cantiere o attività che sono risultate premianti e che saranno riproposte?
“La restituzione alla comunità è valore. Perché se si conosce il potenziale della ricchezza che custodiamo siamo portati a proteggerla. Per questo, ad esempio, collaboriamo con il Comune di Ugento, da cui proviene il nostro capolavoro di bronzo dello Zeus. Abbiamo interessanti interlocuzioni con i Comuni di Putignano e di Martina Franca. Ma ogni anno consegniamo nelle mani di giovani studenti di Taranto il MArTa, attraverso il progetto “Archeo Bimbi”. Sono il migliore investimento in futuro che questo territorio può fare”.
Cosa pensa di Taranto, delle sue potenzialità e della voglia di diversificare il suo futuro per affrancarsi dalla monocultura siderurgica?
“Il potenziale è enorme e la storia insegna. Taranto è rinata molte volte nel passato e si poneva intelligentemente problemi di natura ambientale e urbanistica anche ai tempi della Lex Municipii, la cui lastra originale (in prestito dal MANN) è in esposizione nelle nostre sale fino alla fine dell’anno. Ma allora come oggi serve pianificazione. Per questo occorre una nuova stagione culturale e di risveglio civico che deve coinvolgere tutti gli ambiti produttivi del territorio, compreso quello industriale, come anche il settore culturale dall’enorme potenziale, in una visione compatibile con il benessere dei cittadini: così la città sarà in grado di formare nuovi cittadini e una nuova classe dirigente. Il futuro è un processo di crescita e maturazione che ha bisogno di tempo, e di molta cura”.



