Luca Lazzaro è stato candidato del centrodestra (in quota Fratelli d’Italia) al primo turno di ballottaggio alle recenti amministrative. L’ex presidente di Confagricoltura Puglia ha incassato la sconfitta, si è fatto da parte, non con troppa convinzione, al secondo turno per agevolare un apparentamento con i leghisti e gli ex melucciani guidati da Tacente, ha incassato la seconda sconfitta al ballottaggio (come esponente della coalizione) ma anziché sparire dai radar e imboscarsi in qualche commissione, ha deciso di onorare al meglio la sua carica di consigliere comunale, intervenendo di sovente sulle questioni che riguardano Taranto.

Di recente in un comunicato stampa ha parlato di città bloccata da veti ideologici e immobilismo. Il corriereditaranto.it, nel corso di una lunga intervista, gli ha chiesto di spiegare meglio questa frase.

“’È sotto gli occhi di tutti quello che sta accadendo rispetto alle dinamiche di costruzione di un futuro per Taranto. Abbiamo un centrosinistra che governa questa nostra terra e non in grado di costruire un percorso chiaro per la città.Taranto è rimasta prigioniera di veti ideologici, in particolare sul futuro dell’ex Ilva. Questo immobilismo ha bloccato ogni prospettiva di crescita. Per anni ci si è divisi tra chi diceva soltanto no e chi si rifugiava negli annunci, senza mai costruire soluzioni concrete. Il risultato è che oggi Taranto si trova senza un modello di sviluppo chiaro e senza una guida capace di indicare la direzione”.

Non pensa che da anni si stia facendo finta di creare un’alternativa alla monocultura dell’acciaio ma alla fine si continua a pensare solo alla salvaguardia del siderurgico…

“Noi abbiamo necessità innanzitutto che ci sia un’industria che rinasca da un’economia sostenibile che possa fare da traino agli investimenti. Certo, le monoculture non fanno mai bene perché si ha necessità, nei momenti in cui un settore economico non va bene, di colmare le carenze con altri settori, con altre opportunità di sviluppo. Ecco perché noi abbiamo la necessità di essere un tessuto cittadino, economico, territoriale pronto ad accogliere gli investimenti. A me pare, invece, che li stiamo allontanando. Noi tarantini abbiamo sofferto tanto per le scelte ambientali ma affrontare le problematiche non significa buttare tutto, significa intervenire laddove si deve intervenire in maniera decisa e netta”.

Insomma serve decisionismo e non il cerchiobottismo con il quale si è andati avanti sinora…

“In questo quadro di immobilismo locale, va, invece, riconosciuto che il Governo Meloni ha iniziato a muovere passi concreti e decisi per Taranto. Lo sblocco dei lavori per i Giochi del Mediterraneo 2026 rappresenta una scelta chiara: non solo un evento sportivo, ma un’occasione di rilancio infrastrutturale, turistico ed economico per la città. Il rilancio del Contratto Istituzionale di Sviluppo (CIS) sta restituendo centralità a progetti fermi da troppo tempo, con l’obiettivo di trasformare risorse già stanziate in cantieri veri e lavoro sul territorio.

Il Governo Meloni ha avviato anche un tavolo per lo sviluppo di Taranto come strumento operativo per verificare le condizioni necessarie ad attrarre nuovi investimenti e per favorire la costruzione di filiere produttive solide sul territorio. Un tavolo che deve trasformarsi in cabina di regia, capace di mettere insieme risorse, imprese e istituzioni per dare finalmente a Taranto un futuro industriale ed economico diverso, moderno e competitivo.

Queste iniziative dimostrano che quando c’è la volontà politica, le soluzioni si trovano. Ma per funzionare hanno bisogno di un territorio pronto a fare la sua parte: con amministrazioni locali capaci, con un’università al passo con le sfide, con un clima che favorisca gli investimenti anziché scoraggiarli”.

Ha citato l’università, quella di Taranto è ancora alla ricerca di una sua identità.

“Non basta sbandierare l’apertura di nuovi corsi di laurea solo per dire che abbiamo l’università a Taranto. L’università deve essere uno strumento vero di sviluppo, e i percorsi formativi devono essere pensati in funzione delle traiettorie economiche e sociali che vogliamo costruire. Servono lauree collegate ai settori strategici: energie rinnovabili, economia del mare, aerospazio, agroalimentare innovativo, turismo sostenibile. Taranto cosa vuole essere? L’università che noi vogliamo deve avere un indirizzo preciso”.

Vogliamo parlare anche di un porto che resta sempre legato a doppio filo alle vicende del siderurgico o di un turismo che stenta a decollare per mancanza di una visione strategica?

“Sono 12 anni che c’è questa situazione, non è da ieri, non è da un anno fa. Perché i governi precedenti non hanno affrontato la crisi di Taranto, o se l’hanno affrontata non hanno sciolto i nodi che ci sono. Hanno tirato a campare.

Il porto di Taranto oggi è in una condizione di enorme difficoltà perché mancano i traffici dell’Ilva e quindi anche qui bisogna diversificare. Se noi non costruiamo quel percorso di sviluppo il porto morirà, definitivamente.

E poi si vuole puntare in maniera decisa sul turismo? Abbiamo un attrattore gigantesco che è la Città Vecchia, con i suoi ipogei, con le sue chiese, con il suo castello. Però non siamo in grado di accogliere nè di mettere a disposizione dei turisti servizi all’altezza”.

Senta, a parte queste macro questioni, il cittadino di Taranto nei primi 90 giorni circa di governance del sindaco Bitetti pare abbia percepito la mancata soddisfazione di quel bisogno di ritorno alla normalità di cui si è tanto parlato in campagna elettorale. Che ne pensa?

“Io credo che non siano stati fatti passi avanti e voglio essere come al mio solito estremamente equilibrato nelle affermazioni che faccio, anche quando parlo degli avversari politici. La questione è che se tu non costruisci e non superi tutta una serie di problematiche di cui parlavamo all’inizio, ovviamente la città non ha un futuro sotto tanti punti di vista. Occorre avere la capacità di governare la città e di costruire un percorso oppure facciamo scelte di carattere diverso, perché Taranto deve continuare ad andare avanti”.

E la scelta di carattere diverso significa tornare di nuovo al voto?

“Noi abbiamo proposto un progetto politico ma i tarantini hanno scelto altro, hanno scelto la continuità amministrativa del centrosinistra.

Rifarebbe la scelta di salire sullo stesso palco con Tacente e chiedere ai tarantini al ballottaggio di votare per lui?

“Noi abbiamo fatto una scelta per il centrodestra; da quell’apparentamento magari avremmo ottenuto anche un Consiglio comunale diverso e quindi c’erano delle condizioni di partenza positive rispetto a un percorso di quel tipo. Io rifarei tutte le scelte, innanzitutto perché la mia campagna elettorale è stata una delle cose più belle che abbiamo mai fatto nella vita. La città aveva voglia di cambiare e ha voglia di un cambiamento forte”.

E perché alle urne non è accaduto questo?

“Perché pezzi di città non hanno abbracciato il nostro progetto di cambiamento o non credono più nel cambiamento e non vanno a votare. La questione è che oggi bisogna costruire un percorso per Taranto, ecco perché io ho accettato la carica di consigliere comunale”.

Questo percorso del centrodestra dove conduce?

“Io credo che Taranto abbia necessità della costruzione di un’alternativa. Quella forza di cambiamento io la sento ancora. La costruzione è un percorso lungo che non è mai stato fatto prima perché chi ci ha preceduto o non ha voluto operare determinate scelte o non è stato capace di farle…”.

Intanto adesso per le elezioni regionali si sta ricreando lo stesso immobilismo delle amministrative a Taranto. All’orizzonte ancora non si vede un candidato alla presidenza.  Circa un mese fa il leghista Claudio Durigon, sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, aveva dichiarato che la stagione delle candidature di bandiera in Puglia ormai è finita e che serviva individuare in tutta fretta un candidato presidente di estrazione civica, in grado di allargare la coalizione e di parlare a tutta la società pugliese. Il tempo è trascorso inesorabile e nel frattempo il centrodestra nei sondaggi sarebbe dietro di 30 punti al centrosinistra, tanto da far dichiarare in modo spavaldo al presidente uscente Emiliano che la loro coalizione vincerebbe anche con un candidato presidente del M5S…

“Il centrodestra se vuole avere la speranza di costruire un’alternativa, deve uscire con una candidatura credibile e forte in tempi brevissimi, perché la Puglia lo merita. In questo momento abbiamo un centrodestra che sta governando il Paese in maniera stabile grazie alla nostra premier Meloni.  Da uomo del territorio, da imprenditore del territorio, al di là del ruolo politico, io ritengo che è necessario che ci sia un’alternativa rispetto a un percorso di continuità dovuto ad un lungo periodo di governo del centrosinistra. L’alternanza fa bene alla democrazia, è necessaria alla democrazia. Abbiamo visto chiaramente che in Puglia il centrosinistra ha costruito in questi anni un sistema che si autotutela per rimanere al potere. Oggi Decaro con un colpo di spugna disconosce i suoi padrini politici che hanno fatto della Puglia quello che tutti noi vediamo in termini di sanità, economia e lavoro”.

Come in tanti dicono, è troppo facile parlare quando si è all’opposizione…

Non è così. Se io volessi entrare in polemica ogni giorno, ad esempio, con la nostra Amministrazione comunale, lo potrei fare. Invece evidenzio delle criticità in maniera costruttiva, proponendo delle soluzioni. Magari possono essere anche da stimolo se dall’altra parte ci sono delle persone aperte. Anche le proposte che arrivano dalle minoranze possono essere utili. Quindi non un’opposizione a prescindere, a tratti plateale come siamo stati abituati a vedere nelle scorse consigliature, ma un’opposizione costruttiva, l’ho detto sin dal discorso di insediamento del consiglio comunale”.

 

 

 

 

 

 

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