La Conferenza dei Servizi decisoria ha approvato in via definitiva il programma “Basi Blu” – Progetto per i lavori di adeguamento e ammodernamento delle capacità di supporto logistico delle basi della Marina Militare Italiana – Stazione navale in mar Grande di Taranto – Intervento A”, che consiste nel potenziamento della Stazione Navale della Marina Militare Italiana in Mar Grande di Taranto.

L’intervento che supera i 500 milioni di euro su un totale di oltre 2,5 miliardi di euro, rientra nel programma che comprende diversi interventi sul territorio nazionale (oltre a Taranto sono interessate anche Augusta, Brindisi e La Spezia), in particolare sul sistema delle infrastrutture portuali militari, consistenti sia nell’ammodernamento di strutture esistenti, che nella realizzazione di nuove strutture, per raggiungere diversi obiettivi: maggiore rispondenza delle infrastrutture ai requisiti degli attuali e futuri assetti navali, efficientamento energetico e resilienza, riduzione dei costi di manutenzione, digitalizzazione e telecontrollo delle reti impiantistiche, miglioramento degli ambienti di lavoro e delle infrastrutture logistiche, resilienza cyber.

Più nello specifico, il programma mira ad intervenire, “attraverso una profonda ed estesa attività d’indagine ambientale ed una successiva attività di adeguamento delle capacità logistiche delle basi navali militari, principalmente in ambito di costruzioni marittime e impiantistiche (realizzazione di moli, banchine e/o miglioramento degli impianti), consentendo al contempo efficientamento generale dei sistemi (cold iron strategy), riduzione degli sprechi ed un conseguente abbattimento delle emissioni”. L’intento “è poter disporre di strutture resilienti, che mirino ad essere sempre più indipendenti in termini energetici. L’intendimento è quello di realizzare, all’interno delle basi navali, parchi fotovoltaici che permettano alla singola installazione di tendere all’autosufficienza”. Il programma si muove “nell’ottica della razionalizzazione dei beni demaniali, favorendo la possibilità che essi possano seguire una “naturale evoluzione” e restare al passo con i tempi, nonché costituire punto di riferimento per le esigenze NATO, adeguando e in altri casi potenziando la ricettività di mezzi navali dell’Organizzazione”.

Il progetto definitivo per la Stazione Navale in Mar Grande, di cui si parla già da alcuni anni, prevede diversi interventi.

Nella Gazzetta Ufficiale n. 304 del 7 dicembre 2020 venne pubblicata la delibera CIPE n. 51/2020 che assegnava le risorse per l’ammodernamento della stazione navale in Mar Grande. La delibera si collocava nell’ambito delle attività del Contratto istituzionale di sviluppo dell’area di Taranto ed era in linea con le prospettive del Ministero della difesa di realizzare a Taranto un’infrastruttura portuale moderna e adeguata alle esigenze d’ormeggio delle nuove unità navali e, in genere, alle nuove esigenze operative della Marina militare italiana.

A valere sulle risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione 2014-2020, rientranti nelle disponibilità del Ministro del Sud, il Comitato interministeriale, in particolare, dispose l’assegnazione di 79,2 milioni di euro, finanziando il progetto di adeguamento alle nuove necessità del Molo Rotundi e la riqualificazione dell’area Chiapparo, entrambi collocati nel Mar Grande. Il finanziamento assegnato era correlato a un intervento complessivo più ampio del costo determinato in circa 203 milioni di euro, di cui 191 per l’ammodernamento della Base Navale e 11, 6 milioni per la riqualificazione dell’Area Chiapparo.

L’operazione della stazione navale in Mar Grande permetterà di liberare la stazione Torpediniere situata nel Mar Piccolo, che potrà così essere riqualificata e destinata a diversi usi ancora però tutti da chiarire.

Una visuale della stazione Torpediniere

I servizi di progettazione di fattibilità tecnica ed economica, definitiva, esecutiva compreso il Piano di sicurezza e coordinamento e le caratterizzazioni ambientali e geologiche sono stati aggiudicati, a seguito di procedura di gara presso GENIODIFE, al R.T.P.S. PROGER S.P.A. (mandataria), SWS ENGINEERING  S.P.A., VAMS INGEGNERIA S.R.L., DINAMICA S.R.L., HS MARINE S.R.L. (mandanti).

Il primo intervento riguarda l’ampliamento del molo esistente denominato Molo Rotundi con conseguente disponibilità di un posto d’ormeggio aggiuntivo per “Large Ship” sul suo lato esterno e con la creazione di una vasca di colmata per il refluimento dei sedimenti dragati. Si prevede la realizzazione mediante impalcati a giorno su pali trivellati in calcestruzzo con getto in opera di pulvini in calcestruzzo armato su cui saranno posizionate le travi prefabbricate in calcestruzzo armato e su queste le piastre tipo “predalles” e la soletta di completamento. L’impalcato è poi completato con una sovrastruttura in calcestruzzo alleggerito e pavimentazione in calcestruzzo armato, all’interno della quale verranno allocati i cunicoli dei sottoservizi.

Il secondo riguarda la realizzazione, nella zona Nord, di un nuovo molo, denominato Molo Pugliese, di lunghezza complessiva di 433 m posto a 260m a nord dalla radice settentrionale dell’ampliamento del molo Rotundi che consentirà l’ormeggio delle navi su entrambi i lati. Un terzo riguarda, invece, la realizzazione di un nuovo dente di attracco sul lato interno del Molo Rotundi: posto a sud del Molo Rotundi e di forma trapezoidale, presenta lunghezza pari a 78 m lungo la direzione parallela del molo esistente, di larghezza 60 m nella direzione perpendicolare.

E’ poi previsto il consolidamento delle banchine della Darsena Grande: si tratta di una struttura a pianta rettangolare, il cui lato ovest risulta aperto verso il mare; il lato nord ha lunghezza pari a 490 m, l’est pari a 200 m ed il sud, delimitato dalla banchina sud, pari a 530 metri. I manufatti di banchina esistenti ricadono in quattro diverse categorie di opere: cassoni cellulari, paratie in calcestruzzo armato con sezione a T, muri in calcestruzzo armato a speroni, muri a gravità. L’attuale configurazione delle opere di banchina deriva infatti dai lavori di realizzazione della Base Navale condotti tra il 1990 e il 1996 che hanno modificato la configurazione del preesistente bacino di carenaggio.

Tra gli interventi previsti vi è poi la realizzazione di una nuova banchina a terra (NBT) di collegamento tra il molo Rotundi e il molo Pugliese: la banchina ha la funzione di assicurare l’attracco e l’ormeggio delle Unità Navali FREMM e di contenimento della nuova colmata in cui troveranno definitiva sistemazione gran parte dei sedimenti di dragaggio provenienti dai lavori di approfondimento dei fondali previsti in Darsena Grande. Oltre al prolungamento della Galleria servizi e implementazione degli impianti al fine di servire il nuovo Molo Pugliese: connessa alla testata della Galleria esistente presso il Molo Rotundi, ha il compito di servire la Darsena nord, estendendosi alle spalle della nuova banchina a terra (NBT). E ad una nuova struttura per il controllo visivo delle attività navali e portuali che gravitano intorno alla nuova Darsena nord: la distanza tra la torre principale e la Darsena nord ha giustificato l’opportunità di realizzare la Sala operativa di supporto che, di altezza pari a 21,45 metri e 8 livelli, sorge su un piazzale piano a quota + 5.50 metri circondato da marciapiedi di larghezza pari a 1,50 metri.

Assume una rilevanza ambientale di non poco conto anche l’intervento che prevede dragaggi, bonifica e trattamento fanghi: interventi finalizzati a raggiungere la profondità di -12 m all’interno della Darsena Grande, delle zone di manovra e della nuova Darsena nord. I dragaggi, eseguiti con benna ambientale hanno avuto e avranno la costante supervisione del Dipartimento di Taranto dell’ARPA Puglia.

Vi sono poi tutti i lavori che riguardano la sistemazione dell’area logistica, dei fabbricati e di urbanizzazione: l’area logistica, collocata alle spalle della nuova banchina a terra, risulta composta dalle seguenti unità: 4 magazzini di circa 50 mq l’uno (FREEM) e 5 magazzini di circa 50 mq l’uno (PPA) ricompresi all’interno di 1 edificio di superficie lorda pari a 500 mq; 1 magazzino di circa 100 mq (LHD) ed 1 magazzino di circa 100 mq (LHA) ricompresi all’interno di 1 edificio di superficie lorda pari a 225 mq. I due edifici, realizzati con struttura in cemento armato prefabbricata, sono costituiti da moduli di 7,30 x 7,30 m e altezza pari a 7,00 m; gli infissi esterni verticali sono in alluminio verniciato bianco a taglio termico e giunto aperto e vetrocamera.

Previste infine opere impiantistiche per ampliamento reti a servizio delle nuove banchine, all’interno dei nuovi volumi e all’interno e all’esterno delle centrali tecnologiche esistenti e la realizzazione di un collettore di scarico delle acque meteoriche cittadine: un unico “collettore circolare in calcestruzzo armato di diametro 2400 mm” sostitutivo della condotta prevista in progetto per la messa in sicurezza del quartiere CEP Salinella e di quelle esistenti, utile per contemperare anche la necessità di salvaguardare la Galleria Borbonica.

Un progetto che dimostra, ancora una volta, la strategicità della città di Taranto nel panorama geopolitico internazionale. Un progetto che se da un lato può non piacere e far preoccupare, visto lo scenario globale attuale, dall’altro assume una rilevanza non da poco in termini ambientali (oltre ai dragaggi e alla bonifica dell’area ciò permetterà un restringimento del perimetro del SIN di Taranto).

Oltre a lasciare intravedere la possibilità per la Comunità di iniziare a riappropriarsi di almeno una parte del tessuto urbano che si affaccia sul Mar Piccolo, da decenni chiuso e inaccessibile, uno scrigno che ha mantenuto intatta gran parte della sua bellezza e che potrebbe, se ben gestito e valorizzato, scrivere una nuova pagina per Taranto e i suoi cittadini.

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