Il mare come eterna fonte di ispirazione. Il mare, in questo caso l’Adriatico, quale strada condivisa che unisce popoli e culture, che si fa luogo di scambio di conoscenze ed esperienze.

È stato il trait d’union dei due progetti trasfrontalieri BioTourS e BioTours 2.0, finanziati dal Programma Interreg IPA South Adriatic, che ha coinvolto Puglia, Albania e Montenegro.

A gestirli, insieme ai partner albanesi e montenegrini, la Jonian Dolphin Conservation, che nella mattinata di sabato 4 ottobre ha presentato i risultati di studi e ricerche scientifiche orientate all’obiettivo comune di “proteggere la risorsa mare e salvaguardare l’ecosistema marino”.

L’occasione propizia è stata quella della Giornata della Cooperazione, celebrata a Palazzo Amati (sede della JDC) ed intesa non solo come azioni condivise tra popoli differenti ma anche tra l’uomo e il mare.

“Quello che porterò sempre con me di questa esperienza – ha raccontato Carmelo Fanizza, fondatore della JDC – è l’approdo a Kotor (Montenegro), l’accoglienza ricevuta dai colleghi del posto, lo scambio che diventa arricchimento reciproco”.

Sono ben 88 i progetti di cooperazione attualmente in corso con Albania e Montenegro e riguardano diversi ambiti, tra cui la connettività sociale e la competitività delle imprese, confermando il rapporto privilegiato dell’Italia (ed in particolare del Mezzogiorno) con questi Paesi.

“Questo è l’ambiente più idoneo per rappresentare la collaborazione con l’altra sponda dell’Adriatico – le parole di Claudio Polignano, Autorità di gestione del programma Interreg IPA South Adriatic – Abbiamo l’obiettivo comune della salvaguardia dell’ecosistema marino e della biodiversità, sviluppando un turismo sostenibile e rispettoso dell’ambiente”.

Il ruolo della Jonian Dolphin Conservation nell’ambito dei progetti è stato esplicitato dal presidente, Vittorio Pollazzon: “Siamo stati interpreti di questa rete che si è creata con i partner dell’altra sponda del mar Adriatico, finalizzata a realizzare percorsi di tutela e di promozione della blue economy attraverso ricerca scientifica ma anche azioni di campo, che ci hanno portato ad esportare le nostre good pratictices. Abbiamo realizzato seminari, approfondimenti e ispirato la realizzazione di centri di citizen science come quello di Palazzo Amati. Infine, abbiamo rafforzato la cooperazione con i centri di ricerca del Mediterraneo meridionale, confrontando i dati raccolti per uno studio più approfondito della nostra ceto-fauna”.

“La passione per il mare ci lega indissolubilmente – ha dichiarato Mirko Đurović in rappresentanza dell’Istituto di Biologia Marina di Kotor (Montenegro) – continueremo a collaborare insieme con l’unico obiettivo di proteggere e salvare il nostro mare”.

La giornata è proseguita con una breve visita del Ketós Centro Euromediterraneo del Mare e dei Cetacei, dove docenti e alunni intervenuti hanno potuto osservare i laboratori in cui vengono preparate le ossa degli esemplari deceduti tramite procedimenti lunghi ed elaborati, che partono da una profonda conoscenza scientifica della ceto-fauna; al momento si lavora con lo scheletro di un capodoglio di 10 metri, che verrà successivamente ricomposto con grande pazienza e attenzione ed esposto, molto probabilmente, nella sala del piano superiore del centro, prossimo all’inaugurazione.

Infine i presenti hanno potuto vivere le emozioni dell’esperienza “Ricercatori per un giorno” sui catamarani della Jonian: complice il miglioramento progressivo delle condizioni meteorologiche, è stato possibile avvistare Sathyria e Taras, due tursiopi (rispettivamente mamma e figlia) riconosciuti dai ricercatori dalla pinna dorsale e impegnati in attivitià di caccia. Un avvistamento avvenuto poco lontano dalla costa, che non costituisce un’eccezione: contrariamente a quello che si pensa comunemente, infatti, non è raro avvistare i tursiopi in ambiente costiero e questo testimonia anche la presenza di un ecosistema che, almeno al momento, mantiene il suo equilibrio tra uomo e mare.

Il lavoro dei ricercatori, che scrutano instancabili il mare con il loro binocolo, è quello di raccogliere dati, da confrontare e analizzare: 250 uscite in mare all’anno e 75 pubblicazioni scientifiche in 10 anni sono i numeri decisamente significativi che caratterizzano questo progetto, reso possibile “proprio grazie ai soci e alle scuole”.

“Ma a bordo dei nostri catamarani – ha spiegato l’etologo della JDC, Nicola Clemente – non si sale solo per avvistare i delfini: è importante capire che deve esserci una cooperazione tra uomo e fauna marina e che diminuire il nostro impatto aumenterebbe la possibilità di avvistare queste specie, a patto di rispettare il loro ambiente. In mare, infatti, siamo a casa loro”.

Bando a schiamazzi e rumori molesti, quindi, l’avvistamento in mare avviene rigorosamente in silenzio, con il solo vento a fare da sottofondo: uno degli insegnamenti più importanti con cui si torna dai catamarani della Jonian, infatti, è quello del sacro rispetto verso gli animali ed il loro ecosistema.

Lo stesso principio che ha ispirato la creazione del San Paolo Dolphin Refuge, che ospiterà presto 3 (o al massimo 4) delfini abituati a vivere in cattività e provenienti da delfinari e acquari e del quale è possibile visionare la vasca veterinaria e quella di accoglienza.

Dall’esperienza “Ricercatori per un giorno”, insomma, si torna arricchiti non solo sul piano scientifico ma anche su quello etico e con la consapevolezza che spesso abitare a due passi dal mare non equivale a conoscerlo e rispettarlo.

Sì alla blue economy, dunque, sì al mare come risorsa economica da valorizzare, ma sempre nel pieno rispetto di un ambiente in cui “siamo solo ospiti, mai padroni”.

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