“Tante chiacchiere e distintivo”: con queste parole, dure e dirette, la Confartigianato Imprese Taranto denuncia l’immobilismo che da anni blocca lo sviluppo economico della città, tra promesse non mantenute, gestione inconcludente e mancanza di visione.
Secondo l’associazione, Taranto vive da troppo tempo “ostaggio delle multinazionali straniere e delle nostalgie della prima rivoluzione industriale”. Dai taiwanesi agli indiani, fino ai turchi, ricorda la nota, ogni cambio di gestione o progetto di rilancio del settore siderurgico e portuale si è tradotto in annunci e piani mai concretizzati, lasciando la città “ferma, prigioniera di uno sviluppo che resta solo sulla carta”.
Particolarmente critica la situazione del porto commerciale, affidato in concessione per 49 anni a una società privata con l’obiettivo di sviluppare il traffico merci. “Dal primo giorno – denuncia Confartigianato – non si è visto alcun risultato concreto. Un’infrastruttura che dovrebbe essere il cuore pulsante dell’economia jonica è bloccata da anni da una gestione inconcludente e da una politica che non trova il coraggio di intervenire.”
Analogo il destino del siderurgico, ancora al centro di un’“odissea infinita” tra bandi, cassa integrazione e annunci di rilancio che non si traducono mai in realtà. “Mentre si richiamano nostalgicamente i fasti della prima rivoluzione industriale – sottolinea la nota – gli altiforni a carbone sono ancora lì, e c’è persino chi li rimpiange.”
“Serve una svolta vera, chi non produce risultati si faccia da parte”. Per Confartigianato, Taranto è intrappolata in “un eterno limbo di promesse non mantenute”, mentre le imprese locali continuano a combattere senza prospettive. L’associazione accusa una classe dirigente “che da troppo tempo evita il confronto con la realtà, rifugiandosi in giri di parole e mezze verità”.
Con l’arrivo di un nuovo sindaco e di un nuovo commissario dell’Autorità Portuale, l’organizzazione artigiana invita a voltare pagina: “Su di loro grava una grande responsabilità: quella del fare. Taranto non può più permettersi l’ennesimo giro di parole. Servono risultati concreti, coerenza, serietà e coraggio.”
Confartigianato lancia infine un appello a politica, parlamentari, enti locali, Autorità Portuale, sindacati e associazioni datoriali affinché si siedano “intorno a un tavolo a Taranto” e ne escano solo dopo aver condiviso un vero programma di sviluppo da sottoporre al Governo.
Nel frattempo, l’associazione chiede di riappropriarsi subito delle infrastrutture strategiche bloccate, per rimetterle in funzione e generare “ricchezza e occupazione sostenibile” per il territorio.
“È il minimo che si possa fare – conclude la nota – per ridare dignità a questo disgraziato territorio.”