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A Taranto gli autobus girano troppo spesso semivuoti. È un’immagine che parla da sola e racconta la difficoltà della città ad avvicinarsi davvero al trasporto pubblico. Mentre in altre città italiane prendere il bus è normale, qui vince ancora l’auto privata, anche per fare pochi isolati.

Aldilà delle statistiche tecniche nazionali che ci relegano in basso nelle classifiche, il problema è facilmente riscontrabile, basta farci caso. Confartigianato guarda con preoccupazione a questa tendenza. Il rischio è che lo stesso destino tocchi anche alla futura BRT, la linea di Bus Rapid Transit oggi in costruzione e pensata per rivoluzionare la mobilità cittadina. Un progetto importante, certo, ma che non basterà se non cambia il modo in cui i tarantini vivono il trasporto pubblico.

Ma perché i bus restano semivuoti? “Le ragioni sono tante. Prima di tutto, manca la fiducia: troppi ritardi e informazioni poco chiare rendono il servizio inaffidabile. Poi c’è una questione culturale: a Taranto l’auto è sinonimo di libertà, mentre il bus è ancora visto come un ripiego. Infine, c’è il traffico: strade congestionate, doppie file tollerate, corsie preferenziali occupate. In queste condizioni, l’autobus non può competere con l’auto.

A peggiorare la situazione ci sono episodi di inciviltà e vandalismo, che scoraggiano chi vorrebbe spostarsi in modo più sostenibile, specialmente la sera.

Eppure in tante città italiane il bus non è un obbligo, ma una scelta intelligente: comodo, economico e veloce. Questo dimostra che il trasporto pubblico funziona solo se la città lo sostiene, non se lo subisce.

La BRT è una grande occasione, ma per farla funzionare serve una svolta culturale. Non basta una corsia riservata: bisogna costruire fiducia, puntualità, sicurezza e tariffe chiare.

Serve anche un piano concreto. Bisogna dire basta alla sosta selvaggia che blocca i bus, rendere gli orari più regolari e facili da ricordare, dare informazioni in tempo reale alle fermate e online.

“Le navette devono essere un’estensione naturale della linea principale, con percorsi diretti e coincidenze semplici. I parcheggi di interscambio devono essere comodi e convenienti”.

Confartigianato propone inoltre, all’avvio della BRT, un periodo promozionale a tariffa zero: un mese di mobilità gratuita per far provare il servizio a tutti. Non bisogna costringere, ma incuriosire. La gratuità iniziale è un investimento sulla fiducia: solo provandolo, i cittadini potranno scoprire la qualità del nuovo sistema.

Ma la BRT non sarà pronta domani. Serviranno ancora alcuni anni. Nel frattempo Taranto non può accontentarsi di autobus pieni solo al mattino, con gli studenti, e d’estate con chi va al mare. Serve agire subito: rendere le linee urbane utili anche a chi lavora, fa commissioni o si muove la sera.

Negli ultimi anni sono state provate varie iniziative, navette nel borgo e dai parcheggi scambiatori, corse gratuite nelle “domeniche senza auto”, linee per il centro; ma servono continuità e comunicazione.

“Si può ripartire da qui: collaborare con i negozi del centro per offrire sconti a chi mostra il biglietto del bus, promuovere abbonamenti integrati casa-lavoro nelle aziende e campagne nelle scuole per avvicinare i più giovani al servizio. Perché usare il bus non è una rinuncia: è una scelta di civiltà”, conclude Confartigianato Taranto  – Se non cambia la mentalità, rischiamo di inaugurare la nuova BRT con i sedili vuoti”.

*fonte; comunicato stampa

4 risposte

  1. Tutto ok. se aggiungete alle cose da NON fare anche l’uso delle auto e di conseguenza degli stalli dei commercianti e dei commessi che occupano per decine di ore parcheggi e volume di traffico, fate cosa buona.

  2. Proprio stasera passando per il centro ho notato una bella atmosfera, gente che passeggiava, i mercatini della Coldiretti, qualche monopattino e qualche bici che procedevano in modo rispettoso, un momento propizio senza dubbio e mi sono chiesto, ma cosa mai ci voglia per fare qualche scelta forte, tipo una Ztl o una zona C, puntando sulla Brt e sulla mobilità sostenibile, creando due parcheggi polo, tipo la Mezzacapo, via Icco e Porta Napoli con navette che portino in centro le persone. Si tratta di provvedimenti a costo quasi zero e per superare le probabili proteste, miopi, dei commercianti si potrebbe testare un progetto del genere nelle vacanze natalizie e pasquali e in qualche weekend strategico, con aperture serali. Aggiungendoci degli eventi giusti (musica di qualità, iniziative enogastronomiche, artisti di strada, ecc.), non le solite tamarrate, il centro potrebbe davvero rinascere e attirare persone dalla provincia e magari anche qualche turista a corto raggio. Nulla di diverso da quanto si vede a Martina nel periodo estivo e per tutto l’anno in tante città italiane.

  3. A Taranto è già in atto l’ inferno demografico, la desertificazione industriale, emigrazione e l’ invecchiamento della popolazione sono delle piaghe che attanagliano questo territorio inoltre la politica locale non è in grado di programmare un futuro per questa città, non è capace di rendere questo territorio appetibile nonostante sia favorito da un clima mite ed un ambiente ricco di tradizioni e specialità culinarie e naturali. In Sardegna, Sicilia ma anche la stessa Bari, Lecce stanno programmando insieme alla galassia delle immobiliari i loro territori a misura di anziano, delle cittadelle a misura di studente e perché non pensare ad alcune realtà del Nord dove si sono fatte delle città a misura di assistenza sanitaria. A Taranto c’è il rischio che il S. Cataldo diventi una cattedrale edilizia nel deserto. Gli stessi Giochi del Mediterraneo frutto di continue polemiche lasceranno strutture abbandonate perché non vi è la mentalità dell’ investire e di rendere il territorio un luogo ambito ai forestieri ed ai cittadini stessi. I tarantini ( non esistono) sono amanti dell’ orto altrui magari si trasferiscono a Lecce svendendo il proprio orto anzi il proprio ambiente ( ambiente svenduto) . Lo smantellamento del siderurgico sarà una bomba micidiale e la politica locale farà suonare l orchestra mentre la nave affonda.

  4. BRT? Oltre al danno la beffa.
    Si perderanno migliaia di posti auto non solo nel centro ma anche nella periferia. Chi ha comprato casa in via scoglio del tonno o in via lago di nemi con la certezza di arrivare a casa e parcheggiare facilmente dovrà abituarsi a girare proprio come si faceva in via Cesare battisti o nel centro; questo a causa della famosa corsia preferenziale che stravolgerá tutta la città. Nessuno potrà occuparla e tutti i veicoli dovranno dare la precedenza agli incroci regolati da centinaia di semafori!
    E poi la beffa!
    In alcune vie hanno già posizionato nel sottosuolo sotto i marciapiedi i cavi elettrici e ci si aspettava che i marciapiedi venissero tutti rifatti seguendo un unico criterio di omogeneità e uniformità…invece li hanno rifatti così come erano prima dei lavori. Dove c’era cemento hanno rimesso cemento, dove c’era asfalto hanno rimesso asfalto, dove c’erano mattoni grigi hanno rimesso mattoni grigi e così via. Ma non si poteva uniformare tutti i marciapiedi per renderli più fruibili, funzionali e almeno esteticamente gradevoli?

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