Una delegazione dei sindacati dei metalmeccanici è stata ricevuta per un incontro di circa un’ora a Palazzo Chigi da Stefano Caldoro, consigliere della presidenza del Consiglio per le relazioni con le parti sociali, Carlo Deodato, segretario generale della presidenza del consiglio, e Gaetano Caputi, capo di gabinetto della presidenza del consiglio, sull’ex Ilva, dopo aver svolto un presidio davanti Palazzo Chigi.

“Se tutti lavoriamo nella stessa direzione possiamo farcela”. Così il ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, intervenendo al del ‘Made in Italy Summit’ organizzato da Il Sole 24 Ore, Financial Times e Sky Tg24, in merito all’ex Ilva mentre a Roma era in corso l’incontro. “Siamo al lavoro ogni giorno per una soluzione positiva alla drammatica vertenza dell’Ilva. Sarà necessario il lavoro di tutti. Faccio appello alla responsabilità per coniugare lavoro e salute, impresa e ambiente. Spero che tutti siano consapevoli della sfida”.

“L’incontro è iniziato male perché noi dobbiamo ogni volta raccontare la situazione. Mai che loro ci dicano qualcosa”, ha detto Loris Scarpa, coordinatore nazionale della Fiom-Cgil per la siderurgia, uscendo da Palazzo Chigi. Inizialmente per oggi era previsto un incontro con l’Esecutivo sulla vertenza relativa al gruppo siderurgico, poi rinviato all’11 novembre e per quella occasione la Fiom si aspetta “risposte operative concrete, in quanto l’ex Ilva si trova in una condizione di assoluta gravità”. Inoltre, per il sindacato, “se l’11 novembre vengono a spiegarci di Bedrock (dell’offerta per il gruppo, ndr), non accetteremo quella discussione come se vengono con provvedimento tampone, quando serve un intervento diretto per il rilancio dell’ex Ilva, su cui invece – lamenta Scarpa – il Governo ha un approccio ideologico”. “Questi stabilimenti sono strategici perché l’acciaio che viene fatto negli impianti ex Ilva è l’unico acciaio che serve al mercato italiano, perché tutto il resto dell’acciaio va in esportazione e per cui non è possibile che se questi impianti sono strategici il Governo, lo Stato non possa trovare una soluzione” ha detto ancora il coordinatore nazionale della Fiom-Cgil per la siderurgia. “La condizione degli stabilimenti, la condizione sociale sono di una gravità assoluta in tutti in tutto il gruppo. In questo momento noi abbiamo il rischio di fermata degli impianti e la compromissione degli impianti stessi per carenza di risorse e carenza di manutenzioni. I lavoratori continuano a essere collocati in cassa integrazione, per cui è chiaro che l’azienda perde, perché l’azienda deve lavorare e si devono fare le manutenzioni”, ha aggiunto Scarpa. “Noi abbiamo aziende a capitale pubblico, abbiamo Eni, abbiamo Enel, abbiamo Leonardo, abbiamo Fincantieri. Possibile che se l’acciaio è strategico non si possa trovare una soluzione e ci si nasconda dietro delle normative europee? Gli strumenti e le normative per trovare una soluzione oggi sono disponibili, non si può continuare a tergiversare”, ha concluso, spiegando che questa situazione mette a rischio l’azienda e tutto l’indotto.

“Ci siamo autoconvocati per impedire un delitto industriale che si sta profilando. Il Paese non può permettersi la chiusura dello stabilimento dell’ex Ilva di Taranto. Il Governo sta brancolando nella nebbia. Non abbiamo alcuna proposta chiara rispetto a un progetto di rilancio industriale” ha detto Ferdinando Uliano, segretario generale della Fim-Cisl, in occasione di un presidio dei lavoratori davanti Palazzo Chigi sull’ex Ilva, dopo aver incontrato una delegazione del Pd guidata da Elly Schlein alla Camera e prima dell’incontro a Palazzo Chigi. !Abbiamo assistito a una situazione in cui sono stati messi in cassa integrazione 4.500 persone senza un piano industriale, questo ci preoccupa e quindi pensiamo che la nostra richiesta che il Governo si faccia carico e diventa lui imprenditore di un progetto di ripartenza di un asset strategico come quello del siderurgico è fondamentale. Non può essere strategica solo la questione militare in questo Paese. L’industria civile è l’industria che deve utilizzare l’acciaio di qualità dell’Ilva, deve essere al centro delle politiche industriali di questo paese”, ha continuato Uliano, specificando che il rilancio dell’Ilva “deve essere fatto con una forte presenza da parte dello Stato. Noi questa cosa non la vediamo. Pensiamo che la presidente del consiglio debba dire qualcosa al Paese rispetto a un sistema industriale che rischia veramente di cadere a pezzi. Quindi per noi è importante che venga presa una responsabilità, l’abbiamo detto anche all’opposizione poco pochi attimi fa, ci deve essere tutto il tutto l’arco parlamentare che prenda carico questo importante vertenza”.

Un momento dell’incontro a Roma tra i sindacati e i rappresentanti della presidenza del Consiglio

“Quello che stiamo vivendo non è più accettabile. Ancora una volta ci sfidano, ma non ci fermeremo. Continuano a pensare che ci stancheremo, che questa vertenza finirà in una sconfitta palese, ma non è così. Noi non ci arrenderemo. Continueremo a spiegare le nostre ragioni, che sono le ragioni di tante comunità: quelle che lottano per il lavoro, per il rispetto dell’ambiente, per una transizione giusta”, ha dichiarato invece il segretario generale Uilm, Rocco Palombella al presidio con i lavoratori ex Ilva sotto Palazzo Chigi. “La transizione non è solo una parola: è un passaggio necessario a un lavoro più sostenibile e dignitoso. Nonostante le difficoltà e le azioni intraprese contro il sindacato, siamo riusciti a organizzare manifestazioni importanti, come quella di Taranto, e a mantenere un fronte sindacale unito. Il nostro obiettivo è salvaguardare migliaia di posti di lavoro. Non ci faremo mettere da parte, vogliamo risposte concrete”, ha ribadito il segretario. “Il 15 ottobre ci è stata comunicata una convocazione che, di fatto, ha messo in discussione la manifestazione unitaria prevista. E due giorni fa abbiamo ricevuto una disdetta. È chiaro che non sanno cosa fare”, ha affermato Palombella. “La gestione dell’amministrazione straordinaria, con una procedura di cassa integrazione che ha coinvolto oltre 4.000 lavoratori senza un accordo sindacale è un atto grave, un segnale di confusione e di mancanza di un piano serio”, ha commentato. “Non possiamo permettere che ci siano divisioni nei territori. È necessario avviare un processo di elettrificazione degli impianti e garantire la continuità produttiva. Se non si agisce in questa direzione, rischiamo la chiusura totale degli stabilimenti. Non possiamo accettare la rassegnazione. La responsabilità è del Governo. Se vogliono la nostra unità, devono fare la loro parte. Non accetteremo di scaricare su altri la responsabilità di una chiusura, né di vivere con l’incertezza. Abbiamo il diritto di sapere cosa succederà, per il bene dei lavoratori e delle loro famiglie”, ha concluso Palombella.

“Il tavolo svoltosi oggi a Palazzo Chigi ha confermato ciò che temevamo: un incontro privo di reale capacità di decisione politica, convocato senza la presenza dei Ministri competenti e dunque incapace di offrire risposte concrete ai lavoratori e ai territori”. Così l’USB Lavoro Privato – Industria Nazionale. “USB ha scelto di presenziare con una delegazione di rappresentanza istituzionale e simbolica, per rispetto verso la convocazione, ma anche per ribadire la distanza da un metodo che continua a produrre rinvii e dichiarazioni senza alcun atto concreto. In queste ore si parla molto di “responsabilità” e di “sfide comuni”. Noi crediamo – proseguono dall’usb – che la prima e più urgente responsabilità sia mettere subito in sicurezza i lavoratori e le loro famiglie, invertendo lo schema: le soluzioni per i lavoratori devono venire prima di tutto, non dopo gli interessi industriali o finanziari”. “USB da anni sostiene una posizione chiara e coerente: la nazionalizzazione di Acciaierie d’Italia è l’unica via per salvaguardare l’occupazione, garantire una vera transizione industriale e ambientale, e restituire al Paese la sovranità su un settore strategico – concludono dall’USB nazionale -. Chiediamo che il prossimo incontro dell’11 novembre sia un tavolo davvero decisivo, con la presenza dei Ministri competenti e con risposte concrete sulle nostre proposte: la tutela dei lavoratori, gli strumenti per accompagnare la transizione, e i percorsi destinati ai lavoratori diretti, dell’appalto e di ILVA in amministrazione straordinaria. Non servono più appelli generici alla responsabilità: serve che la politica si assuma la propria, ora”.

(leggi tutti gli articoli sull’ex Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=ilva&submit=Go)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *