Secondo l’ultimo sondaggio apparso ieri sul Corriere della Sera, a firma Nando Pagnoncelli (Ipsos), in Puglia il distacco tra il candidato alla presidenza della Regione del centrosinistra Antonio Decaro e quello del centrodestra Luigi Lobuono appare incolmabile. Alle prossime elezioni regionali del 23 e 24 novembre Decaro è dato al 63,8%, contro il 33,1% dello sfidante Luigi Lobuono.
Della competizione elettorale saranno anche Ada Donno, per Puglia pacifista e popolare, e Sabino Mangano per Alleanza civica per la Puglia.

Il dato politico, spiega Pagnoncelli, è che Decaro “sembrerebbe ottenere più dei voti che ebbe il Campo largo alle elezioni del 2020, mentre Lobuono avrebbe un risultato inferiore al dato di Fitto, candidato del centrodestra alla scorsa tornata”.
E i partiti come andrebbero? Il Partito democratico oggi sarebbe il più votato (23,5%), seguito dalla lista Decaro (13,2%), dal Movimento 5 stelle (8,7%) e da Avs (5,6%). Nel centrodestra Fratelli d’Italia è stimata al 17,3%, Forza Italia e Lega rispettivamente al 9,6% e 4,5%.
L’amministrazione uscente, presieduta da Michele Emiliano, viene valutata positivamente dal 49% dei pugliesi, mentre un robusto 45% degli elettori esprime una valutazione negativa. Le valutazioni naturalmente si polarizzano (positive per due terzi degli elettori di Decaro, negative per circa tre quarti degli elettori di Lobuono), ma manifestano anche una relativa trasversalità: un terzo degli elettori di centrosinistra critica l’amministrazione uscente, un quarto degli elettori di centrodestra la valuta positivamente.
La partecipazione al voto vede il 39% degli intervistati sicuri di partecipare e il 17% che pensa che probabilmente si recherà alle urne. La stima attuale, sulla base di queste indicazioni, assomma al 43% di partecipanti.
C’è, dunque, il concreto rischio di un crollo verticale della partecipazione: circa 13 punti in meno del 2020 (quando però si votò anche per il referendum sulla riduzione dei parlamentari), ma anche 8 punti in meno delle Regionali del 2015.
Un trend negativo che non si riesce ad arginare quello dell’astensionismo, che partiti e movimenti politici fanno finta di prendere in considerazione con appelli di ritorno alle urne che appaiono poco convinti e altrettanto poco efficaci. Ma alla fine quello che conta è….conquistare i seggi.