Quanto accaduto nella mattinata del 6 novembre, racchiude e rispecchia il risultato di anni e anni di disinformazione e di terrorismo psicologico sparso gratuitamente in quantità industriale nella nostra città. Attraverso social, giornali cartacei e online, partiti politici e affini, società civile, personaggi della cultura e dello spettacolo, ‘fini’ intellettuali nostrani, cittadini e cittadine che dall’oggi al domani si sono sostituiti agli enti di controllo sanitari e ambientali diventando esperti tuttologi in ogni settore della vita pubblica.

E così accade che un’improvvisa puzza di gas che invade quartieri, scuole, uffici, negozi e strade, si trasformi in una psicosi collettiva e in una caccia all’untore degna delle migliori candid camera. E siccome oramai ciò che conta è il sentiment che corre alla velocità della luce sui social, centinaia di cittadini s’improvvisano cacciatori olfattivi alla ricerca dell’origine delle emissioni odorigene nauseabonde.

Chi incolpa la raffineria Eni di improvvise perdite (con la società che ha smentito ogni addebito come sempre, anche quando anni addietro era lei la responsabile), chi immancabilmente l’attività del siderurgico ex Ilva, chi altre aziende presenti sul territorio (SNAM, Italgas quest’ultima che ha spiegato che nei suoi impianti non vi è stata alcuna anomalia)), qualcun altro più ferrato ipotizza operazioni in mar Grande di quale petroliera o di qualche unità navale presente a Chiapparo. Nessuno di loro, ovviamente, avrà ragione. Per il semplice motivo che il compito di fare ipotesi e verificarle in campo ambientale e sanitario spetta solo e soltanto, come ribadiamo da anni e anni, agli uomini e alle donne di scienza.

Il carico a novanta, come oramai accade quotidianamente per ogni questione dalla più importante alla più frivola, arriva dalla politica locale. A cominciare da consiglieri comunali  appartenenti a vari partiti e movimenti politici che si lanciano in strali di e illazioni ogni tipo.

Mentre il Comune di Taranto, attraverso una nota ufficiale sotto forma di avviso alla popolazione, afferma che “le emissioni sembrerebbero provenire dalla rada di Mar Grande e sarebbero state trasportate verso terra dai venti delle ultime ore”. Promettendo ulteriori verifiche e di tenere aggiornata la popolazione nelle ore successive: ovviamente, a distanza di quasi 12 ore, nessun’altra notizia è stata comunicata.

Ma la ciliegina sulla torta arriva dall’assessore alla Transizione Ecologica e all’Ambiente Fulvia Gravame, che dal proprio profilo Facebook informa i cittadini che il Comune ha chiesto ad ARPA Puglia l’origine della fonte emissiva, consiglia loro di chiudere le finestre (come se nell’aria si stesse diffondendo una sostanza tossica mortale) e chiede all’etere: “l’esposizione al gas della popolazione ha conseguenze sulla salute? È bene verificarlo”. Per concludere con un drammatico “è assurdo, non si può vivere così”.

Per una volta, ma solo per questa volta, siamo d’accordo con lei. Non si può vivere così. Non si può essere governati da politici che da anni si occupano di cose di cui nulla conoscono, che determinano con le loro scelte o non scelte la rovina di interi territori. Che ogni giorno inseguono la polemica giornaliera sui social per dire al mondo intero che loro sono lì pronti a risolvere tutti i problemi e far loro ogni battaglia di ogni singolo cittadino.

Soprattutto, non è accettabile come un’amministrazione comunale non sia in grado nel giro di poco tempo di informare i cittadini su ciò che sta avvenendo e sul perché sta avvenendo, brancolando nel buio e lanciando ipotesi non verificate. E che un assessore all’Ambiente parli sui social prima ancora di sapere come stiano effettivamente le cose, soltanto per cavalcare l’ennesimo caso mediatico ambientale. Senza sentire poi il bisogno quanto meno di ritrattare e spiegare cosa sia realmente accaduto.

Ah, stavamo quasi per dimenticarlo. Cari cittadini e cittadine, la puzza di gas di stamattina proveniva, almeno in parte, da una tubatura rottasi a causa di lavori che una ditta stava effettuando in un cantiere in Corso Italia angolo viale Magna Grecia (con il vento che ha portato la puzza di gas in vari quartieri). Danno poi ripristinato dai tecnici di Italgas intervenuti sul posto perché chiamati dalla ditta che stava operando sul cantiere.

A compromettere ulteriormente la giornata, il vento che è cambiato più volte spirando prima da nord (dalla zona industriale verso la città) e poi da sud (zona Chiapparo verso il centro città). E con l’altoforno 4 del siderurgico in fase di riavvio, una petroliera che aveva scaricato in mattinata presso l’Eni e il cantiere operativo presso la base navale della Marina Militare in mar Grande, il quadro apocalittico è a dir poco completato.

4 risposte

  1. Applauso a scena aperta (all’articolo di Gianmario Leone, ovviamente). Intorno alle 18 di questa sera, ero, per compere, in via Campania angolo Corso Italia. Non c’era assolutamente niente!

  2. A Taranto c’è puzza tutti i giorni ,bisogna fare attenzione ,Taranto oltre ad essere una latrina a cielo aperto è una delle città più inquinate ,una sottospecie di città fatta di personaggi che dormono ,ignavi esseri a cui piace vivere tra puzza ,monnezza e disordine ,un paesotto gestito dai sinistri che se continuano così ci porteranno al fallimento completo ,per cui fate una bella visita laringoiatrica perché u fizz e assai in da sta città dme,sveglia figli di uno spartano stuerte.

  3. Ottimo articolo. Le oche starnazzanti (per ls maggior parte verdini e 5s) che senza alcuna competenza dicono la qualunque hanno stufato

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