“Il global change è un dato di fatto e se l’uomo continua a favorire queste anomalie l’effetto sarà catastrofico sul mare”.
Non lascia spazio a interpretazioni l’approfondimento offerto da Fernando Rubino, del CNR – Water Research Institute, che nel pomeriggio del 10 novembre ha illustrato i risultati del monitoraggio delle acque e gli effetti dei cambiamenti climatici sull’ecosistema costiero tarantino.

L’occasione è stata offerta dall’incontro “I Mari di Taranto: un patto per la bellezza e il clima”, promosso dalla Delegazione FAI Taranto con l’obiettivo di coinvolgere istituzioni, esperti e cittadini nella tutela del mare come bene comune e risorsa per un’economia sostenibile.

Rubino ha presentato dati preoccupanti sul riscaldamento costante e graduale del Mar Mediterraneo, e in particolare del Mar Piccolo.
“Il Mediterraneo risente maggiormente delle anomalie di temperatura o ondate di calore – afferma Rubino – che si verificano soprattutto d’estate nel nostro emisfero e la cui durata si sta allungando sempre di più”.

Il Mar Piccolo, per la sua conformazione chiusa, è ancora più vulnerabile: “Le cosiddette scaldate ci sono sempre state – spiega Rubino – così come la fioritura di alghe che porta all’anossia del fondale. Ma dal 1996 al 2015 le temperature sono aumentate costantemente e il fenomeno è decisamente consolidato negli anni dal 2015 al 2023”.

Il CNR monitora costantemente la temperatura dell’acqua attraverso quattro siti principali: via Cariati, pineta Cimino, Oasi dei Battendieri e fiume Galeso. I sensori, posizionati a tre profondità differenti, hanno evidenziato un dato sorprendente: la profondità non influisce più sulla temperatura, perché l’intera colonna d’acqua risulta ormai calda in modo uniforme.

Sui fondali, inoltre, sono state osservate mucillagini che soffocano la posidonia – pianta e non alga – e impediscono alla fauna marina di cibarsene. A ciò si aggiunge la comparsa di specie aliene, provenienti da altri mari: “L’arrivo di specie da altri mari è una potenziale minaccia alla biodiversità che è motore del funzionamento di un ecosistema – continua Rubino – Il che non interessa solo il Mediterraneo, che ormai si sta tropicalizzando, ma anche e soprattutto il Mar Piccolo, sede di un’importante biodiversità: basti pensare che il Mediterraneo ospita circa 17mila specie, di cui quasi mille sono nel Mar Piccolo”.

Il mare come risorsa da proteggere è stato anche al centro dell’intervento di Carmelo Fanizza, fondatore della Jonian Dolphin Conservation.
“Dopo la presentazione del San Paolo Dolphin Refuge – ha dichiarato Fanizza – mi è capitato di leggere alcuni commenti sui social in cui i tarantini affermavano: belli i delfini, ma Taranto ha bisogno di altro. Non sono d’accordo: se dobbiamo parlare concretamente di blue economy è necessario cambiare cultura e mentalità”.

Fanizza ha raccontato la nascita del progetto di citizen science “Ricercatori per un giorno”, che coinvolge i cittadini nella raccolta di dati sulla cetofauna, utili anche per altre attività come l’eolico: “Vengono da tutta Italia a studiare sul campo qui a Taranto – ha proseguito – abbiamo cioè invertito quella tendenza a salutare i nostri ragazzi che partono per altre sedi universitarie e anche generato occupazione a tempo indeterminato. Un modello virtuoso da seguire, che porta a vedere gli animali nel loro habitat e non nei delfinari, tra l’altro”.

Il legame tra ambiente, salute e sviluppo è stato approfondito dagli altri relatori: Orazio Valerio Giannico, dirigente medico dell’ASL Taranto, che ha parlato del rapporto tra salute pubblica e ambiente marino, e Luciano Carriero, presidente dei Mitilicoltori di Confcommercio Taranto, che ha portato la mitilicoltura come esempio di tradizione produttiva sostenibile e identitaria per la città.

L’incontro si è svolto in concomitanza con la 30ª Conferenza delle Parti sul Clima (COP30), in programma in Brasile dal 10 al 21 novembre, e ha rappresentato anche un momento di riflessione sul ruolo del FAI nella “città dei due mari”.

“Ragionare dei mari di Taranto oggi, in occasione del cinquantennale del FAI – afferma Saverio Russo, presidente FAI Puglia – equivale a recuperare una vocazione del passato per garantire alla città un futuro diverso, recuperando un patrimonio di pratiche, saperi, culture”.

A sottolineare il valore del mare come elemento identitario è anche Fulvia Gravame, assessore all’Ambiente del Comune di Taranto: “La tutela della risorsa mare, elemento identitario della nostra città, è imprescindibile per la nostra amministrazione; per questo sosteniamo le attività di bonifica e siamo convinti che la cultura si sposi bene con la transizione ecologica”.

La giornata ha infine coinciso con il passaggio di consegne alla guida della Delegazione FAI Taranto tra Giacomo Scarfato e Maria Carmela Condorelli.
“Sono stati sette anni fatti di tanti incontri e tanti progetti trasformati in realtà – è il bilancio di Scarfato – grazie ad un impegno condiviso e tanto spirito di servizio. L’obiettivo che ci ha guidato è stato raccontare la bellezza del nostro territorio e la sua complessità”.

La nuova delegata ha assicurato continuità e apertura: “Le aspettative e i progetti li posso riassumere nella volontà di ricercare la bellezza – spiega la Condorelli – ed il nostro territorio ne è davvero dotato. Progetti gentili, che uniscano le persone e incentivino la partecipazione dei cittadini, ma anche che possano rendere la città orgogliosa di quello che è realmente”.

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