Era difficile ipotizzare una situazione differente rispetto ai contenuti e agli esiti della riunione svoltasi nella sala Monumentale di Palazzo Chigi sulla vertenza ex Ilva.

La stretta attualità del resto racconta di una fabbrica con tutti gli altiforni spenti (le operazioni di fermata per manutenzione di Afo 4 si sono concluse nelle scorse ore comportando un rilascio non indifferente di sostanze convogliate), una situazione di squilibrio finanziario sempre più marcata che impone un’iniezione di risorse pari a non meno di 500 milioni di euro entro la fine dell’anno che al momento non ci sono e difficilmente saranno trovate. Con il conseguente epilogo della fermata totale dell’area a caldo.

Non è un caso infatti se nel corso del vertice il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, abbia comunicato ai sindacati che la rimodulazione delle attività dal 15 novembre a fine dicembre richiederà l’incremento del ricorso agli ammortizzatori sociali da 4.550 a circa 5.700 unità, con integrazione del reddito. A tal fine il governo presenterà una norma legislativa anche per garantire la copertura finanziaria dell’integrazione. Mentre dal 1° gennaio a causa del fermo delle batterie di cokefazione (n. 7-8-9-12 che saranno mantenute in preriscaldo con acquisto del coke da terzi) la platea dei lavoratori posti in cassa integrazione toccherà quota 6.000. Attualmente, l’organico effettivo dello stabilimento è di 7.938 unità (di cui 5.371 operai, 1.704 quadri, 863 equiparati) e circa 4.500 sono in cassa integrazione.

Cifre e numeri che disegnano il punto più basso nella storia del siderurgico tarantino e del gruppo siderurgico ex Ilva. Una crisi che pare al momento irreversibile, che rischia di trascinare con sé l’economia di un intero territorio e il futuro di migliaia di lavoratori e lavoratrici. E che se non dovesse trovare una soluzione almeno in parte positiva, comporterebbe un danno ambientale di proporzioni inimmaginabili con conseguenze sanitarie altrettanto drammatiche.

Un epilogo a cui in tutti questi anni hanno mirato, con ruoli e responsabilità diverse, tutti gli attori che si sono interessati a questa vicenda e l’hanno gestita o condizionata in prima, seconda e terza persona. Non è però di certo questo il momento per ripetere la storia degli ultimi 15 anni di questa infinita vicenda tutta italiana (che abbiamo denunciato attraverso centinaia di articoli in tutti questi anni).

Ora servono soluzioni concrete e credibili sia che si vada nella direzione di voler gestire una crisi che porti come via d’uscita ad un ridimensionamento dell’attività produttiva e con essa al passaggio dagli altiforni ai forni elettrici, sia che si proceda nella direzione di una lenta dismissione che abbia come sbocco finale un futuro al momento difficilmente immaginabile.

E’ questo il clima in cui si è svolta la riunione a Palazzo Chigi fra Governo e organizzazioni sindacali sull’ex Ilva di Taranto. A presiederla il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. Per l’Esecutivo erano presenti il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, il ministro del Lavoro e delle politiche sociali, Marina Calderone, il ministro dell’Ambiente, Pichetto Fratin. Presente il consigliere per i rapporti con le parti sociali, Stefano Caldoro. Alla riunione hanno partecipato in collegamento anche rappresentanti delle Regioni Piemonte, Liguria e Puglia. Per i sindacati, c’erano i rappresentanti di Fiom Cgil, Fim-Cisl, Uilm-Uil, Ugl metalmeccanici, Usb e Federmanager. Presenti, inoltre, i rappresentanti di Invitalia, i commissari straordinari di Acciaierie d’Italia e i commissari straordinari del Gruppo Ilva.

Riunione che le organizzazioni sindacali hanno deciso di interrompere dopo aver appreso cosa accadrà nelle prossime settimane: un piano corto, quello presentato dal governo, che per i sindacati comporterà la chiusura dell’ex Ilva. Motivo per il quale dai prossimi giorni saranno indette assemblee con i lavoratori e le lavoratrici in tutti gli stabilimenti del gruppo, per informarli della situazione attuale e discutere delle prossime iniziative da mettere in campo.

Il Governo ha invece espresso “rammarico per il fatto che la proposta di proseguire il confronto sull’ex Ilva, anche relativamente agli aspetti tecnici emersi nel corso della discussione, non sia stata accettata dalle organizzazioni sindacali”. “L’Esecutivo – si legge in una nota di Palazzo Chigi – conferma in ogni caso la disponibilità a proseguire l’approfondimento di tutti gli aspetti e anche dei rilievi più controversi, sollevati dalle stesse organizzazioni sindacali alle proposte avanzate dal Governo per la gestione operativa dell’azienda in questa fase transizione”.

Nel suo intervento, il ministro Urso ha messo l’accento sulla necessità di lavorare per trovare altri soggetti industriali che possano compensare la situazione degli esuberi che genererà inevitabilmente il piano di decarbonizzazione che il governo continua a sponsorizzare per consentire al’Italia di diventare il primo paese europeo a produrre acciaio “green” (che vedrebbe la realizzazione in quattro anni a Taranto, con il supporto della Regione Puglia, dell’impianto di produzione del preridotto, a fronte di un impegno statale sul costo dell’energia e di rifornimento gas per l’impianto DRI e la centrale termoelettrica via condotte terresti a prezzi competitivi, mentre la realizzazione dei forni elettrici resterebbe in capo al soggetto privato come è sempre stato previsto).

Compensazione che dovrebbe avvenire attirando investitori dopo aver individuato aree potenzialmente fruibili ai fini della reindustrializzazione, sia interne che esterne al perimetro del siderurgico. Si tratta di 170 ettari di aree ex Ilva immediatamente utilizzabili con priorità per progetti di carpenteria metallica; 380 ettari di aree del demanio portuale con priorità per progetti energetici, meccanici e logistici; oltre 300 ettari di aree del demanio militare con priorità ad insediamenti industriali e ad alto contenuto tecnologico, più aree industriali di proprietà del consorzio ASI da destinare a progetti manifatturieri e tecnologici, ed infine altre aree in prossimità in particolare del nodo logistico nel territorio di Grottaglie.

Il governo ha annunciato di star valutando progetti d’investimento di oltre 15 aziende italiane ed estere da realizzare nell’arco di quattro anni che oltre ai settori su citati riguardano anche l’automotive, ferrovie, nautica, agrivoltaico, idrogeno, eolico offshore e intelligenza artificiale.

Stando a quanto appreso, Urso ha parlato di tre soggetti potenzialmente interessati al gruppo siderurgico: ha citato ancora Baku Steel – che dopo il nuovo bando di gara non aveva ripresentato la sua offerta scelta come migliore alla tornata precedente – più i due fondi che si sono fatti avanti a settembre: Flacks Group (con il quale si è svolto un incontro lo scorso 28 ottobre) e Bedrock Industries (con il quale è in corso una negoziazione finalizzata a verificare l’effettivo impegno finanziario del fondo), due investitori non industriali che hanno presentato piani che prevedono un forte ridimensionamento dell’ex Ilva.

Senza fare ulteriori nomi, il ministro ha detto che c’è un altro soggetto interessato, che ha avviato una trattativa fino a ora coperta dall’estremo riserbo, avendo sottoscritto un accordo di riservatezza. Soggetto con il quale si è svolto un primo incontro venerdì scorso al quale dovrebbe seguire una manifestazione d’interesse.

Inoltre, per quanto attiene la gestione operativa calendarizzata per i prossimi mesi, da metà gennaio 2026 è previsto un avvicendamento tra Afo 4 e Afo 2 (un solo altoforno per un periodo di 20 giorni), annunciati interventi di manutenzione sino al febbraio 2026 per quanto riguarda gli altiforni 2 e 4, l’acciaieria 2, il treno nastri 2, la rete gas coke e agglomerato, interventi ambientali sugli impianti marittimi. Mentre da marzo 2026 sarà necessario effettuare ulteriori interventi – che dovrebbero essere a carico del nuovo acquirente – sull’altoforno 1 qualora venisse dissequestrato, sulle centrali elettriche, sulle cokerie, in acciaieria 1, al treno nastri 2, al treno lamiere e in altri impianti di lavorazione a valle.

Durante il tavolo è stato inoltre ribadito, su richiesta delle organizzazioni sindacali, che il Governo resta disponibile a valutare una partecipazione diretta dello Stato per rafforzare e garantire gli investimenti e la stabilità dell’assetto societario. 

Troppo poco per sperare di proseguire il confronto approfondendo i dettagli tecnici in una serie di incontri come auspicato durante l’incontro dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, che ha ricordato i prossimi impegni istituzionali in Europa calendarizzati a dicembre, per discutere di una nuova e più efficace misura di salvaguardia dell’acciaio (l’attuale scade a giugno 20206), un nuovo impegno con i partner globali per affrontare i problemi legati alla sovra capacità produttiva (limitando i volumi delle importazioni senza tariffe a 18,3 milioni di tonnellate l’anno con una riduzione del 47% rispetto al 2024, raddoppiando il livello del dazio fuori quota al 50%, rafforzando la tracciabilità dei mercati introducendo un requisito di fusione e versamento per prevenire l’elusione). Oltre a portare avanti di fronte al collegio dei commissari UE la revisione del CBAM e del ETS, in relazione alle quote di mercato di CO2.

All’uscita da Palazzo Chigi, Michele De Palma, segretario generale della Fiom ha dichiarato che “il governo ha presentato un piano di chiusura con migliaia di lavoratori in cassa integrazione, senza sostegno finanziario per il rilancio e la decarbonizzazione. Quindi, abbiamo deciso unitariamente come Fiom, Fim e Uilm di andare dai lavoratori e spiegare loro che la scelta del governo, per quanto ci riguarda, è una scelta che contrasteremo con tutti gli strumenti possibili”. “È impensabile che il fallimento della gestione che c’è stata fino ad oggi sia scaricato sui lavoratori dell’ex Ilva – ha aggiunto – Abbiamo chiesto al governo di ritirare il testo che ci è stato presentato e che prevede addirittura la chiusura delle cockerie. Il governo ha deciso di non ritirare il testo presentato e noi di andare dai lavoratori per discutere con loro questa proposta che per noi deve essere ritirata”.

“Abbiamo avuto, in questo incontro, la ‘sorpresa’: il governo vuole mettere in cassa integrazione fra tre giorni 1200 lavoratori, più altri 400 a gennaio, con la prospettiva di fermare un’attività, quella delle batterie delle cokerie. E non ci sono neanche le condizioni per trovare un nuovo acquirente. Sì è deciso di fare cassa con i lavoratori”, ha dichiarato Ferdinando Uliano, segretario generale Fim Cisl, al termine dell’incontro sull’ex Ilva. “È chiaro che non c’è più la disponibilità da parte del governo a mantenere le promesse fatte negli ultimi mesi – ha aggiunto – Ci presenteremo ai lavoratori illustrando la situazione drammatica che si sta prospettando e con loro decideremo quali iniziative mettere in campo”.

“Abbiamo deciso consapevolmente e con senso di responsabilità di interrompere il confronto e di ascoltare i lavoratori. È stato un confronto duro ci hanno presentato delle proposte inaccettabili perché partono da un presupposto: utilizzare i lavoratori per fare cassa”, ha detto Rocco Palombella, segretario generale della Uilm, uscendo dall’incontro sindacati-governo sull’ex Ilva. “Aumentano in maniera esponenziale il numero dei lavoratori in cassa integrazione fino ad arrivare a 6000, non c’è una spiegazione sulle gare aperte né un piano industriale – ha continuato – questo è un piano che punta a portare a chiusura l’ex Ilva e noi non vogliamo essere responsabili di questo. Condanna i lavoratori a una chiusura inesorabile. Domani vedremo i lavoratori e decideremo insieme le iniziative necessarie”.

Leggi qui il piano presentato dal governo ai sindacati metalmeccanici 

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5 Responses

  1. Buongiorno
    Oggi e dopo 15 anni di manfrine dobbiamo capire innanzitutto se è ancora strategico produrre acciaio primario in Italia e per le aziende italiane.
    Se è ancora strategico il Ministro Urso deve utilizzare tutti i mezzi per salvare la Ex Ilva di Taranto.
    Se non è più strategico allora si chiude e non se ne parla più, con annessa crisi occupazionale e ambientale per le mancate bonifiche.
    Se è ancora strategico il Ministro Urso deve obbligare Federacciai-Gozzi e Confindustria a intervenire e affiancare Invitalia per una operazione di salvataggio e riconversione green dello Stab di Taranto.
    Si costituisce una società paritetica Invitalia-Associati Federacciai con tanti soldi veri, si rileva la Ex Ilva e si procede a rifondare l’ acciaio italiano.
    Non ci si può affidare a cordate straniere se il problema è italiano.
    Ma il buon Gozzi (con i suoi associati) ha comunicato di non aver alcun interesse a intervenire a Taranto mettendoci soldi e faccia, ma vuole l’ acciaio di qualità italiano, Just in time, a prezzo di favore e con i problemi risolti dal Governo italiano ovvero da altri.
    Inoltre abbiamo il sequestro/confisca dell’ area a caldo di Taranto del luglio 2012 e il sequestro su sequestro di Afo1 del maggio 2025, problemi da risolvere una volta e per tutte anche intervenendo per Legge.
    Inoltre abbiamo il problema dell’ approvigionamento di gas per impianti DRI, forni elettrici e centrali elettriche con annessa nave rigassificatrice o rigassificatori a terra, e anche l’opposizione del Comune di Taranto si può risolvere con una Legge.
    Ma ci vuole coraggio e il coraggio non si compra né si trova per strada.
    Caro Ministro Urso non ci possiamo nascondere dietro una presunta manifestazione di interesse di un terzo o quarto soggetto, che ha richiesto una trattativa segreta.
    È il momento di essere seri e non prendere per i fondelli il prossimo, visto che il prossimo è costituito da 20000 persone fra diretti e indotto.
    In ultimo, ma non meno importante oggi è necessario un Sindacato intelligente, che deve decidere da che parte stare e non comportarsi da cerchiobottista.
    Saluti
    Vecchione Giulio

  2. Leggere la follia di un tarantino che sbraita come un forsennato Senza senso fa veramente fastidio ,un ignavo ,un essere disgustoso che a leggere da molto fastidio, ma bisogna sopportare anche le sue puttanate da ignorante che ignora il male ,e che Cristo un giorno lo chiamerà e ce lo toglierà dagli zebedei come tanti politici politicanti,ma è questo che fa essere Taranto l’ultima provincia italiana e il fanalino di coda della Puglia ,comunque siamo e resteremo dei perdenti .

  3. Buonasera
    Sig.ri della Redazione Corriere di Taranto
    Sig Leone
    Il sottoscritto non ha mai insultato nessuno, quindi esigo massimo rispetto per me stesso e per le mie idee.
    Se il Sig Fra ha idee diverse dalle mie e da quelle di tanti altri Tarantini silenti deve avere l’ accortezza di esporle, evitando di sbraitare ai quattro venti .
    Siamo in democrazia e la democrazia si fonda sul rispetto reciproco.
    E comunque non ci si nasconde dietro un “FRA”, ma ci si qualifica per nome e cognome.
    Ma anche qui ci vuole il coraggio di cui sopra.
    Siamo tutti bravi ad insultare coperti da un nickname.
    Saluti
    Vecchione Giulio

  4. Volevo esprimere solidarietà a Giulio Vecchione
    Detto questo
    Aggiungo
    Lo stabilimento ex Ilva è stato tenuto attaccato alle macchine come un malato terminale dal 2012 in poi dove si sono alternati governo partiti di tutti i colori.
    Ora un po’ tutti si stracciano le vesti, ma di fatto invece di tirare a campare con uno stabilimento obsoleto e razziato di tutto e da tutti che ci si aspettava a parte staccare le macchine cioè i milioni di euro che sin ad ora lo hanno tenuto in vita.
    Erano davvero pazzi utopici coloro che avrebbero voluto una dismissione controllata già dal 2012?
    Ma solo a parlarne all’ epoca ed ora sembra una eresia pura.
    Permettermi anche un appunto al Sindaco di turno
    Ma davvero può pensare di chiedere al Giverno Centrale soluzioni, senza nemmeno articolare uno straccio di prospettiva e/o riconversione di un territorio?
    Lo dicevo tempo fa su questa testata il mostro si chiude da solo per inerzia e la mancanza di una visione diversa dalla monocultura e purtroppo porterà sul lastrico famiglie e territorio tutto .
    In questo scenario aggiungo si stanno consumando rivalse politiche in vista regionali.
    Posso dire il livello è veramente basso
    Danilo
    Buona serata a tutti

  5. Buonasera
    Ringrazio il Sig. Danilo
    Si possono avere idee diverse, ma vige sempre la regola del massimo rispetto.
    Saluti
    Vecchione Giulio

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