Il 18 novembre del 1985, mentre i Duran Duran erano in una pausa creativa, ma anche nel pieno di una crisi, tre dei suoi membri – Simon Le Bon, Nick Rhodes e Roger Taylor – diedero vita al progetto parallelo Arcadia, pubblicando l’album: “So Red the Rose”.

Il 1985 è stato un anno di transizione per i Duran Duran che allo stesso tempo avevano raggiunto l’apice del loro successo commerciale ma anche di quell’odio di buona parte della critica musicale che non vedeva l’ora di vederli cadere dal piedistallo in cui li aveva messi lo stesso show business.

Nel giro di pochi mesi uscirono l’album omonimo (marzo 1985) del  side project “Power Station” (con il chitarrista Andy Taylor ed il bassista John Taylor che andarono a suonare una sorta di “power rock”, targato USA, assieme al batterista degli Chic,Tony Tomphson ed al cantante Robert Palmer) ed un singolo a nome Duran Duran,  “A View To A Kill” (maggio 1985). Poi ci fu una reunion “obbligata” al Live Aid (Luglio 1985) e l’uscita appunto di “So Red The Rose” (novembre 1985).

Il tutto mandò in confusione la fan base della band britannica. Qualcuno ha definito questi progetti paralleti di  Arcadia e The Power Station come un segnaposto per far tornare insieme i Duran Duran, che, effettivamente, tornarono un anno dopo (1986) con l’album “Notorius” ma in una formazione a tre (solo il cantante Simon Lebon, il bassista John Taylor ed il tastierista Nick Rhodes).

“So Red The Rose”, in un certo senso, chiuse un cerchio della parabola duraniana. Fu un disco volutamente pretenzioso, ricco di stratrificazioni sonore: synth sontuosi, arrangiamenti complessi, un mood tra il decadente e l’onirico. Soprattutto lontano dal pop esplosivo dei Duran.

L’album, di questo progetto unico, si muoveva tra ambientazioni cinematografiche, romanticismo oscuro e atmosfere new wave, contaminate da jazz e art rock.

Si può considerare una sorta di tributo verso band come Roxy Music e Japan che hanno avuto un’influenza sul sound dei primi album dei Duran Duran.

La produzione è curata nei minimi dettagli, con l’aiuto di Alex Sadkin, produttore del precedente album dei Duran, “Seven And The Ragged Tiger”,  già collaboratore di pop star come Grace Jones, The Thompson Twins, Robert Palmer e Simply Red.

Il disco vanta partecipazioni prestigiose: David Gilmour (Pink Floyd) alla chitarra su “The Promise”, Herbie Hancock al synth su “The Flame”,  Sting ai cori in “The Promise, Grace Jones ai cori in “Election Day” e “The Flame”. A questi vanno aggiunti gli inserti sonori di Andy MacKay, sassofonista dei Roxy Music, dei chitarristi Carlos Alomar (collaboratore di David Bowie) e Masami Tsuchiya (Japan e Ryuichi Sakamoto), del percussionista David Van Tieghem (Brian Eno e Laurie Anderson) e del bassista Mark Egan (di estrazione jazz, tra le collaborazioni quelle con Pat Metheny, in grado di suonare il basso fretless come Mick Karn dei Japan).

Ed ancora il regista di video clip Russell Mulcahy, ricordato per gli splendidi precedenti video – che fecero scuola – dei Duran Duran (“Hungry Like The Wolf, Save a Prayer, The Reflex) poi diventato famoso come regista cinematografico (si ricordi la saga di Highlander ed il più recente “Re Scoprione”), curatore del clip di  “The Flame” ed il produttore e DJ Francois Kervorkian (Kraftwerk, Depeche Mode) che ha lavorato sui remix del primo singolo “Election Day” ma anche su altre due tracce come “Keep Me In The Dark” e “El Diablo”.

All’epoca, “So Red the Rose” non ebbe lo stesso successo, in termini di vendite, di uno qualunque dei precedenti album dei Duran Duran e la critica musicale lo liquidò, quindi, frettolosamente come un passo falso.

Raggiunse la posizione numero 23 negli Stati Uniti e la numero 30 nel Regno Unito mentre sul fronte dei singoli ‘Election Day’ raggiunse il numero 7 nel Regno Unito ed il 6 negli Stati Uniti,  ‘The Promise’  37 in Gran Bretagna,  ‘Goodbye Is Forever’, 33 negli Stati Uniti ed infine ‘The Flame’ si fermò al numero 58 nel Regno Unito nel luglio 1986, tre mesi prima che i Duran tornassero con la title track di ‘Notorious’.

Con il tempo, però, ‘So Red The Rose’ è stato rivalutato, dopo esser stato dimenticato dal mainstream, rappresentando una sorta di gemma nascosta degli anni ’80. Stiamo parlando di un disco di pop raffinato e atmosferico  che dimostra come alcuni membri dei Duran Duran fossero capaci di esplorare forme musicali più complesse e adulte.

È un disco che richiede attenzione e ascolto profondo, ma che ricompensa con bellezza, mistero e uno stile raffinato. A parte ‘Election Day’, singolo utilizzato come apripista per scalare le classifiche, contiene delle chicche davvero notevoli e nascoste come ‘Missing’,’Lady Ice’ e la strumentale ‘Rose Arcana’ (presente nel retro del primo singolo nella versione lunga di 5 minuti), che rappresentano appunto il lato oscuro dei Duran Duran sotto il nome Arcadia.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *