Arrivano le precisazioni di Acciaierie d’Italia in merito ad un evento emissivo di natura non convogliata, verificatosi ieri pomeriggio di venerdì 14 novembre.

“La colata in questione – spiega una nota – era la prima trattata nel convertitore dopo la ripartenza di AFO4 ed è stata eseguita con tutte le precauzioni e in conformità con quanto previsto nell’istruzione di lavoro formalizzata per la gestione della ghisa”. Tuttavia, il contenuto in silicio della colata “ha favorito lo sviluppo di temperature nel convertitore, tali da richiedere aggiunte di materiale raffreddante (calce e minerale) in misura superiore ai normali standard e che hanno provocato l’anomalo evento emissivo”.

Nelle fasi di completamento della colata, durante la fase di messa a punto della stessa, continua la nota “si e’ verificata una fuoriuscita incontrollata della scoria dal convertitore e non un’esplosione, che ha investito la parte bassa della cappa mobile, danneggiandola in modo lieve. Tale danno sarà ripristinato in pochi turni lavorativi’. L’analisi dei dati di processo “ha confermato che i sistemi di prevenzione e i sistemi di aspirazione funzionavano correttamente e che l’evento e’ stato gestito nel rispetto delle procedure del Piano di emergenza esterna”.

Dopo quanto accaduto al convertitore 1 dell’acciaieria 2, in sostituzione è stato messo in marcia la scorsa notte il convertitore 2 della stessa acciaieria per riavviare la produzione, che ha consentito di riprendere il colaggio dell’acciaio é così ripreso.

Secondo quanto riferito da fonti sindacali, l’evento é stato conseguente ad una reazione, probabilmente dal contatto dell’acqua con l’acciaio liquido che nel convertitore raggiunge la temperatura standard di 1.500 gradi (ricordiamo che nel convertitore viene trasformata in acciaio la ghisa che arriva dagli altiforni). Il contatto, è stato spiegato, fa sì che scompongano ossigeno e idrogeno e questo ha causato quella che comunemente è stata chiamata esplosione.

Arpa Puglia, l’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale, sull’accaduto ha avviato una fase di attenzione per controllare se ci sono stati impatti ambientali a seguito dell’esplosione.

Sull’accaduto erano intervenuti i responsabili dei lavoratori per la sicurezza (Rls) di Fim, Fiom e Uilm all’azienda, che hanno chiesto all’azienda un incontro urgente per avere chiarimenti. Nella nota si parlava appunto di un’esplosione durante le normali attività operative in caldaia, segnalazioni di un principio di incendio al secondo piano, sulla verticale del convertitore, oltre a ricordare che episodi analoghi si sono già verificati in passato e risultano sempre più preoccupanti per i lavoratori.

Nella comunicazione, indirizzata ai vertici di Acciaierie d’Italia in As, gli Rls affermano che è “indispensabile comprendere la reale situazione impiantistica dell’area interessata, individuare le cause che hanno generato tali eventi e conoscere le misure immediate e strutturali che la Direzione intende adottare per prevenirne il ripetersi”.

(leggi tutti gli articoli sull’ex Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=ilva&submit=Go)

Una risposta

  1. La cittadinanza ha diritto alla trasparenza totale da queste fonti inquiunanti.
    Visto che in questo ed altri casi come la fuga di gas dei giorni scorsi, che ha invaso un territorio ampio come tutta la città, auspico che l’ unico garante dei cittadini che è la magistratura intervenga ancora una volta per la tutela del diritto alla salute.
    La Costituzione italiana lo annovera tra i diritti fondamentali del Cittadino.la salute e sicurezza .
    Nella speranza non intervenga la politica tutta e/o il potere esecutivo ancora una volta a fermare le azioni penali obbligatorie.
    Eviterei lo scudo penale, serve solo a mortificare, i cittadini che sentono impunità e che tanto non si può fare nulla.
    Siamo tornati indietro di 60 anni.

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