Alle 7 di questa mattina i rappresentanti di Fim, Fiom, Uilm e Usb si sono riuniti davanti ai cancelli dell’ex Ilva per una nuova assemblea unitaria, convocata con l’obiettivo di definire una seconda giornata di mobilitazione dopo il fallimentare vertice di martedì scorso a Palazzo Chigi, ritenuto dai sindacati un passaggio privo di risposte e prospettive concrete.

La posizione delle sigle metalmeccaniche è netta: fino a ieri esisteva un percorso, un obiettivo e una direzione condivisa. Dopo il confronto a Roma, spiegano i sindacati, quel quadro sembra svanito, lasciando lavoratori e rappresentanze senza un riferimento certo. “I ministri – è stato riferito durante l’assemblea – ci hanno presentato una situazione che non offre alcuna prospettiva definita”.

La protesta dei lavoratori e dei sindacati è proseguita nel corso della mattinata con il blocco delle statali 7 e 106, decretando altresì lo sciopero sino a domattina alle ore 7.00.

Dichiarazioni di Francesco Brigati, segretario generale Fiom-Cgil Taranto:

“Avevamo sospeso le iniziative di mobilitazione e lo sciopero e l’assemblea che avremmo dovuto fare la settimana scorsa.Lo abbiamo fatto con senso di responsabilità perché il Governo ci aveva convocato dopo 24 ore da quell’incontro e avevamo determinato il fatto che per la prima volta Palazzo Chigi ci riconvocava e aspettavamo ovviamente delle risposte completamente differenti rispetto a quelle che sono emerse. C

Con le nostre inziative di mobilitazione e protesta dobbiamo dimostrare al Governo che il piano di chiusura che ci hanno presentato è un piano di chiusura inaccettabile. Ieri hanno provato a smorzare attraverso il comunicato e hanno tutte le responsabilità.

Adesso basta perché se anche i commissari sostengono questo governo e fanno un comunicato in cui vogliono prendere per il sedere i lavoratori e ci dicono che ci sono non 6.000 lavoratori in cassa integrazione ma ci sarebbero 4.450 in cassa e gli altri 1.500 sarebbero in formazione. Abbiamo fatto dei calcoli, ci hanno detto che sono 96.000 ore, 1.500 lavoratori non aggiungeremmo neanche 8 giorni a testa. Il punto vero è poi chi  fa questa formazione?

Quello che sta emergendo è che non ci sono risorse, questo lo dice il governo e ci dicono anche che occorre arrivare sino a febbraio quando ci saranno i futuri acquirenti che sono interessati allo stabilimento. Nel frattempo dall’1 gennaio spengono, per la prima volta in questo stabilimento da 60 anni a questa parte, le batterie. Saremo con un solo forno in marcia, Questo significa che se non ci saranno acquirenti a fine febbraio si chiude perché non ci sono risorse per poter andare avanti .

Oggi stiamo mettendo in campo un’iniziativa di mobilitazione forte e lo dico, prepariamoci perché non sarà una semplice passeggiata, non sarà una sola giornata di mobilitazione, questo è solo l’inizio. Facciamosi sentire dal governo Meloni perché se non risponderanno all’iniziativa che metteremo in campo, noi continueremo ad oltranza”.

A metà mattinata il sindaco di Taranto Piero Bitetti si è palesato sul luogo della protesta. Queste le sue dichiarazioni:”Taranto è una città resiliente, io sono qua e ci resterò fino a quando riterremo che dobbiamo restare;è stato richiamato un accordo fatto, un documento sottoscritto tra amministrazione e sindacati, un documento responsabile che purtroppo aveva visto lungo. Noi abbiamo sempre pensato che fosse stato messo in campo un bluff, per provare a scaricare la responsabilità su qualcuno. Benissimo hanno detto i rappresentanti sindacali: ci sono delle competenze precise, ci sono delle politiche che vanno intestate a chi di competenza. Stamattina ho scritto, ahimè, direttamente al presidente del Consiglio Meloni, invitandola a Taranto o laddove la sua agenda non dovesse consentire una sua venuta in tempi brevissimi; chiaramente sono disposto a raggiungerla in qualsiasi momento a Roma. Noi abbiamo bisogno di chiarezza, noi abbiamo bisogno di certezze, noi abbiamo bisogno di verità”.

“E’ arrivato il momento che si punti a un piano industriale vero, perché mai abbiamo detto che vogliamo la fabbrica chiusa, ma sempre abbiamo detto che vogliamo una fabbrica decarbonizzata, nel rispetto di salute, ambiente e lavoro.Io credo, lo diceva anche Carniti (sindacalista e politica tra gli anni ’70 e ’80, ndr), che a volte quando qualcuno vuole esagerare è perché non vuole fare niente, noi non saremo assolutamente disponibili a accettare questa macelleria sociale, sappiamo quelle che sono le conseguenze, lo abbiamo dichiarato dal 18 giugno, ho chiesto personalmente che il primo tavolo convocato al MIMIT fosse riconvocato alla presenza di un attore fondamentale come il sindacato in rappresentanza dei lavoratori, e noi non faremo un passo indietro su questo aspetto, perché non vogliamo entrare nel tunnel economico e sociale che qualcuno evidentemente ci vuole riservare”.

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