Sono tantissimi, troppi, i pugliesi che hanno scelto di non andare a votare e questo non è certo un bel segnale. Rispetto alla precedente tornata elettorale alle urne si è recato il 15%circa in meno degli aventi diritto. Significa che la maggioranza dei nostri corregionali ha scelto di restare a casa (circa il 48%) lasciando decidere a pochi (quasi il 42%) le sorti della governance regionale.

Spaventoso il calo che si è registrato nella provincia di Taranto dove si è recato alle urne soltanto il 40,60% degli aventi diritto (nel 2020 la percentuale era stata del 55, 75%). Nel capoluogo jonico ha votato soltanto il 33,59% contro il 50,57% del 2020. Un dato che la pone all’ultimo posto tra le città capoluogo andate alle urne tra Campania, Veneto e Puglia.

Sopra il 50% nella provincia i Comuni di Fragagnano (55,41%), Laterza (55, 27%) e Mottola (50,21%).

Tutto ciò non può lasciare indifferente la società civile e deve far recitare un lungo mea culpa alla politica locale e nazionale. Non è un dato soprendente ma l’escalation ormai cominciata da una decina di anni a questa parte.
Lo abbiamo scritto negli ultimi mesi: gli appelli agli astensionisti da parte dei politici e dei politicanti locali erano per la maggior parte ipocriti. A quasi nessuno di coloro che si candidano ad ogni tornata elettorale, che si tratti di politiche o di amministrative, interessa realmente che la gente torni nelle cabine elettorali. Con minori percentuali di votanti, si abbassa anche il range per essere eletti.

La gente è stufa di vedere i soliti volti passare da una poltrona all’altra. Questa delle regionali in Puglia è stata una campagna elettorale priva di grossi contenuti, con candidati che in molti casi hanno confuso il ruolo di consigliere regionale con quello di consigliere comunale.

Fortunatamente è stata una campagna elettorale breve ed ora, come sempre, ci sarà chi troverà uno spunto vincente anche in una sconfitta cocente. Perchè in politica non perde mai nessuno…

One Response

  1. Riservandoci, a cominciare da voi operatori dell’informazione, di etichettare come “fuggiti da casa” i nuovi soggetti che osano affacciarsi alla politica

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