Una settimana, quella che ci siamo appena lasciati alle spalle, molto chiacchierata (di parole a random ne abbiamo ascoltate parecchie) e piena di contraddizioni.
Domenica e lunedì scorsi si è votato per le regionali. Ha vinto Decaro (votato dal 26% degli aventi diritto…) e la coalizione di centrosinistra ma stando alle dichiarazioni dei vari esponenti politici alla fine non ha perso nessuno.
Il Pd ha guadagnato punti ma ha dovuto fare i conti a Taranto con la polemica social, diventata virale e francamente evitabile, del consigliere uscente (non rieletto) Di Gregorio, che ha attaccato su Facebook il vicesindaco di Taranto Giorno (candidato alle regionali, non eletto).
Il Movimento 5 Stelle, invece, si è accontentato di aver mantenuto quattro consiglieri (grazie alle roccaforti Foggia e Taranto, ultimi baluardi del partito di Conte) nonostante sia passato dal 9,9% del 2020 al 7,22% del 2025 e fa finta di non accusare il sorpasso addirittura della Lega (assieme a UDC e Psi, un’aberrazione politica che solo al Sud…) che ha chiuso con l’8.04%.
A destra “festeggiano”, grazie ad una legge elettorale caotica – che aveva in origine il compito di anestetizzare i cosiddetti portatori di voto – grazie alla conquista di 21 seggi (a Taranto 4, quanto il centrosinistra), che a fronte del 35% del consenso preso dalla coalizione, valgono il 42% dei totali.
Chi si lecca le ferite sono i Verdi che non raggiungono la soglia del 4% ma restano pressoché silenti, specie a Taranto dove le battaglie ambientaliste contro il mostro di acciaio, a seconda del vento che tira, non hanno questa volta illuso un elettorato deluso ma soprattutto apatico.
Insomma alla fine ha perso chi non è andato a votare, lasciando decidere i soliti noti. Come abbiamo scritto, una sconfitta della democrazia, in quello che è ormai diventato un astensionismo consolidato.
Qualcuno ci ha dato del populista e sono quelli che nei soliti salotti cittadini e negli studi televisivi continuano a fare analisi politiche restando nella propria camera d’eco, incuranti che esiste una realtà differente dalle loro visioni.
La settimana è proseguita con la ripresa della trattativa per risolvere (?) la complessa e ormai sfiancante vicenda ex Ilva, nella quale ci si muove come “gli scarafaggi nella melma”.
Confindustria Taranto, altro esperta di camere d’eco, esce con un comunicato nel quale rimarca la propria posizione: “La siderurgia, a Taranto, non è un comparto come gli altri: è un generatore di valore, occupazione, filiere produttive, opportunità per centinaia di aziende locali”.
La difesa di un comparto – che fa acqua da tutte le parti, non da oggi – rappresenta l’ennesima dimostrazione che negli ultimi 13 anni non si è mai voluto pensare seriamente ad una valida alternativa all’acciaio anche perché leggendo quelle dichiarazioni, a quanto pare, si evince che tutti gli altri comparti non sembrano generare granché in ottica proprio di un’alternativa.
Il bello è che a tale affermazione nessuno ha opposto obiezione, soprattutto tra le associazioni datoriali, se non Confartigianato che da mesi dice che non esiste solo la vertenza Ilva e che ci sono anche altri comparti in difficoltà, ma in grado di generare valore, occupazione e filiere oltre la siderurgia come quello artigiano (8 mila imprese che garantiscono 28 mila posti di lavoro).
L’altra dichiarazione sorprendente della settimana – “Siamo dalla parte dei lavoratori ex Ilva” – arriva da un comunicato congiunto di Greenpeace, Legambiente e WWF Italia nel quale si esprime solidarietà a lavoratori di AdI e indotto e si chiedono immediate garanzie al Governo.
Dov’è finita la battaglia al grido di “Chiudete quella fabbrica di morte”?. Ora che il Governo pare abbia organizzato il “piattino” nei confronti di una città ormai in ginocchio, gli ambientalisti della prima ora si schierano accanto ai lavoratori.
Ed a proposito di ambientalismo e dintorni, sabato si è tenuta la manifestazione organizzata da Giustizia per Taranto, denominata “L’ora di Taranto”. Un’ora che, come ha scritto la collega Marialaura Paletta nel suo articolo, però tarda ad arrivare perché a fronte delle belle proposte e dei buoni propositi che hanno animato tale manifestazione, si è registrata un’adesione della cittadinanza ben al di sotto delle aspettative e non è la prima volta che accade.
Il cerchio, dunque, questa settimana in qualche modo si è chiuso. Non si va più a votare (il 66,31% è rimasto a casa per le regionali), non si scende più per strada. Insomma, in questa città la partecipazione è svanita ed è un brutto segnale, quasi mortale.
Noi abbiamo votato e siamo dei normali cittadini che hanno ben chiaro il valore del voro e non possiamo essere etichettati come “i soliti noti”. Chi non vota fa una scelta sbagliata, mentre chi votasi assume la responsabilità di scegliere e, per questo andrebbe elogiato. Uno può scrivere quello che vuole, ma fare un pot-pourri di fatti e notizie è un classico negativo da social.
i soliti noti non era riferito agli elettori ma ai candidati……Poi il suo pensiero lo rispettiamo ma non lo condividiamo….c’è un filo logico e non è certo un minestrone. Cordialmente, Giovanni Saracino, direttore corriereditaranto.it
Taranto paesotto di me basta poco per essere imbottigliato ,Taranto è un paesotto pieno di ignavi ,ipocriti e smidollato sotto che sparta ,questa è ignavia solo stato puro .. comunque resto del parere che Taranto è composta da monnezzari, buzzurri e insulsi e dio ci salvo da questo male che ci attanaglia …ogni giorni succede qualcosa e non sappiamo più camminare ,circolare vivere ,aiutateci vi prego ..Germania Austria ,spagna ,Francia dominatrici del mondo aiutateci siamo incapaci di scegliere ,di agire ,di votare ,di vivere ,di essere amministrati ,siamo l’esempio del regresso e del mal di vivere ,per questo il primato dei peggiori non ce lo toglie nessuno , Taranto sei una me fotonica … uscirò da questo traffico …tacci vostri …
Chi non va a votare perde sempre e dopo non può lamentarsi a meno di pensare che tutte le forze politiche e tutti i candidati siano ugualmente incapaci. In ogni caso c’è sempre un’alternativa che è rappresentata dall’impegno in prima persona per cambiare la qualità della politica frequentando e partecipando alla vita sociale e perché no? anche alla vita dei partiti.