“Se sono trascorsi ben 75 anni dalla prima edizione della Due Mari Marathon forse un motivo c’è”. La frase nemmeno troppo velata di Daniela Basile, una delle organizzatrici del grande evento sportivo che si è svolto a Taranto domenica 30 novembre può essere letta da più angolazioni.
Ne emergono la fatica e l’impegno di pianificare una manifestazione di tale portata, certamente, così come le difficoltà legate al coordinamento di tanti aspetti.
Ma, alla luce delle polemiche piovute per la viabilità bloccata, anche una certa stanchezza di fronte ad un atteggiamento ostile ormai consolidato, proveniente da parte della cittadinanza.
Chiariamo subito un punto: i disagi alla circolazione stradale ci sono stati, gli organizzatori ne hanno preso atto e bisogna farne tesoro in vista delle prossime manifestazioni che coinvolgeranno la città, soprattutto con i Giochi del Mediterraneo.
Lo stesso Giuseppe Salerno, vice presidente dell’ASD Nuova Atletica Taranto che ha promosso l’evento, nel tracciare un bilancio della Due Mari Marathon ha dichiarato: “Realizzare un percorso di 42 km non è facile in una città come Taranto, inevitabilmente bisognava chiudere alcune strade. Ci scusiamo per i disagi causati, ma invitiamo a porre attenzione anche agli aspetti positivi e ai benefici che eventi come questo portano nel nostro territorio”.
Un percorso suddiviso tra 6 km (marcia non competitiva), staffettisti e maratoneti, che si snodava tra viale Virgilio, Lungomare, Borgo, Arsenale, SVAM e Base Navale. Per questo motivo le limitazioni stradali hanno coinvolto anche l’accesso alla zona Cimino e ai tratti della S.S.7 ter e della Tangenziale Sud in direzione Talsano–Lama, via Tre Fontane e viale Ionio.
C’è chi ha giustamente richiesto un maggior tempismo nel comunicare le modifiche al traffico ma, a fronte delle polemiche sollevate da alcuni esponenti politici, è doveroso ricordare che si è trattato pur sempre di un giorno festivo, in cui i disagi derivanti dall’uso dell’auto dovrebbero essere ridotti.
Certo, la settimana del Black Friday ha invogliato più di qualcuno a recarsi nel Borgo per i saldi e le strade bloccate hanno sollevato proteste anche tra i commercianti.
Tuttavia, ridurre la portata di un evento simile alle sole critiche è ingeneroso, oltre che pericoloso, perchè rischia di scoraggiare chiunque abbia intenzione di ripetere un’esperienza che ha portato a Taranto anche atleti provenienti dal resto d’Italia e addirittura dall’estero.
Milletrecento iscritti circa tra staffettisti, maratoneti e chi ha corso la 6 chilometri, tante associazioni sportive coinvolte e grande attenzione anche da parte delle strutture sanitarie locali alla prevenzione e agli stili di vita corretti. Presenti anche tanti volontari che hanno cucinato pettole e spaghetti per gli atleti, oltre ai giovanissimi studenti del Liceo Ferraris-Quinto Ennio, che con grande entusiasmo si sono prestati ad una giornata al servizio dello sport e della promozione della propria città.
“Una domenica diversa, passata con gli amici tra sport e divertimento all’aria aperta”, “Un evento bellissimo, finalmente anche nella nostra città, che speriamo di ripetere”, “Dopo aver corso per anni nelle città d’Italia ora possiamo farlo anche a Taranto”, “La nostra città finalmente conosciuta per qualcosa di diverso dalle problematiche industriali e ambientali”: sono solo alcuni dei tanti commenti che abbiamo raccolto nel corso della mattinata.
Gli atleti giunti dal resto d’Italia hanno manifestato il proprio stupore per la bellezza di questo percorso immerso nella natura: “Non immaginavamo che Taranto fosse così bella”, è la frase che abbiamo ascoltato più frequentemente. Il mare, la brezza, le bellezze delle basi militari e della natura l’hanno fatta da padroni in un percorso impegnativo e tecnico ed il clima mite ha certamente aiutato, come sottolineato anche da Vincenzo Cesareo, presidente della Camera di Commercio di Brindisi-Taranto, che da runner consumato non ha voluto perdere l’occasione.
In tanti, poi, hanno raccontato di aver pernottato nella città dei due mari, trascorrendo la serata precedente a gustare le prelibatezze locali, giusto per restare in tema di turismo ed economia locale.
L’evento si è chiuso intorno alle 16, con l’arrivo di tutti gli atleti, ma già intorno alle 13:30 è avvenuta la premiazione dei primi 5 assoluti maschili e femminili della Maratona, all’interno del villaggio allestito per qualche giorni ai Giardini Virgilio, trasformatisi nel quartier generale della manifestazione.
Al primo posto nella classifica generale maschile Pierpaolo Bovenzi, dell’ASI Sportiva Bellona, seguito sul podio da Paolo Audia e Anton Prokopchuk di ASD Jure Sport. Quarto e quinto posto per Carmine Federico e Sebastiano Fotim rispettivamente di ASD Atletica Ermes e ASD Catania Running Club.
La classifica femminile ha visto, invece, trionfare al primo posto Sofia Belvedere di Runcard, seguita da Angela Tenerelli di Murgia Marathon Santeramo e Barbara Cimarrusti di Grottini Team Recanati. Chiudono i primi cinque posti Laura Potenza di ASD ZZW Triathlon e Pamela Greco di Saracenatletica.
“Aspetteremo altri 75 anni per rivedere una Maratona a Taranto?”, abbiamo chiesto agli organizzatori. Nelle intenzioni c’è quella di trasformare l’evento in un appuntamento fisso per la città, che diventi punto di riferimento per sportivi e atleti italiani e stranieri.
Magari con una maggior attenzione alla viabilità e con meno chiusura da parte dei cittadini. Giusto riportare le parole e le impressioni di chi ci ha riportato un parere esterno su Taranto: “Ho corso in tante parti del mondo, sono reduce dalla maratona di Berlino – ha dichiarato la veneziana Belvedere – ma correre con il mare accanto, in questo percorso così bello, non mi era mai capitato e mi ha regalato una grandissima emozione”.
Certo, l’inesperienza ha sicuramente giocato un ruolo fondamentale nelle problematiche derivanti dalla viabilità, lo stesso Salerno ha dichiarato: “Per noi era la prima volta, faremo maggior attenzione in seguito”; tuttavia, appare eccessivo condannare un evento del genere sulla base del solito personalismo. Siamo forse troppo assuefatti all’immobilismo di cui tanto ci si lamenta in piazza?
Perchè, in fondo, parlare delle alternative alla monocultura dell’acciaio, dell’importanza di far conoscere Taranto anche per i suoi meriti sportivi e turistici è un conto, gestire gli inevitabili disagi derivanti dall’organizzazione di manifestazioni simili è un altro.
La domanda andrebbe rivolta non solo all’amministrazione e agli organizzatori, ma anche e soprattutto ai tarantini: forse non siamo ancora pronti per questo tipo di eventi?




Ancora non ho capito a cosa sono proni i tarantini : praticamente dopo la siderurgia nulla cosmico. Dobbiamo scollarci da questa mentalità provinciale accentuata neanche fossimo un paese montanaro.