Nella proposta di modifica del programma per Taranto del Just Transition Fund, che ha immediatamente sollevato la contrarietà del commissario straordinario per le bonifiche Vito Felice Uricchio durante una riunione svoltasi la scorsa settimana, si vorrebbero distrarre i 40 milioni di euro previsti nel Progetto Esecutivo dall’Azione 2.3 – Supporto a progetti innovativi per sostenere la transizione ecologica e tutelare le risorse naturali, destinati alla riqualificazione e ripristino ambientale del sistema delle coste del Mar Grande e del Mar Piccolo e delle aree limitrofe.

Fondi necessari agli investimenti per l’elaborazione dei piani di caratterizzazione ambientale dei siti ritenuti di interesse strategico per finalità produttive o di interesse naturalistico, per la realizzazione di infrastrutture e aree verdi nell‟area di Taranto. 

Nella nota a supporto della proposta di modifica del programma nazionale Just Transition Fund Italia 2021-2027 Mid Term Review, si legge che “è stata ampliata la descrizione della misura che riguarda in maniera più specifica gli interventi di bonifica sia delle superfici terrestri che di quelle marine. A livello di azione, 40 milioni di euro sono stati riprogrammati destinando 16 milioni alla nuova azione sulla priorità 3 “Abitare accessibile e sostenibile” ed è in corso di valutazione la possibilità di destinare 24 milioni di euro al completamento del finanziamento del progetto Sea Hub, anche alla luce di ulteriori elementi descrittivi del progetto rappresentati dal Comune di Taranto. Ulteriori 3 milioni, rinvenienti da una lieve riduzione del fabbisogno connesso alla procedura Filiere verdi (avviata con una dotazione pari a 33 milioni di euro anziché i 36 milioni di euro previsti in precedenza), sono destinati all’azione 2.6. Complessivamente l’azione subisce un decremento di 19 milioni”.

“Una scelta grave e sbagliata, inaccettabile in una realtà, come quella tarantina, duramente segnata dalla contaminazione delle diverse matrici e che ha assoluta necessità di interventi di rispristino ambientale, indispensabili non solo a migliorare le condizioni di vita dei cittadini ed a rendere fruibili, anche per attività produttive, parti consistenti del territorio, ma anche a cambiare l’immagine stereotipata di una città invivibile. Una scelta con conseguenze pesanti, come attestano i dati presenti nella nota a supporto delle proposte di modifica che, tra gli indicatori di risultato attesi, riporta come i Terreni ripristinati usati, per l’edilizia popolare, per attività economiche, come spazi verdi, o per altri scopi si riducano da 996 a soli 270 ettari. Una scelta che, peraltro, porterebbe a ridurre di quasi 20 milioni di euro, l’entità complessiva dei finanziamenti destinati alle bonifiche” sottolinea in una nota il Patto di comunità per l’Ecogiustizia di Taranto promosso da ACLI, AGESCI, ARCI, AZIONE CATTOLICA , LEGAMBIENTE e LIBERA e cui hanno aderito molte realtà territoriali.

“In concreto salterebbero progetti destinati alla riqualificazione ed al ripristino ambientale del sistema delle coste del Mar Grande, del Mar Piccolo e delle aree limitrofe. Noi chiediamo che, intervenendo in compensazione su diverse voci tra quelle che compongono il programma, tornino ad essere finanziati tutti i progetti già esaminati volti alle bonifiche ed alla tutela delle risorse naturali – si legge ancora nella nota -. Per di più risultano cambiati gli indicatori legati all’occupazione generata dagli investimenti, ovvero, i nuovi posti di lavoro. Ricordiamo che il nostro territorio è destinatario delle risorse economiche proprio per attutire gli effetti della notevole transizione industriale. Il cambiamento degli indicatori è una scelta dannosa per la tenuta sociale del territorio di Taranto”.

“Vogliamo inoltre segnalare che, nell’economia generale del Just Transition Fund, il principio di governance multilivello e partecipata non si configura come un accessorio procedurale, bensì assurge al ruolo di architrave strategico dell’intero processo di definizione del piano e di eventuale riprogrammazione. La complessità intrinseca della transizione ecologica giusta, che impone una radicale metamorfosi dei paradigmi produttivi e sociali, rende infatti inattuabile qualsiasi logica decisionale puramente verticistica (top-down) – si legge ancora nella nota -. Al contrario, la solidità dell’azione programmatica risiede nella capacità di attivare un processo di osmosi decisionale, fondato sul coinvolgimento strutturale e proattivo di una pluralità di attori: dalle istituzioni locali alle parti sociali, dal mondo accademico al tessuto imprenditoriale, fino alle rappresentanze della società civile. Purtroppo, si lamenta che tali aspetti sono stati decisamente ignorati nella definizione del programma e nell’attuale proposta di riprogrammazione”.

“In definitiva, la governance partecipata rappresenta il garante democratico della transizione giusta, assicurando che il percorso verso la neutralità climatica sia, nella sostanza oltre che nella forma, autenticamente ‘giusto’ ed equo” concludono dal Patto di comunità per l’Ecogiustizia di Taranto.

In attesa della riunione prevista givoedì 4 dicembre del Comitato di Sorveglianza, dalla quale dovrebbero giungere notizie più chiare in merito a quella che appare come l’ennesima iniziativa politico/amminsitrativa che va nella direzione opposta a quella prevista dal Fondo di Transizione Giusta e dai tanti proclami della politica sul futuro economico e ambientale del territorio tarantino.

(leggi tutti gli articoli sulle bonifiche https://www.corriereditaranto.it/page/3/?s=bonifiche&submit=Go)

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