Nuovi passi avanti in vista della bonifica della nave Drea. La società Med Fuel Bunkering di Messina, proprietaria del traghetto appartenuto alla flotta Moby, ha infatti siglato un’intesa con l’impresa Maren Srl di Taranto.
L’azienda, che vanta tra i suoi clienti gruppi come Ministero della Difesa, Marina Militare, Fincantieri, Leonardo, Eni, Acciaierie d’Italia e Cimolai, dovrà elaborare entro brevissimo tempo un piano di lavoro da sottoporre al vaglio dello SPESAL e del Dipartimento di Prevenzione della Asl di Taranto che dovranno approvarlo insieme alle prescrizioni che indicherà il dipartimento di Taranto di ARPA Puglia.
Tecnici della Maren hanno effettuato nei giorni scorsi un sopralluogo presso la calata IV del porto di Taranto per effettuare un sopralluogo sulla nave che a fine ottobre ha ottenuto l’ok all’utilizzo della banchina commerciale (un tempo utilizzata dall’ex Cementir) da parte dell’Autorità Portuale di Sistema del Mar Ionio e dalla Capitaneria di Porto. Quest’ultimo passaggio ineludibile per poter effettuare la relativa bonifica, concesso soltanto dopo oltre un mese e mezzo dall’arrivo della nave nel porto di Taranto.
Iter che ha subito un nuovo rallentamento dalla fine di ottobre, in virtù del fatto che l’intesa raggiunta inizialmente tra la Med Fuel Bunkering e la società Ecologica (individuata in un primo momento per i lavori) non sia più andata a buon fine.
Il piano di rimozione amianto, come previsto ai sensi dell’art. 256 del D.Lgs. 81/08, dovrà essere predisposto dall’impresa (seguendo le indicazioni dello SPESAL) ed inviato all’organo di vigilanza almeno 30 giorni prima dell’inizio dei lavori, specificando natura e durata dei lavori, luogo, tecniche, misure di sicurezza, attrezzature, protezione dei lavoratori e dei terzi, e piano di smaltimento. Una volta ricevuto il via libera, l’appaltatore si è impegnato a completare la bonifica entro 75 giorni lavorativi dall’inizio del cantiere.
Le operazioni riguarderanno alcuni pannelli ignifughi delle cabine contengono un 13% di amianto, pari a circa 100 tonnellate di materiale, ed avverranno all’interno della nave stessa: le attività copriranno un arco temporale tra i 90 e i 120 giorni. I pannelli verranno stoccati, impallettati e sigillati con la vernice incapsulante e poi caricati direttamente dalla nave a bordo di automezzi, che prenderanno la strada della Basilicata dove saranno definitivamente trattati in un sito specializzato. Terminate queste operazioni, la nave prenderà la rotta che la porterà al porto del Pireo dove effettuerà altri lavori di ristrutturazione e manutenzione per poi tornare ad essere operativa a tutti gli effetti.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2025/10/30/nave-drea-lautorithy-concede-la-banchina/)
Non l’ha voluta nessuno ,Taranto con i suoi ce me ne futte a me e l’unica ad accorparsi questo ennesimo fardello ,e quel tizio scellerato di non sono quanti anni spara cazzate dicendo la città dei no dei ma dei se ,dei m……..,sangue della terra una accozzaglia di ignavi giusto giusto a Taranto..poi ci lamentiamo se non c’è una mazza e dopo organizzano il corteo :a Taranto c’è puzza di Eni ; Gesù disse padre perdonali non sanno quel che fanno …i tarantini sono ignavi , Dante parlava di loro ne sono certo e se Cristo è arrivato ad Eboli e non è andato oltre è per colpa nostra ,sacco dopo sacco ( della monnezza) ce la faremo ..