“La cosa che mi renderebbe più fiero in relazione all’organizzazione e alla realizzazione degli eventi dei Giochi del Mediterraneo, sarebbe la risposta dei cittadini. Dovremmo crederci tutti, comprese le imprese locali, affinché la promozione dello sport diventi un veicolo per attrarre utenti e favorire l’economia del turismo”.
Queste sono le parole che il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, ha pronunciato durante l’intervista e che ci hanno colpito maggiormente: una condivisione degli sforzi da parte di tutti i cittadini per far decollare questa nostra città.
A meno di 9 mesi dall’apertura di uno dei più grandi eventi del 2026, cioè i XX Giochi del Mediterraneo, le parole del sindaco sono davvero importanti.
L’attesa si fa palpabile: dal 21 agosto al 3 settembre 2026, Taranto e il suo territorio diventeranno l’epicentro sportivo e culturale di 26 nazioni che si affacciano sul Mare Nostrum. Questa è la quarta volta che l’Italia ospita i Giochi e, per la Puglia, la seconda volta dopo Bari nel 1997.
Abbiamo chiesto, attraverso un sondaggio, ad un campione di adolescenti quanto sia sentito e conosciuto questo evento. Circa la metà dei 120 ragazzi delle classi terze della scuola secondaria di primo grado sono al corrente dell’evento e delle dinamiche coinvolte, tanti quanti credono che questa importante manifestazione porterà benefici e incentivi economici alla città.

Solo il 17% degli intervistati pratica sport a livello agonistico; quindi siamo speranzosi che le competizioni sportive aumenteranno la passione per lo sport che è sicuramente fondamentale per il benessere fisico, mentale e sociale nei giovani.
“I Giochi del Mediterraneo sono una grande opportunità per la nostra città; abbiamo l’occasione di ricevere una serie di finanziamenti per realizzare investimenti legati alle infrastrutture – prosegue il sindaco Bitetti – In particolare abbiamo già iniziato la riqualificazione dello stadio di calcio, la costruzione dello Stadio del Nuoto, una piscina olimpionica di 50 mt, la riqualificazione di impianti preesistenti come lo stadio Mazzola, il campo di atletica e il Magna Grecia”.
Il sindaco ci crede: il vero traguardo è infatti l’eredità infrastrutturale e sociale che l’evento lascerà alla città. L’amministrazione comunale sta già lavorando a dei modelli di gestione finalizzati a dare vita e a rendere fruibili alla collettività tutti gli impianti, istituendo dei percorsi amministrativi con dei bandi pubblici per affidare le strutture a imprenditori o ad associazioni sportive interessati a gestirle.
In questa impresa titanica l’amministrazione di Taranto è supportata dal Ministro dello Sport, dal Comitato dei Giochi del Mediterraneo, di cui è Commissario straordinario, Massimo Ferrarese, dalla Provincia, dalla Regione e da tante associazioni legate al mondo dello sport.
Inoltre, come riferitoci dallo stesso sindaco, grazie all’aumento della tassa di soggiorno e al fondo di rotazione, sarà possibile migliorare la viabilità, le comunicazioni e addirittura riaprire l’aeroporto di Grottaglie grazie alla presenza dei numerosi turisti che arriveranno.
La preoccupazione di molti è legata al traffico; il primo cittadino ha assicurato che saranno garantiti e migliorati tre tipi di viabilità: il trasporto pubblico locale, il trasporto privato e il traffico di sicurezza legato al trasferimento dei capi di Stato che arriveranno nella nostra città.
Nonostante l’entusiasmo, il percorso verso il 2026 non è esente da ostacoli. I ritardi accumulati nelle fasi iniziali, in parte dovuti a questioni politiche e a motivi burocratici, hanno acceso i riflettori sulla necessità di accelerare i lavori.
Il Commissario straordinario, Massimo Ferrarese, ha assicurato che i cantieri stanno procedendo secondo cronoprogramma, puntando alla chiusura delle opere entro giugno 2026 per permettere i necessari collaudi.
L’impegno congiunto di Governo, Comitato e autorità locali speriamo dia i suoi frutti. Taranto si prepara a raccogliere una doppia vittoria: quella sportiva nelle vasche e sui campi da gioco, e quella infrastrutturale, consegnando alla città un’eredità di modernità e inclusività.

