Un 2025 segnato da fratture profonde, svolte improvvise e ferite collettive che si sono riaperte sotto gli occhi di una comunità spesso costretta a rincorrere le emergenze. Dodici mesi intensi, nei quali la città ha oscillato continuamente tra crisi e tentativi di riscatto, tra drammi irrisolti e momenti capaci, seppur a tratti, di restituire un’immagine diversa.
A febbraio la caduta dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco Rinaldo Melucci. Un epilogo maturato lontano dall’aula consiliare: diciassette consiglieri comunali si presentano insieme da un notaio e firmano contestualmente le dimissioni, facendo venir meno il numero legale e determinando lo scioglimento anticipato del Consiglio comunale. Un gesto politico figlio di mesi di tensioni, spaccature interne e veleni incrociati, che fa precipitare Taranto nel commissariamento proprio mentre sul tavolo si accumulano dossier cruciali: dal Pnrr ai Giochi del Mediterraneo, fino al destino dell’ex Ilva.

Il fronte industriale torna drammaticamente alla ribalta il 7 maggio, quando un incendio di vaste proporzioni divampa all’Altoforno 1 dello stabilimento siderurgico. Le fiamme si sviluppano durante una fase operativa, sprigionando una densa nube di fumo visibile a chilometri di distanza e che avvolge il quartiere Tamburi, riaccendendo paure mai sopite. La Procura dispone il sequestro dell’impianto e apre un’inchiesta sulle condizioni di sicurezza e manutenzione. Migliaia di lavoratori finiscono in cassa integrazione, mentre la città ripiomba nell’angoscia di un’emergenza industriale che sembra ciclica. Nei mesi successivi arrivano due offerte da fondi americani per la gara di vendita del gruppo, ma il futuro dell’acciaieria resta sospeso tra promesse di rilancio, timori occupazionali e interrogativi ambientali.

Il 2025 segna anche una ferita simbolica profonda: il fallimento del Taranto Calcio. La società rossoblù, già provata da anni di difficoltà economiche e sportive, arriva al capolinea, lasciando un vuoto che va ben oltre il campo da gioco. Per una città in cui il calcio è identità, appartenenza e riscatto popolare, la notizia assume il sapore amaro di un’altra sconfitta. Ma, come spesso accade a Taranto, alla caduta segue un tentativo di rinascita: nasce la nuova società, la SS Taranto, con l’imprenditore Vito Ladisa alla guida. Un progetto accolto da entusiasmo prudente e dalla speranza di ricostruire credibilità e futuro.

In primavera, intanto, Taranto riesce a mostrarsi sotto una luce diversa. La tappa della nave scuola Amerigo Vespucci e il Villaggio IN Italia trasformano il lungomare e l’area del Castello Aragonese in una grande vetrina nazionale. Migliaia i visitatori tra eventi, musica e mostre, in un clima di festa che restituisce orgoglio e visibilità internazionale, interrompendo per qualche giorno una narrazione troppo spesso legata solo a crisi e conflitti.
A maggio Gianfranco Palmisano, sindaco di Martina Franca e vice segretario regionale del Pd, viene eletto presidente della Provincia di Taranto, avendo la meglio sul sindaco di Maruggio Alfredo Longo e sul primo cittadino di Grottaglie Ciro D’Alò.
Nel frattempo la città torna alle urne. A giugno viene eletto Piero Bitetti nuovo sindaco di Taranto, chiamato a ricostruire stabilità politica e fiducia istituzionale dopo mesi di vuoto amministrativo. Il candidato del centrosinistra, con l’appoggio esterno del M5s, supera al ballottaggio Francesco Tacente (civiche, ex melucciani e centrodestra).
L’estate riporta però la cronaca nera al centro della scena. È la sera del 16 luglio quando via Machiavelli, nel quartiere Tamburi, diventa teatro di una sparatoria mortale. Una raffica di colpi esplosi in strada uccide Carmelo Nigro, 45 anni. Pietro Caforio, 34 anni, resta gravemente ferito e morirà dopo giorni di agonia. Un regolamento di conti, secondo gli investigatori, legato agli equilibri dello spaccio. Un episodio che riaccende l’allarme sicurezza e restituisce l’immagine di un territorio ancora attraversato da sacche di violenza.
Tra i grandi appuntamenti dell’anno c’è anche la cerimonia del countdown dei Giochi del Mediterraneo 2026, momento simbolico che accende i riflettori sulla città ma non spegne le criticità. Restano frizioni tra Comitato internazionale e Comitato organizzatore locale, in particolare sui servizi tecnologici e sull’avanzamento di alcune opere, alimentando una corsa contro il tempo ancora carica di incognite.
Il 2025 è segnato anche da lutti e tragedie. Muore Giancarlo Cito, figura controversa ma centrale della storia politica tarantina, protagonista di una stagione che ha lasciato un’impronta profonda nel dibattito cittadino. Sulle strade della provincia, a Mottola, un autoarticolato si scontra frontalmente con una Fiat Doblò: due dipendenti di una ditta di Conversano perdono la vita in un impatto devastante. A Lizzano, una ragazza di 19 anni muore dopo essere arrivata al pronto soccorso di Manduria con un forte mal di testa, una vicenda che scuote la comunità.
Si chiude così il 2025: un anno che racconta una Taranto attraversata da crisi politiche, industriali e sociali, ma anche da tentativi di rinascita civile, sportiva e culturale. Una città ancora alla ricerca di un equilibrio possibile e di un futuro finalmente stabile.



