“Un anno fa? In realtà, se ripenso all’1 gennaio 2025, mi sembrano trascorsi 10 anni”.
Luca Contrario, consigliere comunale del PD, è stato testimone privilegiato di un 2025 in cui politicamente è accaduto di tutto.
Gli ultimi, tesissimi mesi dell’amministrazione Melucci, la decisione dei 17 consiglieri comunali (tra cui lo stesso Contrario) di rassegnare le proprie dimissioni e porre fine alla consiliatura, il breve commissariamento con Giuliana Perrotta, la campagna elettorale e la vittoria di Piero Bitetti, l’estate trascorsa tra manifestazioni e tavoli sull’ex Ilva, poi le difficoltà con Kyma Ambiente e una situazione “ereditata più complessa di quello che ci aspettavamo”.
Contrario, partiamo da un anno fa.
“Ricordo che il primo Consiglio comunale dell’anno avvenne in un clima che definirei inquinato dalla mancanza di comunicazione che ha caratterizzato l’ultima fase del Melucci bis. Io all’epoca ero capogruppo in Consiglio comunale del PD, in opposizione, e avvertivo una forte tensione tra maggioranza e minoranza, per non parlare del valzer continuo tra assessori e dei consiglieri che cambiavano posizioni tra i banchi; il tutto aggravato da un presidente della massima assise cittadina divisivo come Luigi Abbate. La stessa maggioranza traballava e si era ormai arrivati ad un vero e proprio blocco amministrativo che stava paralizzando lentamente e progressivamente la città”.
Da qui nacque la decisione di porre fine all’amministrazione Melucci?
“Partendo dal presupposto che così non si poteva andare avanti, avevamo di fronte due alternative: dare le dimissioni entro il 24 febbraio e contare su un commissariamento breve che avrebbe traghettato la città alle elezioni tra maggio e giugno, oppure condannare Taranto ad un commissariamento lungo che, anche in vista degli impegni che ci attendono nel 2026, non sarebbe stata la scelta più responsabile politicamente. Furono giorni frenetici, era importante prendere una decisione nell’immediato ed evitare ulteriori danni alla città”.
Poi la campagna elettorale.
“Sinceramente? Non mi è piaciuta. E non parlo delle fibrillazioni fisiologiche sulla scelta del candidato della coalizione, bensì del clima che si è respirato tra avversari. Pochi contenuti, molte polemiche. Abbiamo patito gli strascichi degli ultimi tempi di Melucci. La decisione dell’affratellamento tra Lazzaro e Tacente al secondo turno, poi, non l’ho proprio capita; e, a quanto pare, nemmeno gli elettori hanno gradito, dimostrando che in politica non si possono sommare semplicemente i voti ricevuti dai due candidati al primo turno: nello schieramento a sostegno di Tacente c’erano tanti “melucciani dell’ultima ora” con cui i tarantini non volevano più avere a che fare”.
Cosa distingue maggiormente l’amministrazione Bitetti dalla precedente?
“Il dialogo. Piero Bitetti, per sua natura, è un uomo portato al confronto costruttivo con tutti, dai cittadini alle associazioni datoriali, dalla maggioranza all’opposizione, che lui preferisce chiamare minoranza. Tutto questo era mancato con il sindaco precedente ed aveva gradualmente portato ad una paralisi anche amministrativa.
E poi la stabilità: ricordo che alcune deleghe del Melucci bis hanno visto l’alternarsi di tre o quattro assessori, forse anche di più, nel giro di un anno. Anche qui, con ripercussioni importanti sul lavoro per la città. Questa amministrazione, invece, al netto di posizioni differenti su aspetti marginali e della pluralità del confronto, vuole restare tale: stessa Giunta, stessa maggioranza. La nostra visione d’insieme è condivisa.”
A proposito di opinioni differenti, la vertenza ex Ilva che è piovuta sull’amministrazione appena entrata in carica è stata un importante banco di prova per la stabilità della stessa. Lei ed altri esponenti della maggioranza, penso al consigliere Antonio Lenti dei Verdi o all’assessora Fulvia Gravame, siete spesso accusati di tenere il piede in due scarpe: da un lato partecipate alle manifestazioni sull’ex Ilva con gli attivisti, dall’altro restate con una maggioranza che non ha la stessa posizione sulla questione.
“Allora, partiamo da un presupposto fondamentale: l’amministrazione comunale non ha potere né competenze per decidere concretamente del futuro dell’ex Ilva.
Detto questo, la posizione dell’amministrazione Bitetti non è in contrasto con la mia: entrambi vogliamo che la produzione a carbone cessi di esistere, solo che mentre il sindaco è fiducioso in una ambientalizzazione della fabbrica, io ritengo che chiusura e bonifica siano le soluzioni più realistiche. Non mi sembra una divergenza tale da compromettere né la mia permanenza in maggioranza, né la mia credibilità o coerenza.
Lo ribadisco: la visione di questa amministrazione sui temi importanti della città è la stessa”.
È soddisfatto dei primi mesi di governo?
“No. Per il semplice fatto che non li abbiamo trascorsi come avremmo voluto. Prima la vertenza ex Ilva che ci ha “distratto”, passatemi il termine, con tutta la sua drammatica attualità. Poi la scoperta di una situazione peggiore di quella che ci aspettavamo dal punto di vista delle casse: io sono presidente della Commissione Bilancio e posso garantire che ci sono interi capitoli a zero euro. Il tutto, ovviamente, costituisce un freno non indifferente alle nostre ambizioni per la città, ma non ci faremo fermare da questo: troveremo la copertura necessaria a proseguire il nostro lavoro ”.
Al netto delle difficoltà appena elencate, quali sono gli obiettivi dell’amministrazione Bitetti per il 2026?
“Uno dei primi obiettivi, sembrerà strano dirlo ma purtroppo a Taranto è così, è l’ordinario: decoro urbano, gestione dei rifiuti, pulizia, mobilità e viabilità, parcheggi.
Poi resta l’obiettivo di conferire a Taranto lo status di capitale del Mediterraneo, attraverso i Giochi che ci attendono la prossima estate e che la città deve vivere da protagonista, ma anche con il rilancio attraverso un turismo sempre meno marginale nell’economia del territorio”.
Il clima in Consiglio comunale, a distanza di un anno, è decisamente diverso, al netto di alcuni atteggiamenti che l’hanno infastidita recentemente: mi riferisco all’opposizione (eccetto Gianni Azzaro) che ha lasciato l’aula al momento della votazione finale, in occasione del Consiglio monotematico su Kyma Ambiente.
“Sinceramente è un gesto che ho trovato infantile, contraddittorio e soprattutto inutile. Non si stava votando un atto amministrativo, bensì di indirizzo politico e far cadere il numero legale non aveva ripercussioni. Poi, per tutta la durata della riunione avevamo insistito da entrambe le parti sulla necessità di collaborare, mettendo da parte le divisioni e i colori politici.
Quando ero all’opposizione con Melucci anch’io ho compiuto gesti del genere, ma solo per rendere visibile ciò che era sotto gli occhi di tutti, ovvero i problemi interni alla maggioranza di un’amministrazione che traballava sempre più vistosamente: non è, quindi, il caso attuale.
Per il resto, però, devo ammettere che il clima è decisamente migliorato; c’è grande collaborazione, specie sui temi fondamentali per la città, si lavora tantissimo nelle Commissioni consiliari e in generale avverto grande senso di responsabilità.
Forse è un’opposizione fin troppo morbida, devo ammettere che ogni tanto mi mancano gli scontri di un anno fa (ride, ndr)”.