“Mentre il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi annuncia con enfasi lo slogan “più sicurezza nelle nostre città”, promettendo l’assegnazione di oltre 3.500 nuovi agenti nei capoluoghi italiani a partire da gennaio, a Taranto il bilancio è impietoso: zero agenti assegnati. Un dato che stride con i proclami governativi e che riaccende la polemica su una provincia che, da almeno due anni, denuncia un progressivo e pericoloso depotenziamento degli organici”.
A denunciare la situazione è Antonio Digregorio, Segretario Generale provinciale Siulp (Sindacato Italiano Unitario Lavoratori Polizia) Taranto.
Secondo quanto notificato dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza, il piano di redistribuzione delle risorse umane previsto per marzo confermerebbe una scelta che penalizza ancora una volta il territorio jonico. La Puglia, regione vasta e complessa, sembrerebbe fermarsi idealmente alla sola provincia BAT, con qualche rinforzo destinato a Bari. Da lì in giù, Taranto e le altre province sembrano non esistere.
“Taranto e la sua provincia – spiega Digregorio – inclusi centri importanti come Martina Franca, Grottaglie e Manduria, dove operano commissariati distaccati – sono infatti da tempo sottoposti a una vera e propria “cura dimagrante”: nessun uomo inviato per il potenziamento degli organici. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Quella che una volta poteva essere definita una carenza strutturale oggi si configura come un depotenziamento disarmante e pericoloso. Eppure, solo pochi mesi fa, autorevoli esponenti politici avevano inserito Taranto tra le priorità nazionali in materia di sicurezza, citando anche il Commissariato di Grottaglie, recentemente teatro di una sparatoria tra poliziotti e criminali. In quell’occasione si parlava di garantire almeno due volanti per turno. Oggi, invece, a fatica ne esce una, e solo per metà giornata”.
Il quadro diventa ancora più preoccupante se si considera il contesto cittadino. Taranto conta circa 180 mila abitanti, è la terza città del Mezzogiorno, presenta un tessuto criminale in fase di riemersione ed è attraversata da forti tensioni sociali legate alla cronica vertenza dell’ex Ilva. Il tutto mentre si avvicina un appuntamento internazionale come i Giochi del Mediterraneo, che richiederebbero un innalzamento – non una riduzione – degli standard di sicurezza.
“Eppure – prosegue il segretario di Siulp Taranto – da due anni, la città appare orfana di uno “stato di sicurezza”, sostituito progressivamente da uno stato di insicurezza. Un allarme lanciato anche dal sindaco di Taranto, che nelle scorse settimane aveva scritto direttamente al Ministro Piantedosi per chiedere un rafforzamento degli organici. Una richiesta rimasta, di fatto, inascoltata: in Questura sono arrivati soltanto sei ispettori, nessun agente o assistente, e appena un paio di unità destinate alla Polizia Stradale”.
Un segnale ritenuto insufficiente e quasi simbolico, che spinge a chiedersi quanto valga Taranto per il Viminale.
Da qui l’appello finale del sindacato, rivolto ai politici del territorio e ai parlamentari jonici: farsi carico, in maniera concreta, di una richiesta che non è più rinviabile. La sicurezza non può essere affidata esclusivamente alla denuncia dei sindacati di polizia, come il Siulp jonico. Sarebbe troppo comodo, troppo facile, troppo scontato.
“Se la rotta non verrà invertita – conclude Digregorio – il rischio è chiaro: la “fabbrica della sicurezza” del territorio jonico potrebbe andare incontro a un vero e proprio dissesto, se non addirittura a una chiusura annunciata, con conseguenze gravi e durature per cittadini e istituzioni”.