È caos sulla vertenza scaturita dalla decisione di Vestas Italia di spostare, a partire dall’1 marzo, le attività di magazzino, l’unità locale di Service e il training center a San Nicola di Melfi, con conseguente trasferimento dei lavoratori locali coinvolti nelle mansioni lavorative.
Dopo la proclamazione dello stato di agitazione da parte di Fiom-Cgil e Uilm, i dipendenti sono in sciopero da 11 giorni anche a causa dell’atteggiamento dell’azienda, che avrebbe adottato la decisione unilateralmente.
Sulla vicenda interviene anche il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, che aveva precedentemente richiesto un confronto con l’azienda.
“Non c’è alcuna volontà da parte di Vestas di andare via da Taranto – afferma il primo cittadino in un comunicato ufficiale – Ho ricevuto personalmente rassicurazioni da parte della società, con la quale nelle ultime ore ho avuto delle interlocuzioni. Non c’è quindi alcuna fuga, ma solo una questione che riguarda alcuni trasferimenti di personale in altro sito, e anche su questo Vestas, che ringrazio per aver accolto i miei solleciti e i successivi chiarimenti, si è detta pronta a trattare con le rappresentanze sindacali in un percorso condiviso di distensione e di serenità”.
Parole che i sindacati hanno accolto con “forte sorpresa e netto dissenso”.
“Riteniamo doveroso chiarire pubblicamente che la realtà dei fatti è ben diversa – affermano le sigle sindacali in una nota congiunta – Da 11 giorni i lavoratori sono in sciopero ad oltranza perché l’azienda ha avviato una procedura di trasferimento collettivo che comporta la chiusura del sito di Taranto e lo spostamento dell’intera struttura in provincia di Melfi a partire dal 1° marzo. Non si tratta dunque di “alcuni trasferimenti”, ma di una decisione che svuota completamente il presidio tarantino”.
Fiom-Cgil e Uilm spiegano che “è proprio questa scelta unilaterale a motivare la prosecuzione della mobilitazione: Vestas non ha accettato di sospendere la procedura, nonostante le richieste avanzate dalle organizzazioni sindacali, impedendo così un confronto vero e di merito su tutti i temi aperti.
Parliamo di lavoratrici e lavoratori che verrebbero spostati a circa 200 km di distanza, con pesanti ricadute sociali, economiche e produttive per il territorio, oltre che per l’intero indotto che ruota attorno alle attività di Vestas Italia”.
Sulla base di quanto affermato, i sindacati ritengono “infondata e fuorviante l’idea di un “percorso di distensione e serenità”: ad oggi non esiste alcuna distensione, perché l’azienda – nonostante i solleciti – non ha sospeso la procedura e continua a lasciare i lavoratori in sciopero ad oltranza, avendo scelto di proseguire senza alcuna apertura concreta”.
Fiom‑Cgil e Uilm ribadiscono che la vertenza è aperta, che la mobilitazione continuerà finché non verrà ritirata la procedura di trasferimento e che “la città merita informazioni aderenti alla realtà dei fatti, nel rispetto dei lavoratori e del futuro industriale del territorio che continua a perdere pezzi storici di industria sana che dovrebbe continuare a investire visti gli ingenti profitti maturati grazie ai dipendenti, generando progresso e benessere nella comunità che la ospita”.
“La situazione dei lavoratori di Vestas Italia – conclude la nota firmata dalle sigle sindacali – infatti, al pari di quelli di tante realtà che nel tempo hanno disinvestito da Taranto, meriterebbe la fattiva collaborazione e solidarietà dell’intera comunità locale e non dichiarazioni stampa molto approssimative sopratutto nei confronti di persone che sono in strada notte e giorno lasciate sole rispetto alle volontà della multinazionale di turno”.
*Sull’argomento: Si è cercato vestas – Corriere di Taranto