La vertenza Hiab, in merito alla situazione di crisi che ha colpito da tempo l’azienda svedese specializzata nella produzione di attrezzature per il sollevamento e la movimentazione delle merci, che opera (anzi operava) con due stabilimenti produttivi in Italia, uno a Minerbio (in provincia di Bologna) ed uno a Statte, in provincia di Taranto è ancora lungi dall’essere giunta ad un punto di svolta decisivo.

La vicenda è stata al centro di un incontro tra le segreterie territoriali e le Rsu di Fim, Fiom e Uilm e il Comitato SEPAC, la task force regionale per l’occupazione, presso la Presidenza della Regione Puglia, per un aggiornamento urgente sullo stato della vertenza.

Attualmente è in corso il confronto tra la società Hiab e un’azienda pugliese che ha mostrato interesse formale a valutare l’acquisizione del sito e a promuoverne il rilancio nel comparto metalmeccanico. Secondo quanto emerso dall’ultimo incontro al ministero delle Imprese e del Made in Italy svoltosi lo scorso dicembre, si tratta di un’azienda produttrice di macchine per la raccolta di rifiuti, il cui progetto prevede la possibilità di assorbire la quasi totalità dell’organico oggi presente (ricordiamo che la vertenza coinvolge 80 lavoratori in cassa integrazione dallo scorso mese di marzo), attraverso un percorso di formazione e reskilling, attinente alla coniugazione del nuovo sistema produttivo.

A preoccupare le organizzazioni sindacali è il trascorrere del tempo senza avere notizie chiare e certe sulla trattativa in essere. Anche perché la scadenza della cassa integrazione non è poi così lontana nel tempo (il 10 marzo) e si vuole evitare che ci si trovi poi di fronte ad un accordo tra privati blindato, con le organizzazioni sindacali tagliate fuori e i lavoratori e le lavoratrici del sito di Statte costrette ad accettare un futuro lavorativo a scatola chiusa. Tempi lunghi ed incertezze che hanno portato una ventina di lavoratori ad accettare l’incentivo all’esodo (pari alla corresponsione di 10 mensilità) per cercare un futuro lavorativo altrove.

Tra i passaggi cruciali ancora da affrontare, c’è la delicata questione dell’immobile, di proprietà privata: sarà necessario verificare se esistano margini di accordo e mediazione per un’eventuale concessione in comodato d’uso o vendita con il proprietario del compendio aziendale. Parallelamente, proseguirà la valutazione di altri capannoni, oggetto di dismissione negli anni passati, situati all’interno delle aree di crisi complessa. Lo scorso giugno si era infatti appreso che due manifestazioni d’interesse, una legata ad un soggetto nazionale specializzato nel settore della carpenteria generale ed un’altra ad una Joint venture italo-estera nel settore della carpenteria navale, non si erano concretizzate proprio per via di un parziale interesse del bacino dei lavoratori ma anche, e soprattutto, per l’esosa richiesta economica rivendicata dal proprietario del compendio aziendale attualmente concesso in fitto ad Hiab.

Anche per questo le organizzazioni sindacali hanno espresso durante l’incontro in Regione forte preoccupazione per il protrarsi dei tempi. “È necessario garantire continuità al reddito dei lavoratori senza alcun vuoto economico” hanno ribadito con fermezza, chiedendo con decisione la riattivazione immediata del tavolo presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), ritenendo indispensabile il coinvolgimento del Governo nazionale in una vertenza che riguarda non solo un sito produttivo, ma la tenuta industriale dell’intero territorio tarantino. “Regione Puglia e Ministero devono farsi carico e garanti di questa vertenza, il futuro dello stabilimento non può essere lasciato alle sole dinamiche tra privati”.

Per i sindacati il nuovo soggetto industriale  dovrà essere “solido, trasparente e capace di dare prospettive di lungo periodo, evitando soluzioni improvvisate o transitorie che non offrirebbero alcuna garanzia occupazionale”. Il fronte sindacale resta “in stato di «massima allerta: in assenza di risposte concrete e di una convocazione ministeriale in tempi brevi”, Fim, Fiom e Uilm hanno già annunciato che valuteranno tutte le iniziative di lotta necessarie per tutelare i lavoratori e difendere il presidio industriale di Statte.

La speranza è che questa manifestazione d’interesse formale possa portare aquindi  qualcosa di più concreto rispetto al recente passato. Non bisogna infatti dimenticare che questa vertenza tocca anche diverse aziende che ruotano intorno all’indotto della HIAB: la ditta delle pulizie, le aziende di trasporto, i fornitori di minuteria, le manutenzioni elettriche e di macchine speciali, la ditta addetta al taglio e quella addetta a trattamenti e verniciature speciali delle lamiere. Parliamo di un numero che oscilla tra i 50 e i 100 lavoratori che rischiano anch’essi gravi ripercussioni a seguito della chiusura del sito di Statte o ad un suo rilancio in tono minore.

(leggi tutti gli articoli sulla vertenza Hiab https://www.corriereditaranto.it/?s=hiab&submit=Go

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