ArcelorMittal respinge l’accusa di aver compiuto atti di mala gestione di Acciaierie d’Italia (la società che gestisce gli impianti ex Ilva) e si difenderà nelle sedi opportune. E’ quanto scrive il gruppo siderurgico franco-indiano in una nota, nella quale conferma di aver ricevuto dai Commissari straordinari di AdI in Amministrazione Straordinaria un atto di citazione a comparire dinanzi al Tribunale di Milano, con una richiesta di danni da 7 miliardi di euro.

“ArcelorMittal non ravvisa alcun fondamento fattuale o giuridico a sostegno della citazione e difenderà con forza la propria posizione dinanzi a tutte le sedi competenti. ArcelorMittal respinge categoricamente tutte le accuse formulate nella citazione, incluse, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, secondo cui avrebbe indotto i dirigenti e la dirigenza locale di AdI a commettere atti di mala gestione nell’ambito di una strategia “unificata” volta a smantellare gli stabilimenti, “distruggere” AdI e le sue attività e, in ultima analisi, “saccheggiare” i profitti dall’Italia, causando ad AdI danni per circa 7 miliardi di euro” afferma la multinazionale.

Qualsiasi argomentazione che cerchi di attribuire la responsabilità ad ArcelorMittal è priva di fondamento fattuale e giuridico e ignora gli obblighi assunti nell’ambito del partenariato pubblico-privato da Invitalia e dal Governo italiano, i cui ripetuti atti hanno ostacolato l’attuazione di tali obblighi e hanno avuto un impatto diretto sulla capacità produttiva, sui flussi di cassa e sull’esecuzione degli investimenti pianificati del Gruppo AdI”, sottolinea il gruppo siderurgico nella nota. Viene ricordato che la holding di ADI, Acciaierie d’Italia Holding, è dal 2021 gestita sotto controllo congiunto e paritetico con Invitalia, incaricata dal Governo italiano di attuare un partenariato pubblico-privato volto al rilancio e all’acquisizione delle attività di Ilva.

“ArcelorMittal ha molteplici richieste di risarcimento danni per il proprio investimento. Ad esempio, nel giugno 2025, ArcelorMittal ha avviato un arbitrato internazionale contro la Repubblica Italiana, sostenendo che avrebbe espropriato illegittimamente i suoi investimenti e attuato misure discriminatorie, ingiuste, sproporzionate e contrarie alle legittime aspettative di ArcelorMittal. Tali azioni hanno causato gravi danni ad ArcelorMittal, determinando la perdita dei suoi investimenti e ledendo i suoi interessi piu’ ampi in Europa, con conseguente richiesta di risarcimento danni complessiva superiore a 1,8 miliardi di euro”, si ricorda nella nota.

“Lungi dall’estrarre valore, ArcelorMittal, che vanta una solida tradizione di risanamento di asset sottoperformanti, ha adempiuto a tutti i suoi obblighi, non ha influenzato o diretto illecitamente la dirigenza locale e ha investito circa 2 miliardi di euro per rilanciare un’attività strutturalmente problematica. Una parte significativa di tale investimento è stata destinata al completamento di un ampio piano ambientale, per garantire la conformità all’Autorizzazione Integrata Ambientale stabilita dal Governo italiano” prosegue la multinazionale. “ArcelorMittal ha dovuto operare in un contesto che, subito dopo il completamento dell’operazione, è stato profondamente influenzato da un atteggiamento contraddittorio e da atti e omissioni dolosi da parte di Invitalia e Ilva, nonché da omissioni e interventi legislativi illegittimi da parte del Governo italiano”, continua la nota, ricordando in particolare la rimozione nel 2019 delle “tutele legali necessarie ad ArcelorMittal per attuare il piano ambientale senza il rischio di responsabilità penale derivante dallo stato degli impianti”.

Tale rimozione, con conseguente inadempimento delle condizioni sospensive dell’acquisto, ha portato in ultima analisi al recesso di ArcelorMittal dal relativo contratto di locazione; il recesso è stato poi regolato in considerazione dell’accordo con Invitalia, che ha assunto il controllo congiunto di ADI (con l’obiettivo finale di ottenere il pieno controllo).

Infine, continua il gruppo siderurgico, “nonostante le numerose proposte pragmatiche e gli sforzi compiuti da ArcelorMittal, Invitalia non ha onorato gli impegni assunti per il rilancio del Gruppo AdI e il Governo italiano ha emanato diverse disposizioni di legge ad hoc che, nel febbraio 2024, hanno consentito a Invitalia di sottoporre AdI ad amministrazione straordinaria (ulteriori dettagli sono disponibili qui), espropriando sostanzialmente l’investimento di ArcelorMittal”.

Il 17 gennaio 2025 scorso Arcelor ha inviato una prima notifica di controversia per una risoluzione amichevole. Nei tre mesi di tempo previsti nulla è successo e Arcelor ha quindi avviato un arbitrato (datato 24 giugno 2025) ai sensi dell’Articolo 36 della Convenzione sullo Spazio di Trattamento delle Controversie relative agli Investimenti tra Stati e Partecipanti di Altri Stati (“ICSID”).

Una lite che, secondo il documento firmato da Pinsent Masons studio legale internazionale con sede a Londra, tra i primi cento studi legali al mondo per fatturato, nasce da una serie di misure dannose implementate dall’Italia che violerebbero il trattato internazionale ECT (l’Energy Charter Treaty). Non solo, l’Italia è accusata di aver assunto decisioni che secondo la multinazionale sarebbero state “arbitrarie, discriminatorie, sleali e sproporzionate, nonché contrarie alle legittime aspettative di Arcelor, causando un danno grave all’investimento dell’azienda in Italia e influendo negativamente sui suoi interessi più ampi in Europa”. A seguito di queste presunte violazioni Arcelor sostiene di aver perso il proprio investimento in Italia, subendo danni superiori a 1,8 miliardi.

Che non è la richiesta risarcitoria ma solo la base economica da cui partire per trovare un’intesa e chiudere la partita. 

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2026/01/13/da-arcelormittal-danni-per-7-miliardi/)

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