‘Il ministero delle Imprese e del Made in Italy ha conferito mandato ai Commissari straordinari di Ilva in As e di Acciaierie d’Italia in As di dar corso alla negoziazione in vista della cessione del complesso siderurgico a Flacks Group, avendo riguardo al consolidamento di possibili partenariati industriali e nel rispetto delle procedure previste dall’art.47 della Legge 428/1990 in merito alle consultazioni sindacali’. Così il ministero in una nota relativa alla procedura di vendita dell’ex Ilva.

A condurre i negoziati saranno i commissari straordinari di AdI (Giovanni Fiori, Giancarlo Quaranta, Davide Tabarelli) e di Ilva (Alessandro Danovi, Francesco di Ciommo, Daniela Savi). L’obiettivo condiviso con il Governo è di chiudere la vendita entro il primo quadrimestre del 2026 o, al massimo, entro giugno.

L’offerta pervenuta da Flacks, seppur a fronte di un prezzo simbolico, prevede un investimento iniziale di 500 milioni e la decarbonizzazione del processo produttivo, compresa la salvaguardia di circa 6.000 posti di lavoro. L’obiettivo è riportare la capacità annua del siderurgico a 6 milioni di tonnellate, tramite due forni elettrici ad arco (Eaf) affiancati da un altoforno.

Il piano prevede 2 milioni di tonnellate all’anno per ciascun Eaf (quindi 4 milioni complessivi via forni elettrici) e il mantenimento di un altoforno in grado di produrre circa 2 milioni di tonnellate all’anno. Per Flacks, l’altoforno è un elemento essenziale sia per garantire la produzione di acciai di alta qualità, sia per alimentare a pieno regime il treno nastri a caldo (n. 2) e le linee a valle per lamiere e tubi.

Quanto alla carica per i forni elettrici, la base sarà composta da Dri (direct reduced iron) e Hbi (hot briquetted iron) integrati con rottame ferroso. Flacks ha sottolineato che Acciaierie d’Italia, tenuto conto del porto di Taranto, è in una posizione ideale per ricevere carichi di Dri/Hbi e rottame via mare. Nella fase iniziale, ha aggiunto, il gas naturale resterebbe il principale agente riducente, mentre l’idrogeno verde sarebbe un obiettivo di più lungo periodo.

Sul tema della produzione domestica di DRI/HBI, Flacks ha affermato che un annuncio arriverà “entro un paio di mesi”. L’ipotesi “più probabile”, ha aggiunto, è che l’eventuale progetto per un impianto DRI sorga proprio a Taranto. Qui potrebbe essere coinvolto qualche gruppo industriale italiano con il suo know-how, come ad esempio Danieli o Arvedi.

Sul capitolo investimenti, Michael Flacks ha ricordato l’impegno più volte richiamato in queste settimane: fino a 5 miliardi di euro per modernizzazione e decarbonizzazione (si vedrà quali sono i soggetti bancari che avrebbero già garantito il loro supporto economico all’operazione). Tuttavia, Flacks ha chiarito che l’accelerazione degli investimenti sarà legata ai risultati industriali: l’obiettivo è arrivare a “4 milioni di tonnellate” in una prima fase, per poi raggiungere “6 milioni dopo pochi anni”, generando profitti adeguati a sostenere lo sforzo economico.

Secondo i termini attualmente in discussione, lo Stato italiano manterrebbe una partecipazione strategica del 40% in Acciaierie d’Italia, mentre Flacks Group avrebbe un’opzione per acquisire un’ulteriore 40% in una fase successiva. Sul fronte occupazionale, Flacks ha dichiarato di voler preservare circa 8.500 posti, definendo la forza lavoro di Acciaierie d’Italia “il suo più grande asset”.

“Apprendiamo dalla stampa della decisione del Ministro Urso di aver dato mandato ad una trattativa privata in esclusiva con un fondo di investimento. Il Ministro ha deciso da solo e non ha ritenuto necessario portare in trasparenza lo stato della gara con le organizzazioni sindacali, mentre la situazione di salute e sicurezza negli stabilimenti si aggrava ogni giorno di più – affermano Michele De Palma, segretario generale Fiom-Cgil e Loris Scarpa, coordinatore nazionale siderurgia per la Fiom-Cgil -. Pertanto, siamo ad un abuso del senso di responsabilità dei lavoratori e delle istituzioni territoriali. Mesi senza confronto, dialogo e nessun ascolto delle istanze dei lavoratori e dei cittadini delle città coinvolte e nessuna risposta alla richiesta di Fim, Fiom e Uilm di convocazione del tavolo di Palazzo Chigi. Il rispetto verso i lavoratori, il confronto sulle soluzioni avanzate dai sindacati non si è mai aperto a vantaggio di una decisione senza garanzie sulle risorse, sulla presenza pubblica nel capitale e nella gestione, sull’occupazione e sulla decarbonizzazione. È grave l’atto compiuto oggi ma fa chiarezza: il Mimit convoca i tavoli a decisioni prese. Ribadiamo la richiesta a Palazzo Chigi di aprire le porte al confronto. La Fiom-Cgil si riserva di verificare, con le altre organizzazioni sindacali e con i lavoratori, le iniziative necessarie” concludono i due esponenti della Fiom Cgil.

(leggi tutti gli articoli su Ilva e Flacks Group https://www.corriereditaranto.it/?s=flacks&submit=Go)

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