Dopo un’attesa di oltre un quarto di secolo, rinvii, passaggi amministrativi, rimodulazioni finanziarie e lunghi stop burocratici, il progetto Agromed entra finalmente nella sua fase operativa. Nella Cittadella delle imprese di Taranto, il presidente della Camera di commercio di Brindisi-Taranto, Vincenzo Cesareo, insieme ad Alfonso Cavallo, presidente di Agromed Srl Società Benefit, società interamente partecipata dall’Ente camerale, ha presentato gli ultimi aggiornamenti sull’attuazione dell’investimento e sulla programmazione per il 2026.

Agromed rappresenta uno dei più longevi e complessi tentativi di reindustrializzazione pubblica dell’area, legato a doppio filo alla vertenza dell’ex stabilimento Miroglio di Castellaneta e al destino di una platea di lavoratori rimasta per anni sospesa tra ammortizzatori sociali e promesse di rilancio.

Durante l’incontro con la stampa, svoltosi nella sala Monfredi, Cesareo e Cavallo hanno confermato che dalla prossima settimana partiranno i lavori del primo lotto all’interno del capannone ex Miroglio di Castellaneta.

L’investimento iniziale è pari a circa 5 milioni di euro, su un totale previsto di 11-12 milioni, suddivisi in tre lotti funzionali. Alla presentazione hanno partecipato anche il sindaco di Castellaneta Gianni Di Pippa e il sindaco di Ginosa e vicepresidente della Provincia di Taranto Vito Parisi.

Agromed è una società benefit interamente partecipata dalla Camera di commercio di Brindisi-Taranto, costituita per realizzare e gestire un polo produttivo e logistico al servizio dell’agroalimentare ionico, in coerenza con il Piano nazionale «Impresa 4.0». Il Consiglio di amministrazione, in carica da luglio 2024 fino all’approvazione del bilancio 2026, è composto da Alfonso Cavallo (presidente), Michele Andrisano, Erminio Campa, Beatrice Lucarella e Vito Rubino.

Il primo finanziamento risale al 2000, con una delibera Cipe che assegnava oltre 9 milioni di euro, successivamente cresciuti fino a più di 11 milioni grazie agli interessi maturati nel tempo. Nel dicembre del 2019, una nuova delibera Cipe ha modificato l’impostazione originaria, assegnando le stesse risorse a un progetto completamente ripensato. Una storia lunga, segnata da rimodulazioni, rischi di definanziamento e da una completa riscrittura dell’impianto originario, che inizialmente prevedeva la realizzazione dell’iniziativa nell’area retroportuale del porto di Taranto.

«Finalmente è stato validato il primo stralcio del progetto esecutivo di Agromed – ha spiegato Cesareo – per cui cominciamo una stagione di gare d’appalto per far partire la rifunzionalizzazione del sito di Castellaneta. Noi siamo molto felici perché questo vuol dire che il progetto Agromed è finalmente nella sua fase attuativa. Altrimenti saremmo ancora qui a parlare soltanto di progettualità».

Il presidente dell’Ente camerale ha sottolineato come il percorso sia stato «lungo e complesso», ricordando i cambiamenti normativi e la fase di commissariamento della Camera di commercio. «Per questo – ha osservato – non mi stancherò mai di ringraziare anche il commissario Chiarelli che, nel momento in cui io avevo la presidenza, ha avuto la volontà di farci portare avanti questo progetto».

Accanto all’avvio dei lavori, Cesareo ha annunciato anche la partecipazione a “Fruit Logistica” di Berlino, dal 4 al 6 febbraio. «Sarà presente, portando confezioni di mandarini dell’arco ionico, valorizzate proprio dal marchio Agromed, a testimonianza – ha evidenziato – di quello che può fare questa società. Può essere una piattaforma al servizio degli operatori del settore per valorizzare i prodotti della nostra terra».

Nel dettaglio, il progetto prevede tre lotti funzionali. «Il primo lotto – ha spiegato Cesareo – riguarda tutta la rifunzionalizzazione della parte degli uffici e delle celle frigorifere. L’investimento complessivo è di circa 12 milioni di euro e consideriamo che il primo lotto possa valere più o meno il 50%. Gli altri due lotti sono già al vaglio della società che si sta occupando della validazione, Rina Check srl, e riteniamo possano essere validati abbastanza celermente».

Sul piano produttivo, Agromed punterà non solo sugli agrumi, ma anche sull’uso delle celle frigorifere come piattaforma logistica, sulla lavorazione della mandorla, sulle produzioni di quarta e quinta gamma e sull’essiccazione dei prodotti ortofrutticoli. «La linea della mandorla – ha aggiunto Cesareo – avrà anche il compito di sostituire, in alcuni casi, i danni prodotti dalla Xylella sull’ulivo. Gli alberi di mandorla sono resistenti e si sta pensando di rimpinguare gli uliveti ormai divelti con piantumazioni di mandorle».

Più difficile definire la tempistica. «Noi – ha puntualizzato il presidente della Camera di Commercio – ci auguriamo che nelle more delle gare del primo lotto si possa già arrivare alla validazione degli altri lotti. Poi, purtroppo, siamo in Italia e siamo soggetti ai vincoli della burocrazia italiana in presenza di una società che di fatto è controllata da un ente pubblico. Per questo deve sottostare a tutte le regole degli enti pubblici. Se non ci saranno ricorsi, se le gare saranno esperite regolarmente il tutto andrà con la massima celerità. In caso di ricorsi purtroppo dovremo attendere altri stop al progetto, ma speriamo di no».

Alfonso Cavallo ha parlato di «una giornata importantissima. Finalmente Agromed dà inizio ai lavori di intervento sul capannone ex Miroglio e riesce a realizzare un’idea progettuale che ha subito per anni i ritardi della burocrazia. In questi mesi cercheremo di accelerare, di portare avanti la realizzazione e l’intervento su quel capannone. È un progetto ambizioso che ci permetterà finalmente di valorizzare le produzioni nel nostro territorio, un’ortofrutta molto importante: dall’uva da tavola agli agrumi ad altre filiere che grazie ad Agromed avranno quella piattaforma logistica per la lavorazione e confezionamento, ma anche la commercializzazione del prodotto stesso».

Cavallo ha ribadito la natura inclusiva dell’iniziativa. «Non sarà in competizione con le aziende del territorio. Agromed sarà uno strumento a servizio di tutti, offrendo lavorazione, confezionamento e commercializzazione. Per il primo lotto siamo intorno ai 5 milioni di euro, circa il 50%  del finanziamento che era 11 milioni. Contestualmente noi oggi stiamo partecipando anche ad altre filiere per cogliere altre opportunità che ci garantiranno in qualche maniera di integrare le risorse e riuscire poi a completare l’idea progettuale».

L’immobile, di proprietà del Comune di Castellaneta, è stato concesso ad Agromed in comodato d’uso gratuito dopo la restituzione avvenuta nel marzo 2021, a seguito del sequestro disposto nel 2018 per questioni ambientali.

L’accordo quadro del 25 maggio 2020 prevede che solo dopo la ricollocazione dell’intera platea di dipendenti e una verifica della sostenibilità industriale Agromed possa diventare proprietaria del sito. Resta centrale il tema occupazionale. «Rimane confermato – ha precisato Cavallo – l’impegno ad assumere il personale ex Miroglio. Abbiamo già cinque dipendenti assunti da quella vertenza e, non appena i lavori saranno completati, anche gli altri lavoratori saranno integrati nell’organico di Agromed».

Più prudente l’intervento del sindaco di Castellaneta, Gianni Di Pippa, che ha invocato chiarezza dopo anni di ritardi. «Spero che questa – ha attaccato – non sia l’ennesima conferenza stampa. Sono passati 25 anni dal finanziamento Cipe e sei anni dall’accordo con il ministero. È arrivato il momento di dare risposte certe sulla reindustrializzazione dell’ex Miroglio e soprattutto ai lavoratori che attendono ancora di essere reimpiegati».

Di Pippa ha evidenziato le criticità ancora aperte. «Solo cinque dei 28 operai sono stati assunti, gli altri sono in attesa. C’è ancora molta fumosità sul piano industriale e sui tempi di realizzazione considerato che ancora non sono partiti i lavori di ristrutturazione e di rifunzionalizzazione dell’immobile. Non è chiara tutta la filiera, chi sono i soggetti che dovranno essere coinvolti e interessati e soprattutto gli sbocchi di mercato».

*Sull’argomento: Dov’è finito il progetto Agromed? – Corriere di Taranto

 

 

 

 

 

 

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