Sei milioni di tonnellate di acciaio grezzo a partire dal 2029, grazie all’integrazione di due forni elettrici da affiancare all’altoforno numero 4 (Afo4), e un organico stimato in circa 8.000 dipendenti. Sono questi alcuni dei punti chiave del progetto elaborato dal gruppo Flacks per il rilancio di Acciaierie d’Italia a Taranto, come emerge da alcune presentazioni che il sito specializzato Siderweb ha potuto visionare, in cui viene dettagliato il business plan pensato dal fondo americano.

Nel dettaglio, il piano prevede che già nel 2029 la produzione complessiva raggiunga i 6 milioni di tonnellate: 4 milioni provenienti da due altiforni e 2 milioni grazie all’entrata in funzione di due nuovi forni elettrici. Dal 2030 i volumi produttivi dovrebbero rimanere stabili, ma con un’ulteriore crescita della produzione dei forni elettrici a 3 milioni di tonnellate, contestualmente alla dismissione dell’altoforno 2 (Afo2).

Dal punto di vista commerciale, Flacks punta a una progressiva qualificazione del mix produttivo. Nel medio termine, la quota di prodotti zincati dovrebbe salire fino al 30% del totale, a scapito dei coils a caldo destinati a scendere al 40%. Il fondo ipotizza altresì un trend di crescita dei prezzi dei prodotti siderurgici in Europa e in Italia nei prossimi dieci anni, con un incremento stimato in quasi il 50% entro il 2035 rispetto ai livelli attuali.

Il documento individua diverse opportunità di sviluppo per il polo tarantino, tra cui la possibilità di intercettare una potenziale ripresa della domanda di acciaio europeo a partire dal 2027, l’attuale dipendenza del mercato italiano dalle importazioni e il supporto alla produzione continentale garantito dalle misure europee di difesa commerciale.

“I dati identificano l’Italia come uno dei maggiori importatori di acciaio al mondo, con milioni di tonnellate importate ogni anno. Un produttore nazionale su larga scala può sostituire una parte significativa di queste forniture estere, servendo la domanda interna, migliorando i tempi di consegna, riducendo l’esposizione alla volatilità globale dei trasporti e offrendo agli OEM italiani una catena di approvvigionamento più resiliente”, sottolinea lo stesso gruppo Flacks nel business plan visionato da Siderweb.

Tra i punti di forza del sito di Taranto, il fondo evidenzia anche il ruolo strategico del porto, la disponibilità di ampi parchi minerari e gli investimenti effettuati dal 2013 per migliorare le performance ambientali dell’impianto, in particolare per il controllo delle polveri.

Accanto alle opportunità, dalla lettura del business plan emergono tuttavia anche una serie di sfide e incognite. Il passaggio da meno di 2 milioni a 6 milioni di tonnellate in appena quattro anni richiede una pianificazione tecnica e commerciale estremamente complessa. Inoltre, dal punto di vista dei risultati economici, le attese si fondano su una ripresa importante dei prezzi dell’acciaio e su una crescita rapida dei volumi di vendita.

Nel piano trovano spazio anche i profili dei manager chiamati a fornire il know-how siderurgico per l’operazione. Come anticipato, la maggior parte proviene da Steel Business Europe, società di consulenza focalizzata sulla siderurgia con sede a Košice, in Slovacchia, fondata nel 2018. Da qui proviene Peter Kamaras, indicato come possibile direttore generale e amministratore delegato, mentre John Goodish – collaboratore della stessa società – assumerebbe il ruolo di presidente del consiglio di sorveglianza. Goodish vanta una lunga esperienza in US Steel ed è stato presidente di US Steel Europe. Kamaras, invece, ha avuto un ruolo centrale nella transizione che nel 2016 portò all’acquisizione dell’impianto di Smederevo, in Serbia, da parte del gruppo cinese HBIS.

Le figure individuate da Flacks presentano profili di alto livello internazionale, ma a una prima analisi non risultano avere esperienze operative dirette nel contesto industriale italiano.

Inoltre, indiscrezioni vicine al dossier, sostengono che Flacks abbia scelto Danieli (per la parte tecnologica) e Metinvest (per le materie prime) come partner d’elezione per il salvataggio e il rilancio dell’ex Ilva di Taranto attraverso il processo di decarbonizzazione (come riportato dal Giornale). Solo in un secondo momento sarà valutata la possibilità di un ingresso nella newco con una quota massima del 10%, un 5% a testa.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2026/02/03/flacks-fondera-lex-ilva-con-british-steel/)

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