Nel Taranto che stenta a dare una fiammata decisiva ad una stagione, sinora molto deludente (fuori dalla Coppa Italia e attualmente anche fuori dai play-off per la promozione), tra cambi di allenatori e girandola di calciatori, l’emblema è Nicola Loiodice.
Giunto in riva allo Ionio con l’etichetta del fuoriclasse di altra categoria (287 presenze in serie D, 84 reti e 61 assist), in grado di spostare gli equilibri, il numero 10, condiviso con la King’s League (torneo nazionale di calcio a 7, ndr), sinora alle parole non ha fatto seguire i fatti.
In tre mesi circa ha totalizzato nel campionato di Eccellenza pugliese con la maglia del Taranto 11 presenze e la miseria di 3 gol.
Insomma sinora il suo apporto in campo è stato molto al di sotto delle aspettative nonostante il club gli abbia garantito un lauto ingaggio e squadra e tecnico gli abbiano assegnato la fascia di capitano.
Ultimamente le condizioni fisiche non sono ottimali. Fuori dall’undici titolare nella finale di ritorno di Coppa Italia contro il Bisceglie è riapparso titolarissimo nelle successive due gare di campionato contro Ugento e Acquaviva dove più che gli assist e i gol nella mente dei tifosi sono rimasti un calcio d’angolo battuto sulla parte esterna della rete della porta avversaria ed un calcio di punizione tirato direttamente sulla barriera.
Non è, dunque, il Loiodice che ci si attendeva.
Lui, per la verità, ci sta mettendo la faccia, sia con i mass-media che, soprattutto, con i tifosi. Proprio con loro domenica sera, dopo il deludente pareggio casalingo con l’Acquaviva, ha avuto un confronto diretto sia sul campo che negli spogliatoi.
E allora rilanciamo un hashtag già sentito #Dov’èNico? Il Taranto ha bisogno dei suoi gol e dei suoi assist per inseguire una serie D che sta sfuggendo.
*credit foto Paolo Occhinegro