Dopo averlo negato ed escluso categoricamente in ogni occasione utile (non fosse altro perché uno dei pilastri del programma elettorale con cui ha vinto le elezioni lo scorso giugno), l’amministrazione Bitetti apre, seppur timidamente, alla possibilità che la società partecipata Kyma Ambiente in futuro possa uscire dal controllo prettamente pubblico.
Un’ipotesi che il corriereditaranto.it ha riportato spesso negli ultimi mesi. E della quale il primo cittadino ha argomentato durante la riunione svolta in prefettura nell’ambito della procedura di raffreddamento del conflitto, tra le rappresentanze sindacali di Kyma Ambiente FP CGIL, FIT CISL, Uiltrasporti Fiadel SIULS, l’azienda e il Comune, rappresentato per l’occasione anche dall’assessore alle Partecipate, Gianni Cataldino.
Durante l’ampia discussione tra le parti, è emersa in maniera chiara la difficile situazione economica e gestionale della azienda: tuttavia, ad esplicita richiesta delle organizzazioni sindacali, il socio unico, nella persona del Sindaco, pur ribadendo che sarebbe volontà della Amministrazione mantenere la natura pubblica della società, non ha mancato di evidenziare come la situazione economica e gestionale sia estremamente difficile, tale da non escludere anche soluzioni diverse.
Ciò anche in ragione del fatto che è stata esclusa ogni ipotesi di ricapitalizzazione da parte del Comune per far fronte alla grande mole del debito, visto che l’amministrazione comunale non è nelle condizioni finanziarie di procedere ad un’operazione del genere. Mentre è stata ribadita la chiara intenzione di capire la reale situazione della azienda attraverso la due diligence ancora in corso da parte della società di revisione esterna Deloitte, alla quale è già stata consegnata la documentazione.
Del resto, l’aver prorogato lo scorso gennaio il contratto di servizio con Kyma Ambiente impegnando una cifra pari a 35.978.064,10 euro, che servirà a garantire la continuità del servizio di igiene urbana sino al 31 dicembre 2026, è stato un passaggio ineludibile in attesa di capire come agire. La proroga si è infatti resa inevitabile a fronte del fatto che il nuovo contratto di servizio – che dovrà recepire le linee guida approvate dalla Giunta lo scorso 22 dicembre ridefinendo obiettivi, standard e modalità operative della società partecipata che sembrano appartenere più ad un libro dei sogni che il resto – non è stato ancora definito.
Una cifra importante, 36 milioni di euro, che costeranno alla collettività 101mila euro al giorno, che comunque contribuisce anch’essa a tale deriva visto che l’evasione della TARI pesa sui bilanci negativi almeno per il 35% (pur essendo vero il contrario ovvero che spesso il pagamento di questa tassa, giusta, non ha comportato ai cittadini la garanzia di un servizio efficiente). Per una società che come ampiamente risaputo versa in una situazione economica tutt’altro che rosea, dopo una mala gestione che si protrae da tantissimi anni, nonostante negli ultimi si sia riusciti in quale modo a ridurlo attraverso una serie di azioni più oculate e incisive. La società è infatti gravata da debiti che si aggirano tra i 43-45 milioni di euro – e perdita 2024 di 350 mila euro – una situazione disastrosa prossima al default finanziario. Un paradosso per un’azienda proprietari di diversi impianti, che avrebbero potuto e dovuto contribuire al rilancio e al sostentamento economico dell’azienda.
Basti pensare all’impianto Pasquinelli gestito dalla società Daniele Ambiente o ancora all’impianto di raccolta pneumatica della Salinella costato circa 10 milioni di euro e fermo da oltre un anno e mezzo. Senza dimenticare l’inceneritore di proprietà della società, fermo oramai da tantissimi anni, che potrebbe rientrare in gioco soltanto se la Regione ne richiedesse l’utilizzo nel piano rifiuti regionale.
“Esprimiamo da un lato, la nostra soddisfazione per una chiara operazione verità che il socio intende finalmente realizzare, soprattutto riannodando i fili di un dialogo che si era spezzato, ma dall’altro rimane tutto il nostro rammarico per il fatto che in tutti in questi anni le nostre preoccupazioni siano sempre state ridimensionate o addirittura ridicolizzate, perdendo del tempo prezioso”, hanno dichiarato i sindacati al termine dell’incontro.
“Nondimeno, abbiamo evidenziato che, al momento, per le organizzazioni sindacali la natura pubblica dell’azienda resta un obiettivo da perseguire con tutti i mezzi a disposizione. Abbiamo chiesto in maniera forte la piena tutela dei livelli occupazionali e dei crediti dei lavoratori, oltre ad un chiaro piano di rilancio della azienda suo piano gestionale, economico e non ultimo e non meno importante, anche dal punto di vista della valorizzazione degli impianti di proprietà dell’azienda; risorsa fondamentale non solo per uscire dalla situazione di crisi, ma anche per la chiusura del ciclo dei rifiuti” hanno sostenuto le organizzazioni sindacali durante l’incontro”.
“Analogamente, abbiamo chiesto chiarezza sulle politiche del personale, anche con riferimento ai lavoratori interinali – hanno concluso -. Si è convenuto, tenuto conto della gravità della situazione, di attivare un tavolo permanente di confronto tra sindacati, Comune e azienda, teso a verificare costantemente l’evoluzione della situazione. Per questo, ci siamo dati appuntamento alla prossima settimana per avviare il tavolo di confronto permanente, durante la quale terremo una assemblea di tutto il personale di Kyma per illustrare la situazione ai lavoratori”.
Le sigle sindacali avevano infatti proclamato lo stato di agitazione nelle scorse settimane, ponendo l’attenzione sulle condizioni critiche dei mezzi aziendali, giudicate al limite della funzionalità e della sicurezza, sugli impianti fermi o inattivi da tempo, sul nuovo piano di raccolta rifiuti comunicato senza il coinvolgimento dei lavoratori e delle loro rappresentanze, nonché sulle incertezze legate al personale, ai concorsi pubblici e al futuro contratto di servizio.
Dunque, anche se nessuno sino ad oggi aveva ancora avuto il coraggio di dirlo apertamente, è arrivato il momento di iniziare a pensare concretamente alla possibilità che l’amministrazione comunale non sia più in grado da sola di gestire un servizio del genere. Aprendo alla possibilità di un ingresso del privato (l’ultima gestione targata Mancarelli ha lasciato sulla scrivania della nuova amministrazione e del nuovo CdA due proposte di project financing sulle quali però ad oggi non ci sono state né analisi approfondite né risposte) che a parole viene continuamente esclusa dalla maggioranza e da parte dell’opposizione, ma che ad oggi pare essere sempre più la soluzione più realistica. A meno di eventi ad oggi poco immaginabili.
(leggi tutti gli articoli sulla Kyma Ambiente https://www.corriereditaranto.it/?s=kyma+ambiente&submit=Go)
In definitiva l’amministrazione non è in grado di gestire, non è in grado di contrastare l’evasione della TARI, non è in grado di organizzare seriamente la differenziata e cede le armi. Così anche io potrei fare il sindaco anzi di più. Meraviglia che con un buco finanziario nemmeno i sindacati dicano nulla sull’evasione e neanche se ne parla in questo articolo