Seduti accanto ai lavoratori diretti, alcuni per 7, altri per 8 anni, stesse mansioni, stessi turni di lavoro, a volte stessa crisi. I primi dipendenti a tempo indeterminato di Teleperformance, gli altri con contratto in staff leasing con agenzie per il lavoro: una formula contrattuale quest’ultima, tutta italiana su cui ormai da tempo pende sospeso il giudizio della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, chiamata a giudicare l’eventuale “precarizzazione” di chi per anni svolge lo stesso lavoro per lo stesso committente.
E il caso lampante arriva proprio da Taranto, dove Teleperformance in una riunione interna, alcuni giorni fa, ha comunicato che a partire dal prossimo 1 marzo potrà fare a meno di circa 30 lavoratrici e lavoratori in somministrazione con contratto staff leasing.
Una comunicazione a bruciapelo che come denunciano Nidil CGIL e Felsa CISL, i sindacati del lavoro somministrato e SLC CGIL e Fistel CISL, che si occupano invece dei diretti, bypassa agenzie per il lavoro e sindacati di rappresentanza, senza che nessun tentativo di conciliazione si sia messo in atto.
“Non si mandano a casa 30 persone, con una lettera di fine missione, senza esperire tentativi di composizione pacifica e superamento delle crisi – afferma Christian Della Porta, segretario della FISTEL CISL – tutto mentre si parla di una ipotetica crisi non certificata e che ciclicamente attraversa in maniera naturale il mondo dei data-center”.
“La crisi di volumi previsionale e pertanto non certificata non è condizione accettabile per noi che oggi vediamo invece l’utilizzo dei lavoratori più deboli e ricattabili, ovvero quelli in staff leasing, usati come veri e propri ammortizzatori sociali – afferma Tiziana Ronsisvalle, segretaria della SLC CGIL -. Una preoccupazione che fa il paio con quella che a livello nazionale stiamo affrontando, insieme a CISL e UIL di categoria, con il Governo nazionale circa la delocalizzazione di commesse come quella di MediaMarket che andando in Romania ha aggirato di fatto i principi della “clausola sociale” E’ per questo che come sindacati nazionali abbiamo chiesto proprio al Governo di impedire queste pratiche che lasciano anche le aziende territoriali in grande difficoltà”.
Parla di “agnelli sacrificali” Luca Surico, segretario del NIDIL CGIL insospettito anche dalle concidenze con il recente inglobamento da parte di Teleperformance dei 30 lavoratori “abbandonati” dalla commessa MediaMarket. “Coincidono volumi di monte ore, numeri di addetti rispetto a quell’altra vicenda di delocalizzazione selvaggia – dice Surico – mentre la crisi ventilata in quella riunione con i lavoratori mal si concilia con il lavoro supplementare richiesto invece a operatori diretti e indiretti all’interno di TP Taranto”.
“Si continua a fare lavoro supplementare e poi si parla di calo dei volumi – ribadisce Concetta Simeone della FELSA CISL – ma come si fa a chiedere a chi rimane di lavorare di più mentre si mandano a casa circa 30 operatori individuati tra i somministrati presenti in azienda, senza un criterio oggettivo?”.
Sembrerebbe una pesca alla cieca se non fosse che spesso i più deboli si sono rilevati coincidenti con coloro che ad esempio per malattia non avevano dato disponibilità al lavoro supplementare richiesto.
Modus operandi (elusione del confronto sindacale) e scarsa attenzione all’individuazione dei criteri hanno spinto le organizzazioni sindacali a promuovere lo stato di agitazione. “E’ singolare – dicono – che un’azienda che ha fatto della propria narrazione etica e sociale anche il suo marchio identitario, si comporti così. Quindi innanzitutto come diretti e indiretti abbiamo proclamato lo stato di agitazione dicendo stop al lavoro supplementare imposto”.
I sindacati di categoria di CGIL e CISL chiedono, infine, immediato confronto con le otto agenzie interinali coinvolte e con la stessa Teleperformance.