Un incontro per ribadire le direttrici di quella che per le organizzazioni sindacali dei metalmeccanici resta l’unica vera strada percorribile per salvare l’ex Ilva: controllo pubblico, un piano di intervento continuativo nel tempo per le manutenzioni ordinarie e straordinarie sugli impianti, un faro sempre accesso sulla sicurezza e sulla formazione dei lavoratori, ampliare le tutele per tutti coloro i quali lavorano nell’indotto e nell’appalto, senza dimenticare coloro i quali dal 2018 sono stati confinati nel perimetro degli Ilva in AS.

Oltre a chiedere trasparenza nella trattativa in corso con il fondo americano Flacks Group. Questo quanto ribadito al tavolo a Palazzo Chigi al cospetto dei vari ministri interessati dalla vertenza, dei commissari straordinaria di Acciaierie d’Italia e di Ilva.

“Le morti dei lavoratori Claudio Salamida e Loris Costantino sono la prima questione che abbiamo posto, chiedendo un piano straordinario per la salute e la sicurezza con le risorse necessarie. Palazzo Chigi ha compreso la richiesta e abbiamo ottenuto una convocazione al Ministero del Lavoro prevista per il 12 di marzo, in cui saranno affrontate tutte le questioni che da tempo denunciamo, che riguardano le manutenzioni per garantire la salute e la sicurezza dei lavoratori che operano negli impianti.

Le risorse e l’aumento dell’occupazione servono ad abbattere il rischio per la salute e la sicurezza dei lavoratori”. Così al termine dell’incontro a Palazzo Chigi sull’ex Ilva, Michele De Palma, segretario generale Fiom-Cgil e Loris Scarpa, coordinatore nazionale siderurgia per la Fiom-Cgil.

“Nel frattempo il confronto sulla cassa integrazione rimane sospeso – proseguono -. È urgente un intervento contro il dumping contrattuale nella catena degli appalti e sulle condizioni che vengono applicate ai lavoratori, come da noi denunciato mesi fa, con la consegna di un dossier specifico alla Ministra del Lavoro. Per tutti i lavoratori devono esserci le stesse condizioni di sicurezza e di applicazione del contratto nazionale dei metalmeccanici”.

“L’altra questione fondamentale affrontata è stata la vendita del gruppo. Per la Fiom-Cgil l’unica soluzione rimane l’intervento pubblico nella gestione dell’azienda per dare avvio alla decarbonizzazione della produzione di acciaio, al fine di garantire la continuità produttiva e l’occupazione, producendo acciaio e rifornendo le lavorazioni a freddo di tutti gli stabilimenti” concludono.

Sulla manutenzione ordinaria e straordinaria degli impianti, la loro gestione e sulla sicurezza dei lavoratori mentre operano sugli stessi, il segretario generale Ferdinando Uliano e il segretario nazionale Valerio D’Aló della Fim Cisl hanno principalmente incentrato il loro intervento durante l’incontro romano. Anche e soprattutto fronte delle due vittime sul lavoro verificatesi nel siderurgico tarantino il 12 gennaio e 2 marzo scorsi.

“E’ fondamentale attivare un sistema efficace di segnalazione dei rischi eventuali presenti sugli impianti, con il pieno coinvolgimento direttamente di tutti i lavoratori. Parallelamente, occorre rilanciare con urgenza formazione e informazione sui temi della sicurezza, con interventi anche immediati per aggiornare i lavoratori sui rischi presenti negli impianti e sulle corrette procedure operative di sicurezza. Inoltre bisogna dare certezza e prospettiva ai lavoratori di Ilva in AS, dell’appalto e dell’indotto, che rappresentano la parte più debole e che necessitano di maggiori tutele” hanno affermato i due esponenti sindacali.

“Sul piano istituzionale e industriale, desta forte preoccupazione l’ipotesi di uno stop alle attività a partire dal 24 agosto. È necessario un impegno chiaro e determinato affinché si evitino decisioni che porterebbero alla fermata degli impianti – hanno detto Uliano e D’Alò -. È quindi indispensabile attivare con urgenza un’interlocuzione istituzionale che consenta di rispondere alle richieste di integrazione dell’autorizzazione integrata ambientale e garantire la continuità produttiva. E’ necessario fare chiarezza sul piano industriale e sul processo di decarbonizzazione, a partire dagli investimenti previsti sui forni elettrici e sui nuovi processi produttivi. Una possibile strada potrebbe essere quella di partire da una presenza pubblica più significativa, capace di garantire stabilità e prospettiva industriale, coinvolgendo successivamente partner industriali e finanziari disposti a contribuire allo sviluppo del progetto”.

“Quanto accaduto a Taranto è assolutamente inaccettabile, per questo abbiamo ribadito che se lo stabilimento rimane in marcia può farlo solo a patto che sia garantita la totale sicurezza delle vite umane che lavorano sugli impianti. Per questa ragione abbiamo chiesto al Governo di assumersi le sue responsabilità pertanto il Ministro del lavoro invierà nei prossimi giorni gli ispettori a verificare lo stato di tutti gli impianti. Inoltre abbiamo chiesto nuovamente il rispetto della normativa che avrebbe dovuto escludere i lavoratori impattati in attività di manutenzione dalla rotazione della cigs e seguiranno le verifiche ministeriali” hanno dichiarato il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, e il segretario generale della Uilm di Taranto, Davide Sperti, a margine del tavolo convocato a Palazzo Chigi sulla situazione dell’ex Ilva.

“Il governo – hanno aggiunto Palombella e Sperti – deve fare chiarezza sul processo di vendita dell’azienda che va avanti da tempo. I lavoratori e le loro famiglie hanno il diritto di sapere quale sarà il loro futuro”. “Parliamo di migliaia di lavoratori diretti, di Ilva AS e dell’indotto che non possono restare sospesi in una situazione di incertezza permanente. È necessario – hanno concluso – individuare rapidamente tutte le soluzioni possibili, sia sul piano industriale sia attraverso strumenti straordinari e di giustizia sociale adeguati, per risarcire e tutelare il destino di chi ha pagato il prezzo più alto in questi lunghi anni. È quello che ci aspettiamo di sapere al prossimo incontro che si terrà sempre a Palazzo Chigi entro marzo”.

“L’incontro di oggi a Palazzo Chigi conferma la situazione drammatica che da tempo denunciamo: Acciaierie d’Italia continua a trovarsi in una condizione estremamente fragile sul piano industriale, finanziario e soprattutto su quello della sicurezza degli impianti”. Così i rappresentanti dell’USB Lavoro Privato – Industria Nazionale.

“È evidente che il tema non è più la gestione ordinaria, ma la necessità di un intervento industriale straordinario con un fondo ad hoc, definito subito dal Governo. In questo quadro, continuiamo ad avere forti perplessità rispetto all’idea che la soluzione possa essere affidata esclusivamente a una nuova operazione di vendita. Dopo l’esperienza vissuta con ArcelorMittal, è legittimo chiedersi se sia davvero credibile immaginare che un nuovo soggetto privato possa assumersi da subito l’onere di investimenti enormi su un impianto che necessita di interventi strutturali per miliardi di euro. Per questa ragione, ribadiamo una posizione che la nostra organizzazione ha sostenuto fin dall’inizio: un asset industriale strategico come la siderurgia italiana deve essere posto sotto controllo pubblico. Accanto a questo, resta aperto il tema degli appalti e delle condizioni di lavoro. Non è accettabile che all’interno di un sito industriale di questa importanza, continuino ad operare lavoratori con salari e contratti al ribasso. È necessario introdurre nei capitolati d’appalto l’obbligo di applicare il contratto metalmeccanico per tutte le attività industriali svolte nello stabilimento” concludono dall’USB Lavoro Privato – Industria Nazionale.

*Sullo stesso argomento leggi l’articolo sul tavolo odierno a Palazzo Chigi 

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