Si è svolto nei giorni scorsi a Palazzo di Città l’evento organizzato dall’Istituto d’Istruzione Secondaria Superiore Liside-Cabrini che, con la ricorrenza ormai alle porte della Giornata Internazionale della Donna, ha colto l’occasione di presentare il libro “La libertà può volare”, trattando così tematiche come la violenza contro le donne, la forza di allontanarsi da situazioni tossiche e l’importanza di riconoscere tempestivamente i campanelli d’allarme.
“L’8 marzo non è una festa, è una giornata per ricordare gli sforzi che chi prima di noi ha fatto per rendere tutto questo che noi conosciamo come normalità”. Ed è proprio con queste parole che si è aperto l’evento destinato agli alunni della scuola superiore; le numerose sedie posizionate erano occupate dalle donne e dagli uomini del prossimo futuro. Su ognuna delle loro magliette era posizionata una spilletta con un fiocco giallo come simbolo di sensibilizzazione verso la libertà personale che, purtroppo, sempre più spesso oggigiorno per chi finisce nella spirale di una relazione tossica più che un diritto diventa un lusso non contemplabile.
“Voi siete la generazione che può davvero far volare la libertà e far finalmente cambiare questa società”. A rivolgersi agli studenti è proprio Anna Chiara Bruno, scrittrice del libro presentato. Con fierezza e gli occhi di chi ha lavorato per anni a contatto con gli adolescenti, stringendo il microfono con coraggio, racconta il perché di questo libro e di come è nato: “Questo libro nasce da un periodo autobiografico; ho vissuto ben cinque anni subendo stalking. Mi sono decisa a scrivere dopo tanti anni per tirare fuori tutte quelle emozioni che avevo accumulato dentro”.
Le parole scorrono veloci, pregne di significato, cercando di scalfire la corazza del giovane pubblico della sala; tentando di far capire appieno l’importanza di non sottovalutare nulla, di non aspettarsi il peggio solo da persone sconosciute o “sospettabili”, spiegando che molto spesso sono proprio le persone che si conoscono, o che nessuno direbbe mai, a tarpare le ali della libertà: “Lo stalker era un mio collega di lavoro conosciuto al compleanno di un’amica. Era una persona colta, amava viaggiare ed era molto affascinante. Non aveva nulla che facesse pensare a tutto quello che poi mi avrebbe fatto vivere. Bisogna stare attenti ai piccoli segnali che percepiamo e fidarci del nostro istinto”.
Notare i comportamenti delle altre persone, di quelle che ronzano attorno, decifrare gli sguardi e seguire le sensazioni che il proprio corpo manifesta sono tutti accorgimenti che possono diventare un appoggio concreto per mettersi al sicuro, per cercare di non essere scritte tra le pagine dell’ennesimo femminicidio. “Man mano che scrivevo questo libro, più le parole si accumulavano e la storia prendeva vita, ho capito che il centro del libro non doveva essere la mia storia, ma che dovesse diventare uno strumento nelle mani di voi giovani per poter prevenire o capire come comportarsi”.
Parlare di tematiche sensibili, per quanto possa risultare pesante, aiuta a sdoganare i preconcetti e ad imbrigliare la paura di esporsi, cercando di prendere in mano le redini di ciò che accade fuoriuscendo dal personaggio di mero spettatore e diventando finalmente protagonista attivo della propria volontà. “La mia narrazione è lo sfondo di questa storia; pian piano ho inglobato altre voci di donne che, proprio come me, volevano parlare di quel che era loro accaduto”.
Più voci e storie si intrecciavano a quella di Anna Chiara e più lei si rendeva conto del potenziale che una storia come quella che stava prendendo vita dalla sua scrittura poteva avere: un forte impatto per chi era in una situazione simile, rendendo anche questa volta la letteratura un appiglio al quale aggrapparsi in momenti di difficoltà, dando la possibilità di procurarsi gli strumenti adatti per poter prevenire o superare dinamiche tossiche. “Mi ha fatto molto piacere sapere che in alcune scuole il mio libro, parte della mia storia, sia stato adottato come libro di educazione civica”.
Ed è proprio educando le nuove generazioni, rendendole partecipi in modo attivo come è stato fatto in questa occasione, che si può sperare che il messaggio non passi in sordina; che la prossima adolescente che si ritroverà a dover scegliere tra la propria libertà o il proprio ragazzo sappia sfruttare le conoscenze e gli strumenti acquisiti nella vita di tutti i giorni, riuscendo a recidere un rapporto che potrebbe portarla ad un punto di non ritorno, a dover commettere azioni o subire gesti contro la propria libertà, e che preferisca mettere se stessa e l’amor proprio al primo posto senza barattarlo con qualcosa ben lontano dall’amore.
Gli studenti del Liside-Cabrini si sono immersi in questa giornata rendendola un vero e proprio progetto: le classi 4BS e 4S si sono messe in gioco restaurando “le sedie del rispetto” in stile pop art, in omaggio alla memoria delle Madri Costituenti. Prendere quelle sedie impolverate e abbandonate e ricostruirle dando loro una nuova vita ha un significato simbolico: rappresenta tutti coloro che trovano il coraggio di rialzarsi e iniziare una nuova vita, ricostruendo man mano, un pezzo alla volta, la propria persona.
“Spero che le mie ragazze abbiano il coraggio di dire no, di protestare e combattere per la propria libertà”. Ed è con queste parole che Mariagrazia Barbaro, docente di lettere, accompagna la visione delle sedie restaurate dalle sue alunne. Ma gli studenti della scuola superiore in questa giornata sono stati i protagonisti, oltre che delle riprese ufficiali della scuola, anche della realizzazione di segnalibri ideati e progettati da loro come omaggio agli ospiti che hanno arricchito di esperienza il momento di presentazione del libro.
La scuola e il Comune hanno dato la possibilità alle ragazze e ai ragazzi di poter toccare con mano e sentire delle vere testimonianze di chi ha vissuto sulla propria pelle le conseguenze della tossicità di alcune dinamiche, dando le basi per costruire in loro stessi la consapevolezza.