Ad oggi Taranto si distingue per un turismo prevalentemente crocieristico, che, pur portando un flusso consistente di visitatori, è generalmente caratterizzato da un “mordi e fuggi”, che non riesce a generare un impatto economico duraturo sul territorio. Il flusso di turisti che sbarcano dalle navi da crociera si concentra principalmente nelle aree del Borgo e della Città Vecchia, senza però estendersi in modo significativo verso il resto della provincia.

Nel corso del 2025 la provincia di Taranto ha mostrato segnali di crescita. Secondo i dati elaborati dall’Osservatorio turistico regionale su base ISTAT, il territorio ionico ha registrato circa 1,12 milioni di arrivi e oltre 1,26 milioni di presenze nelle strutture ricettive.

Gli arrivi indicano il numero di turisti che giungono nelle strutture alberghiere ed extra-alberghiere, mentre le presenze rappresentano il totale dei pernottamenti effettuati. Il confronto con il 2024 evidenzia un incremento significativo: nel periodo gennaio-agosto 2025 gli arrivi sono aumentati di circa il 12,8%, mentre le presenze hanno registrato una crescita di oltre il 12%.

Nonostante questi segnali incoraggianti, la provincia di Taranto continua a collocarsi dietro le principali destinazioni turistiche della Puglia, suggerendo un rafforzamento dell’attrattività turistica del territorio attraverso una strategia di marketing territoriale efficace e non episodica come è stato sinora.

Restano centrali alcune sfide legate al miglioramento delle infrastrutture, dei collegamenti e dei servizi turistici, fattori determinanti per lo sviluppo del settore. Ne abbiamo parlato con il neo assessore regionale al Turismo, Graziamaria Starace, la quale nelle risposte che ci ha fornito appare in una fisiologica fase di ricognizione, essendo trascorsi nemmeno due mesi dal suo insediamento.

Assessore, la Puglia negli ultimi 20 anni è cresciuta tantissimo in ambito turistico. Quali sono le linee guida per il futuro? Alla BIT, di recente, avete parlato di valorizzazione dell’entroterra.

“La Puglia ha compiuto un percorso importante e oggi entra in una stagione di maturità. La sfida riguarda la qualità della crescita e l’equilibrio tra i territori. L’entroterra rappresenta una risorsa straordinaria: borghi, cammini, paesaggi rurali, identità culturali profonde. È lì che possiamo costruire una nuova stagione di sviluppo capace di rafforzare il turismo e allo stesso tempo restituire centralità alle comunità e ai loro valori”.

Dal punto di vista dell’accoglienza cosa si può migliorare, visto che sulla promozione è stato fatto tanto?

“La promozione ha fatto conoscere la Puglia al mondo. Ora la sfida riguarda l’esperienza del visitatore: qualità dei servizi, formazione degli operatori, capacità dei territori di lavorare in rete. Accoglienza significa organizzazione, ma anche cultura dell’ospitalità, che in Puglia vive nelle nostre comunità”.

Sul processo di destagionalizzazione dell’offerta turistica, quali passi ulteriori intende fare il suo assessorato?

“La destagionalizzazione nasce dall’ampliamento dell’offerta: cultura, cammini, natura, enogastronomia, sport ed eventi. La Puglia possiede tutte queste risorse. Il compito delle istituzioni consiste nel metterle in relazione, valorizzando anche le aree interne e offrendo motivi di viaggio lungo tutto l’anno”.

Taranto è considerata destinazione turistica emergente. Non ritiene che sia penalizzata dall’isolamento territoriale in cui versa, non potendo contare su un suo aeroporto,  su un’ autostrada che arrivi direttamente nel suo centro abitato e su una maggiore copertura ferroviaria?

“Taranto sta attraversando una fase importante di rilancio e i Giochi del Mediterraneo rappresentano una leva significativa anche sul piano infrastrutturale, perché stanno accompagnando interventi che riguardano impianti sportivi, spazi urbani e capacità complessiva di accoglienza della città. È un passaggio che contribuisce a rafforzare il posizionamento di Taranto come destinazione turistica e culturale dello Ionio.

Sul tema delle infrastrutture il lavoro coinvolge diversi livelli istituzionali e altre deleghe regionali. Come assessorato al Turismo il nostro compito è valorizzare il percorso che la città sta compiendo e accompagnare la costruzione di una destinazione sempre più attrattiva, sostenendo una visione condivisa che metta al centro identità, mare, cultura e qualità dell’esperienza per chi sceglie Taranto”

I collegamenti tra aeroporto di Brindisi, Taranto e il suo litorale presentano grosse criticità in quanto a tempi di percorrenza. Come si può intervenire?

“Quando si parla di turismo è fondamentale guardare al sistema complessivo dell’accoglienza. Taranto sta costruendo una nuova centralità nel racconto turistico pugliese e questo percorso richiede un lavoro coordinato tra istituzioni e territorio, affinché l’esperienza del visitatore diventi sempre più semplice e organizzata”.

La Giunta comunale di Taranto non ha un assessore al Turismo né uno alla Cultura (deleghe rimaste al sindaco, affidamento delle tematiche ad una serie di tavoli consultivi composti da esperti, ndr). Lei ritiene che in questo contesto possa essere utile la figura del Destination Manager per poter avviare delle efficaci strategie di marketing territoriale?

“Il sindaco sta accompagnando con attenzione questa fase di rilancio della città. Strumenti come il destination management possono rappresentare un valore aggiunto quando aiutano a mettere in rete competenze, operatori e istituzioni. Il punto di partenza resta sempre l’ascolto dei territori e la costruzione di una visione condivisa”.

Su quale tipo di turismo Taranto dovrebbe puntare?

“Taranto possiede molte vocazioni: la storia della Magna Grecia, il mare, la cultura, lo sport. Accanto a queste dimensioni esiste un grande patrimonio ancora da valorizzare: i percorsi culturali del territorio tarantino, l’area di cerniera tra Puglia e Basilicata, i paesaggi rurali e le opportunità legate al cicloturismo e all’outdoor. È un territorio che può raccontarsi come destinazione autentica, capace di unire mare, natura e identità”.

Quanto e come la Regione Puglia può aiutare Taranto a raccontarsi in maniera differente?

“La Regione accompagna i territori nel valorizzare la propria identità e nel costruire una narrazione coerente. Taranto oggi possiede tutte le condizioni per aprire una fase nuova: una città che ritrova fiducia nei propri valori, nella cultura del mare, nella musica, nello sport e nella forza delle sue comunità. Accanto a questo, Taranto può diventare anche una destinazione di riferimento per la musica e le produzioni culturali.

La Regione Puglia ha scelto di investire con forza su questo terreno: penso al grande evento Medimex, interamente sostenuto dalla Regione, che rappresenta uno dei più importanti appuntamenti musicali del Mediterraneo. A questo si aggiungeranno nuove collaborazioni internazionali, anche con partner come Red Bull, capaci di portare linguaggi contemporanei dentro i quartieri della città, compresi quelli più fragili. Portare musica e cultura in questi luoghi significa accendere luce, generare opportunità e raccontare il volto autentico di una comunità”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

3 Responses

  1. Ma chi lo ha detto che lo sviluppo turistico massiccio sia un bene? Non insegna nulla quello che sta accadendo in altre città a causa di flussi eccessivi dove aumenta il costo della vita, i residenti non trovano più case e il caos, anche notturno, è causa di forti disagi? Se si vuole guardare al futuro occorre puntare su diversificazione produttiva e nuovi settori tecnologici nonché nuovi prodotti altrimenti cadiamo dalla padella nella brace. Altro discorso riguarda le barriere del sistema trasporti, dei collegamenti stradali e ferroviari che possono aprire nuove frontiere dello sviluppo produttivo sia dei settori primari, agricoltura e industria, che delle produzioni innovative, ma anche scuola e università. Il turismo dovrebbe rimanere una possibilità, non Monopolio del nostro futuro.

    1. Ma qui non si parla di monopolio visto che nel turismo siamo ancora a zero. Sono 14 anni che Taranto non trova (o non vuole trovare) delle alternative all’industria dell’acciaio. Questo è un dato di fatto

  2. Certo non possiamo diventare tutti cuochi, barman, parrucchieri e guide turistiche. Non mi sembra una prospettiva esaltante. Valorizzare le risorse del territorio è giusto ma ricchezza e benessere arrivano dell’innovazione produttiva e dalle produzioni di beni a basso impatto ambientale. A questo riguardo qualcuno sa dire che impatto producono i flussi turistici tipo Venezia, Roma o Napoli. Qualcuno può dire cosa succede a Maiorca o in zone simili? Fatecelo sapere per favore

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