Come ampiamente previsto e preannunciato è stato presentato alla Corte d’Appello di Milano il reclamo contro la sentenza dei giorni scorsi del Tribunale di Milano che ha imposto alle società in amministrazione straordinaria Ilva e Acciaierie d’Italia, rispettivamente proprietà e gestore degli stabilimenti, di rivedere e adeguare una serie di prescrizioni ambientali dell’ultima Autorizzazione rilasciata a luglio scorso dal ministero dell’Ambiente e di farlo entro il 24 agosto. In caso contrario, dalla stessa data l’area a caldo del siderurgico di Taranto si sarebbe dovuta fermare qualora non fosse stato presentato il reclamo suddetto, visto che il provvedimento non era immediatamente esecutivo.

A quanto si apprende, una delle tesi sostenute dai legali che hanno affiancato le due società in amministrazione straordinaria che hanno redatto il reclamo, è che le prescrizioni ambientali per le quali non sono stati previsti termini di esame e di realizzazione dei relativi interventi di ambientalizzazione e dunque in funzione acceleratatrice della loro esecuzione, in realtà sarebbero connesse ad un procedimento amministrativo tutt’ora in corso, quello degli studi di fattibilità. Per l’azienda, in sostanza, con la nuova Autorizzazione Integrata Ambientale ci sono obblighi che non rientrano nelle Bat, le migliori tecniche disponibili, per cui la loro definizione deve avvenire attraverso nuove ipotesi di attuazione.

Le prescrizioni riguardano il monitoraggio del PM10 e del PM2,5, il regime del wind days, l’installazione di serbatoi con sostanze pericolose, la temperatura minima di combustione delle torce alle quali sono inviati i gas di affinazione dell’acciaio, la completa intercettazione delle emissioni diffuse in fase di trasferimento del coke e altro.

Inoltre nel reclamo viene fatto presente che nel 2025 il siderurgico è stato oggetto di quasi mille ispezioni a vario titolo, ambientali e non, che i limiti emissivi sono stati sempre rispettati come attestato dalle autorità di controllo (anche se nei mesi scorsi Ispra e Arpa Puglia hanno segnalato dei superamenti rispetto ai valori dell’Aia e proposto al ministero dell’Ambiente una diffida verso l’azienda) e che il testo della nuova Aia, che si articola con 470 prescrizioni, è stato messo a punto da un gruppo istruttore che vede insieme MASE, Ispra, Regione Puglia ed enti locali, gruppo del quale l’azienda non fa parte.

Nella stessa giornata del reclamo da parte dell’azienda però, anche l’associazione Genitori Tarantini ha annunciato che impugnerà la sentenza del Tribunale di Milano. L’obiettivo è ottenere la chiusura immediata degli impianti, ritenuta l’unica misura conforme alle indicazioni della Corte di Giustizia Europea. Il ricorso sarà presentato alla Corte d’Appello dall’avvocato Maurizio Striano, che assiste insieme al collega Ascanio Amenduni gli undici cittadini dell’associazione promotrice dell’azione inibitoria.

Secondo i ricorrenti, il provvedimento dei giudici milanesi avrebbe violato il principio stabilito dalla Corte europea per cui le proroghe concesse a impianti privi delle necessarie garanzie ambientali e sanitarie sono da considerarsi illecite. La decisione del Tribunale, pur riconoscendo la necessità di fermare l’area a caldo, ha fissato un termine che i Genitori Tarantini giudicano incompatibile con la tutela immediata della salute pubblica. Da qui la scelta di impugnare la sentenza e chiedere ai giudici d’appello un intervento urgente.

*Sull’argomento leggi anche Ex Ilva: adeguare l’AIA o stop area a caldo

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