Ricostituire il rapporto tra la Taranto “underground” (o sotterranea, che dir si voglia) e quella che tutti conosciamo.
Un obiettivo ambizioso quello del progetto di valorizzazione della rete degli ipogei situati in Città Vecchia, finanziato con due milioni e mezzo di euro dai fondi Cis.
Disvelare una parte di Taranto ancora nascosta, integrarla con quella attuale attraverso una sorta di corridoio spazio-temporale, rendere gli ipogei fruibili a tutti, abbattendo anche le barriere architettoniche: mirano a questo gli interventi presentati nella mattinata del 25 marzo a Palazzo di Città dall’amministrazione Bitetti e dal team di progettisti che ha curato la progettazione. Grande attenzione per uno scenario complesso, in cui le crticità sono connaturate alle peculiarità degli ipogei stessi.
“Gli ipogei in Città Vecchia – spiega l’archeologa Carmela D’Auria – non sono nient’altro che dei vuoti che si sono creati nel corso dei secoli, almeno a partire dal VIII secolo a.C.: con l’arrivo degli spartani e la formazione della colonia di Taranto, la Città Vecchia diventa l’acropoli della città. Vengono aperte, in blocco, una serie di cave di estrazione che servivano per la costruzione delle mura, degli edifici più importanti della città. Nel corso dei secoli successivi cresce la città e si crea una sorta di sotto e sopra, quindi la città sotterranea non è altro che il riflesso di quella superiore, perché tutti i vuoti, le cave che si sono continuate ad aprire anche in epoca medievale, sono poi diventate depositi, frantoi, fornaci, insomma parte integrante del tessuto vivo della città, utilizzate per le attività commerciali e artigianali”.
Particolare attenzione è stata posta anche all‘accessibilità: “Siamo riusciti a rendere accessibili anche alle persone con disabilità motorie il 50% degli ipogei, ovviamente senza stravolgere quella che è l’architettura di questi luoghi – ha dichiarato l’architetto Riccardo Russo – L’intervento ovviamente comporterà anche un restauro, usando sempre tecniche tradizionali e impiegando materiali della tradizione, sulla base dell’esperienza fatta anche a Matera e in altri siti, dove la natura geologica ci ha portato a condividere delle metodologie legate a sostenibilità e compatibilità dei materiali con il substrato originario. Allo stesso tempo, da un punto di vista architettonico, la sfida è stata quella di rendere nuovamente salubri degli spazi che ad oggi non sono, come tutti sappiamo, facilmente vivibili: attraverso un’impiantistica minimale e la riapertura di alcune finestre, l’inserimento di nuovi infissi in ferro con delle vetrate forate, abbiamo ricreato la ventilazione naturale all’interno degli ipogei. La ventilazione naturale, oltre a quella meccanica in alcuni ipogei, permetterà una manutenzione molto più ordinaria e più facile in questi spazi”.
Durante la conferenza stampa, l‘assessore allo Sviluppo economico del Comune di Taranto, Francesco Cosa, ha parlato anche del piano di valorizzazione degli immobili di via Cava, di proprietà comunale: “La rinascita non solo di via Cava – ha detto – ma dell’intera Città vecchia. Ovviamente, la valorizzazione passa per un rilancio anche economico della stessa città, che non vuole escludere assolutamente i residenti, che saranno parte integrante di questo processo di rigenerazione. Abbiamo fatto un censimento e sono 12 locali che metteremo a gara, è stato fatto un atto di indirizzo da parte della Giunta, che vuole inserire in quella zona attività di somministrazione ma anche attività espositive, come fanno anche in altri centri storici delle città pugliesi, oppure attività artigianali.
Insomma, un indirizzo politico ben preciso che non vuole da vita “ad attività a casaccio” ma una vera e propria rete d’impresa per valorizzare lo stesso centro storico.
Si attende per i prossimi giorni un avviso pubblico che condivideremo con le associazioni di categoria e a cui potranno partecipare anche i residenti.
Tornando alla rete degli ipogei, sono essenzialmente due gli itinerari ipotizzati per diversificare l’offerta turistica: il primo è l’itinerario degli ipogei, che comprende la visita guidata agli ipogei (Frantoio, Funerario, la Fornace, Delli Ponti, palazzo d’Ayala Valva, largo San Martino) e la degustazione di prodotti tipici; il secondo è l’itinerario città vecchia, che unisce alla visita guidata agli ipogei Frantoio, Funerario, la Fornace, Delli Ponti, anche il Castello aragonese, le colonne doriche di piazza Castello, il duomo di San Cataldo, la chiesa e il convento di San Domenico, il Museo Diocesano Arte Sacra, palazzo Pantaleo, per terminare sempre con la degustazione di prodotti tipici.
Il vice sindaco, Mattia Giorno, ha preannunciatoa breve un nuovo cantiere: si tratta del recupero dei siti archeologici che riguardano la chiesa di San Domenico e largo San Martino, ma anche le colonne doriche. Il tutto si integrerà in un sistema che mira essenzialmente al recupero e alla valorizzazione di uno dei centri storici più estesi, complessi e suggestivi d’Italia, nell’ottica di una economia sempre più cebtrata sul turismo culturale.


