I cantieri dei Giochi del Mediterraneo 2026 scorrono frenetici, ma con qualche inevitabile intoppo.

Alcune delle opere simbolo, tra cui lo stadio Iacovone, registrano slittamenti rispetto alle date inizialmente previste, suscitando interrogativi sulla capacità di arrivare pronti all’inaugurazione del 21 agosto. Tuttavia, dagli uffici del Comitato organizzatore arrivano rassicurazioni: i ritardi sono contenuti e ampiamente gestibili, e il traguardo resta pienamente raggiungibile.

«Alcune grandi opere saranno ultimate oltre la data pattuita nel contratto perché abbiamo fatto una perizia di variante, anche per decine di milioni di euro, ma sempre in tempo per l’inizio dei Giochi», ha spiegato il presidente del Comitato Massimo Ferrarese. Lo stadio Iacovone dovrebbe essere pronto tra il 15 e il 20 luglio.

«Un leggero slittamento – ha aggiunto – riguarda anche il PalaRicciardi, le piscine, il centro nautico e il centro Magna Grecia, dove si stanno realizzando i campi da tennis. Doveva essere pronto credo a fine aprile e abbiamo concesso la proroga di un mese perché ci sono altri lavori e poi vi diremo di cosa si tratta». Un ritardo minimo, ma significativo per la complessità dei cantieri, che comporta un’accelerazione dei lavori negli ultimi mesi.

Ferrarese ha evidenziato le difficoltà legate agli imprevisti meteorologici: «Ci sono stati 40 giorni di pioggia ed è chiaro che c’è un po’ di ritardo. Qualcosa abbiamo recuperato, parliamo di 10-15 giorni. Ma questo non mi preoccupa perché andiamo verso la bella stagione e quindi dovremmo anche intensificare le ore di lavoro, cercare direi almeno di raddoppiare. Abbiamo fatto delle cose che non si fanno in 11-12 mesi. In alcuni comuni si stanno realizzando opere da 3-4 milioni che vanno a finire a giugno-luglio, esattamente come quelli di 60-70 milioni. Io non sto dicendo che loro stanno sbagliando il ritmo, ma dobbiamo accelerare».

Quanto all’ipotesi «paventata che i Giochi slittino a causa delle tensioni internazionali, io non voglio nemmeno immaginare che il conflitto vada avanti ancora oltre 10-15 giorni. Se fosse così creerebbe danni inimmaginabili. Lo dico come padre di famiglia, come imprenditore, come cittadino di questo territorio e poi come presidente e un commissario. Non è per i Giochi, è per la nostra vita, per la nostra e quella dei nostri figli che dobbiamo scongiurare che accada una cosa del genere. Sono in contatto stretto con i ministri, con il capo di Stato maggiore della Marina, perché sapete che ci sono due navi da crociera che attraccheranno nella base navale. Chiaramente speriamo che si arrivi alla pace quanto prima».

A supportare la macchina organizzativa, il protocollo d’intesa firmato oggi tra il Comitato organizzatore dei Giochi e Confindustria Taranto rappresenta un tassello fondamentale. L’accordo, sottoscritto nella sede di Palazzo Troilo dal presidente Ferrarese e dal direttore generale Carlo Molfetta per il Comitato e dal presidente Salvatore Toma per Confindustria, punta a rafforzare il legame con le imprese del territorio e a garantire una ricaduta economica e sociale duratura oltre la durata della manifestazione. Al tavolo, tra gli altri, Beatrice Lucarella (Gruppo tecnico nazionale Confindustria su Olimpiadi e grandi eventi), Renato Cacciotta (Giovani Imprenditori) e Vincenzo Fanelli (Agroalimentare, Turismo e Cultura).

«Con Confindustria stiamo lavorando da un paio d’anni, c’è una grande collaborazione», ha spiegato Ferrarese. «Oggi ufficializziamo quello che era già partito: informiamo le imprese dei bandi, condividiamo – ha aggiunto – strumenti e relazioni, cerchiamo di favorire la partecipazione delle aziende locali ai lavori, dai cantieri agli appalti dei servizi». La cifra dell’investimento complessivo già in corso è di 350 milioni di euro, con 75 milioni destinati ad altre gare e servizi da assegnare. Numeri e prospettive mostrano l’impatto potenziale dell’evento: 26 nazioni, 30 discipline sportive, 280 specialità e circa 4.500 atleti. L’indotto, calcolato tra presenze dirette e indirette, potrebbe interessare fino a 600 milioni di persone, rendendo cruciale la solidità della macchina organizzativa e la capacità di “fare rete” tra imprese, istituzioni e stakeholder.

Toma ha ribadito il ruolo attivo delle aziende locali. «Se le nostre imprese – ha ammesso – si fossero riunite in consorzi, probabilmente avrebbero avuto ancora più spazio nei cantieri. Ma ci sono ancora gare a cui le aziende possono partecipare. Stiamo lavorando per consolidare una cultura di rete tra le imprese del territorio, che continuerà anche oltre i Giochi». La sfida è duplice: garantire la realizzazione delle opere entro l’avvio dell’evento e creare condizioni perché queste infrastrutture diventino un volano per l’economia locale. L’incubo da evitare è quello delle “cattedrali nel deserto”. Il presidente di Confindustria è perentorio: «Questo territorio può cambiare, ha tutte le carte in regola. Non è un territorio di cassintegrati come alcuni vogliono far credere. I Giochi sono un supporto a quella diversificazione che Confindustria cerca fortemente, al di là di piccole minoranze conservatrici che cercano sempre di essere lì col freno in mano».

Molfetta, dal canto suo, ha sottolineato l’importanza di trasformare l’evento sportivo in un’eredità concreta per Taranto. «I Giochi non devono essere una goccia nel deserto. La nostra vision – ha ribadito – è farne il trampolino di lancio per una città dello sport, con strutture all’avanguardia e personale formato per gestirle anche dopo l’evento». Secondo il direttore generale, il protocollo con Confindustria permette di attivare sinergie utili sia per la gestione dei cantieri sia per la valorizzazione del capitale umano e l’incremento dell’occupazione locale: formazione, tirocini, reskilling, opportunità per giovani e disoccupati.

Il protocollo prevede anche iniziative di comunicazione, workshop, eventi B2B e l’utilizzo congiunto dei loghi per promuovere le opportunità legate ai Giochi, sempre nel rispetto dei principi di trasparenza e concorrenza. Il gruppo di lavoro paritetico, con tre referenti per ciascuna parte, monitorerà costantemente l’andamento dei cantieri e delle iniziative imprenditoriali, valutandone l’efficacia e proponendo eventuali correttivi.
Ferrarese ha inoltre fatto un bilancio della risposta delle imprese locali. «All’inizio – ha chiarito – non c’è stata una partecipazione determinata, ma con Confindustria abbiamo avviato un percorso che sta producendo risultati concreti.

Chiaramente poi dovevi andare anche a selezionare alcune professionalità che purtroppo qui non c’erano e che in futuro invece ci saranno proprio perché quegli autoctoni stanno imparando il mestiere. Oggi vedo una maggiore attenzione e un coinvolgimento attivo nelle gare, sia per le grandi opere da decine di milioni, sia per servizi più piccoli ma strategici». Toma ha aggiunto: «I Giochi sono un’opportunità storica. Il territorio vuole cambiare, e questo protocollo è un segnale forte: il sistema imprenditoriale c’è e vuole partecipare».

I ritardi contenuti sui cantieri non intaccano la tabella di marcia. «Abbiamo accelerato dove possibile – ha concluso Ferrarese – e la mission è di completare tutto entro l’inizio dei Giochi. Il nostro obiettivo è che il 21 agosto Taranto sia pronta ad accogliere il Mediterraneo, non solo per lo sport, ma per rilanciare l’immagine, l’economia e il futuro della città».

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